L’AQUILA – “Non capisco adesso tutte queste polemiche, dal punto di vista burocratico-amministrativo credo che le carte parlino chiaro, nessuno ha mai detto o pensato che non ci potesse stare”.
Marcello Maranella, a lungo direttore del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, parlando ad AbruzzoWeb si dice sorpreso da tutte le polemiche sulla localizzazione dell’hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), mercoledì travolto e distrutto da una slavina, che per alcuni esperti si trovava su un’area esposta al pericolo valanghe.
“Mi ricordo che ci furono delle discussioni quando si parlava di ristrutturazione perché si iniziava a parlare di rilancio”, ma “fino al 2001 funzionava parzialmente, e prima di allora era quasi in disuso”, di certo “non era il resort che era fino all’altroieri”, dice dal canto suo Giuseppe Rossi, primo presidente del Parco, rispetto all’ampliamento dell’hotel che a metà degli anni Duemila di un vecchio albergo ha fatto un cinque stelle dotato di spa.
“All’epoca non si sono posti questi problemi”, spiega Maranella. I suoi sono ricordi superficiali e frammentati, ma puntualizza che “ci fu una attenta valutazione, come si fa in ogni progetto complesso, ma nei dettagli non ricordo”.
“Il Parco fa tutte le verifiche e se non ci sono le cose in ordine non dà l’autorizzazione, questo è nelle buone pratiche dell’amministrazione – aggiunge – quando hanno deciso di ristrutturare, l’albergo già c’era quindi si dovrebbero chiamare in causa quelli che diedero la prima autorizzazione”.
Già in passato al posto dell’attuale resort, spiega Maranella, “c’era un albergo vero e proprio, quando andavo a sciare o a fare escursioni, anche se era chiuso da tempo, c’era e ha funzionato per anni”.
“Ci sono tanti paesi arroccati, insediamenti che ci sono da tempo e l’uomo nel bene o nel male costituisce dei presidi all’interno dell’ambiente, e allora che si fa?”, conclude.





