L’AQUILA – Hanno toccato un nervo scoperto, il governatore Gianni Chiodi e l’assessore regionale all’Ambiente Mauro Di Dalmazio, pronunciando la parola vietatissima “termovalorizzatore”, sinonimo più elegante di inceneritore, nell’ultima conferenza stampa convocata per fare il punto sulla crisi ormai alle porte.
I due amministratori hanno voluto abboccare volutamente replicando alla provocazione lanciata giorni fa in un’altra, infuocata conferenza stampa dai consiglieri del Partito democratico: “Chiodi vuole l’emergenza per arrivare agli inceneritori”.
E gli inceneritori, per l’attuale governance della Regione Abruzzo, non sono un tabù: “C’è tutta l’Unione Europea che la pensa allo stesso modo”.
Sarà che è una volontà superiore, quella della Ue, che supera la sovranità statale e figurarsi i voleri regionali; sarà che è rimasto l’unico modo per uscire fuori dal dramma delle discariche rimpinzate di immondizia; sarà che la termovalorizzazione non è un’invenzione di Chiodi e Di Dalmazio ma a parlarne per la prima volta è stato il centrosinistra nel 2007.
Tutto vero. E tutto inutile. Il cerino in mano ce l’ha l’attuale amministrazione regionale e al presidente spetterà fare i conti con un vespaio di polemiche che si è già sollevato appunto al solo fare il nome di un futuro inceneritore.
Legambiente parla di emergenza “pari solo a quella della sanità” spiegando che di incenerimento si potrà parlare solo dopo aver messo a regime la raccolta differenziata, mentre per il capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale, Maurizio Acerbo, sugli inceneritori è stato proprio il Pd che “ha aperto la strada a Chiodi”.
LEGAMBIENTE: PRIMA DEGLI INCENERITORI LA DIFFERENZIATA
“L’emergenza rifiuti che trova il suo epilogo in questi giorni – scrive l’associazione ambientalista – era del tutto prevedibile ed è stata denunciata da Legambiente Abruzzo per anni, ma è ricaduta puntualmente nella totale indifferenza di tutti”.
Luzio Nelli, della segreteria regionale di Legambiente, è inferocito.
“Gli interessi politici, amministrativi e imprenditoriali costituiti intorno alla gestione dei rifiuti – aggiunge – sono stati indirizzati solo verso l’uso dello smaltimento finale in discarica. Questa alleanza di interessi che vede il ruolo del pubblico rinunciatario ci ha condotto a un’emergenza che è pari solo a quella della sanità”.
Secondo la denuncia di Legambiente, la vicenda dei rifiuti è come un film già visto. “Per colpa dei ritardi dovuti a un sistema monopolistico che si è affermato in questo settore – prosegue Nelli – non è stato dato spazio ad un’altra imprenditoria capace di investire sugli impianti per il trattamento, riuso e riciclo di materiali provenienti dalla raccolta differenziata”.
Legambiente Abruzzo è disposta a ingoiare anche il boccone amaro dell’incenerimento, “ma solo dopo aver raggiunto la percentuale stabilita di raccolta differenziata. Pertanto – prosegue la nota – ritiene non coerente, nei confronti dell’ambiente e dei cittadini, voler risolvere il problema con l’uso di discariche o inceneritori”.
RIFONDAZIONE: INCENERITORI? PD HA APERTO LA STRADA A CHIODI
Di “responsabilità dei guai equamente distribuite” parla Maurizio Acerbo, capogruppo all’Emiciclo del Prc.
“Fa piacere – spiega – che oggi il Pd attacchi Chiodi e la sua strategia volta a determinare la costruzione di inceneritori in Abruzzo. Peccato che sia stato il Pd lo sponsor degli inceneritori nella precedente legislatura!”.
Per Acerbo, “soltanto la posizione intransigente di Rifondazione comunista bloccò il tentativo di dare il via libera all’incenerimento nel piano regionale dei rifiuti. La mediazione – prosegue – fu quella soglia del 40 per cento di raccolta differenziata da raggiungere come media regionale che ha finora stoppato la strada ai progetti della lobby degli inceneritori”.
“Se il Pd non avesse inserito nel piano il riferimento all’incenerimento – conclude l’accusatore Acerbo – oggi sarebbe impossibile per Chiodi procedere perché avrebbe la necessità di passare per il Consiglio dove un’opposizione combattiva potrebbe facilmente sbarrargli la strada”.






