ATESSA – In duemila hanno sfilato stamattina in contrada Saletti, ad Atessa (Chieti), nel polo industriale, contro la realizzazione di nuovi impianti per il trattamento di rifiuti pericolosi che la Eugenio Di Nizio e la Ecoeridiana di Genova vorrebbero realizzare in Val di Sangro e quest’ultima, tra l’altro, nell’impianto ex Ciaf chiuso per inquinamento nell’ambito dell’inchiesta Mare Chiaro. Alla manifestazione hanno aderito quaranta Comuni del comprensorio della Val di Sangro, dell’area frentana e della costa. Oltre ai cittadini e numerose famiglie con passeggini al seguito, presenti al corteo diverse associazioni, a partire da Legambiente, Wwf e il comitato Noi messi da parte, i sindacati Cgil, Cisl, Cobas e Uilm, il vice presidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli, il sottosegretario regionale all’Ambiente Mario Mazzocca, il consigliere di Forza Italia Mauro Febbo.
“Questa è la battaglia di un territorio, senza colore politico. È la battaglia di una comunità, la battaglia dei cittadini che non vogliono che questo tipo di impianti, fortemente impattanti e a rischio per la salute, siano attivi in quest’area”, ha detto il sindaco di Atessa Giulio Borrelli.
“Innanzitutto perché non sono compatibili con lo sviluppo che abbiamo avuto, e che abbiamo tuttora in quella zona, e che abbraccia l’attività metalmeccanica, la tecnologia avanzata dell’automotive, l’artigianato e il commercio che si combinano, a loro volta, con l’agricoltura, con il turismo. Inoltre bisogna tener conto di tutte le abitazioni che ci sono attorno”, ha spiegato.
“La Regione farà di tutto per bloccare questi progetti che nulla hanno a che vedere con questo territorio che concilia insieme la vocazione agricola e industriale. Impianti doppiamente fuori luogo, sia a livello ambientale che industriale”, ha commentato il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, in testa al corteo. “Le industrie non investono e non si insediano dove ci sono impianti nocivi. Questo territorio ha già rifiutato la Sangro Chimica, questi progetti non passeranno”, ha concluso Lolli. Il riferimento è al progetto petrolchimico della raffineria che venne presentato negli anni ’70, fortemente contestato dai cittadini e infine respinto.
L’mpianto proposto dalla Di Nizio prevede lo smaltimento di rifiuti ospedalieri infettivi,con potenzialità di trattamento di 20 mila tonnellate all’anno, ma l’Abruzzo ne produce appena 4 mila. Il progetto della Ecoeridiana, invece, propone un’attività di smaltimento di 50 mila tonnellate di fanghi industriali provenienti da aziende chimiche nel sito della ex Ciaf, già esistente, e che è allo stato di abbandono da anni, da quando l’azienda fu coinvolta nel 2006 nell’inchiesta “Mare Chiaro” e fu al centro di vicende giudiziarie, per inquinamento e smaltimento illegale di rifiuti, che portarono anche a numerosi arresti.
“La Val di Sangro è ricca di eccellenze nel campo industriale come in quello dell’agricoltura, non può essere avvelenata”, ha ribadito nel corso della manifestazione il consigliere regionale Mauro Febbo.
Il sindaco di Altino, Vincenzo Muratelli, durante il corteo, ha evidenziato come “l’industrializzazione di questo territorio abbia comunque permesso la salvaguardia di produzioni agricole e prodotti di pregio, come il fico reale e le pesche di Atessa, il miele di Tornareccio, il peperone dolce di Altino, il vino, l’olio… Quindi no ad insediamenti che metterebbero a rischio le nostre eccellenze”.
“Siamo solo all’inizio – ha affermato Remo Fioriti, sindaco di Tornareccio -. Non ci fermeremo fino a che questi impianti non verranno bloccati”.
“Gli investimenti di questa Regione – ha aggiunto il sottosegretario alla presidenza, Mario Mazzocca – puntano all’ecosostenibilità, alla tutela della salute dei cittadini e alla salvaguardia del territorio. Faremo di tutto per impedirne la realizzazione”.
Per il sindaco di Rocca San Giovanni, Enzo Di Rito, “le insidie in Val di Sangro sono sempre dietro l’angolo. Come sindaco e come medico mi oppongo a nome di tutta l’amministrazione e dei cittadini. A Rocca San Giovanni è attualmente al Via (Valutazione impatto ambientale) il progetto per una discarica di rifiuti cementizi ed amianto, un’altra battaglia che ci tiene impegnati. Diciamo basta a tentativi di saccheggio del nostro patrimonio ambientale a scapito della salute dei cittadini”.
Il sindaco di Perano, Gianni Bellisario, ha ricordato che i sindaci “non sono contro sviluppo ed investimenti, ma che sia uno sviluppo ecosostenibile compatibile con le nostre tipicità e con la salvaguardia della qualità della vita”.
Per Nicola Manzi coordinatore regionale Uilm Abruzzo “nella regione dei parchi non è proponibile una bomba ecologica. Salviamo la nostra provincia ed evitiamo che un dramma di questo tipo si compia”.
“I rifiuti arriverebbero da tutta Italia e questa non può e non deve diventare la valle dei rifiuti – ha spiegato ancora Borrelli. Tanto più che è la cerniera tra la Costa dei Trabocchi e la montagna e, per ciò, a livello turistico riveste un ruolo fondamentale. Inoltre vicino ci sono siti di interesse comunitario, come il Bosco di Mozzagrogna, e riserve regionali come l’Oasi di Serranella”.
“Stando ai dati dell’Arta (Agenzia regionale per la tutela ambientale) – ha continuato – nella zona in questione, nel 2017 è avvenuto per 11 volte il superamento dei limiti delle polveri sottili; nel 2018 già 6 volte. In un anno, stando alle direttive europee in materia e il Piano regionale della qualità dell’aria, i limiti non possono essere superati più di 35 volte. Quando questo accade il Comune è costretto a prendere provvedimenti, ad esempio le targhe alterne o il blocco del traffico”.
“L’avvocato Agnelli ripeteva sempre che se qui ci fossero state industrie chimiche o pericolose, non vi avrebbe mai portato la Sevel. Un ringraziamento va al Coordinamento dei sindaci che si è costituito nei mesi scorsi a tutela del territorio e al loro impegno in questa circostanza e alle associazioni ambientaliste, Legambiente, Wwf, Libera, Cai, Noi messi da parte e Nuovo Senso Civico, che hanno lavorato per la manifestazione”, ha concluso il primo cittadino.






