L’AQUILA – Strada in salita per l’emendamento alla legge elettorale, oggi arrivata in aula del Senato, che abbatte le tempistiche delle dimissioni imposte dalla norma sull’incompatibilità dei sindaci che intendono candidarsi alle prossime elezioni politiche: non più 180 giorni prima del voto a scadenza naturale della legislatura, ma solo circa un mese prima dell’accettazione dell’inserimento in lista.
La commissione Affari Costituzionali del Senato ha preso atto dell’impossibilità di concludere l’esame della riforma della legge elettorale entro i tempi previsti. Il testo è andato oggi in aula senza mandato al relatore e quindi nella versione arrivata dalla Camera, senza l’inserimento nel testo dell’emendamento sulle preferenze, che andrà rivotato, come pure quelli sulla percentuale che fa scattare il premio, sulla modifica della norma ‘anti-cespugli’, sull’introduzione del ballottaggio e, appunto, sulla candidatura dei sindaci. E contro quest’ultima si registra anche la perplessità di Forza Italia.
Emendamento a firma del senatore e segretario regionale abruzzese di Fdi Etel Sigismondi, marito dell’assessore comunale Ersilia Lancia, considerato anche dalla stampa nazionale ad hoc per il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi di Fdi, responsabile enti locali del partito di Giorgia Meloni. “Misura sartoriale per il sindaco meloniano dell’Aquila”, scrive oggi La Repubblica.
Vero è che, comunque, sono tanti altri i sindaci pronti a correre alle Politiche ad averlo voluto, come è certo, però, che l’emendamento sarebbe provvidenziale per evitare il commissariamento del Comune dell’Aquila tre mesi prima delle elezioni amministrative di giugno, in caso di voto alle politiche anticipato ad aprile. Il problema sarebbe invece del tutto eliminato se si andasse a votare a settembre, completando la legislatura, perché in tal caso Biondi potrebbe terminare il suo secondo e ultimo mandato.
Contattato da Abruzzoweb, nel bel pieno dei lavori d’aula, Sigismondi si è limitato a rispondere con un messaggio: “Deve essere ancora discusso”.
L’emendamento, essendo rimasto accantonato in Commissione, potrebbe essere uno di quelli sui quali si cercherà una soluzione politica prima del voto finale, fissato per martedì prossimo, 15 settembre. La legge elettorale complessiva, dato che sono attese modifiche, dovrà poi tornare alla Camera per la terza lettura.
Come riferisce l’Ansa, il problema dell’emendamento dei sindaci è anche e soprattutto politico: Forza Italia rileva che, con l’introduzione delle preferenze, i sindaci che decidano di correre alla Camera o al Senato avranno un enorme vantaggio rispetto a chi è già in Parlamento, dove è arrivato senza le preferenze.





