L’AQUILA – C’è una voce poco conosciuta nell’export abruzzese, oltre al vino, la pasta, i medicinali, i furgoni e altri prodotti del made in Italy.
È quella dei rifiuti: dal 2020 a fine 2024 sono stati spediti all’estero ben 375.754 tonnellate di quelli non pericolosi, 64.031 tonnellate di quelli classificati come pericolosi, per un totale di 439.785 tonnellate.
Con la parte del leone, con ben 353.940 tonnellate, i rifiuti combustibili (cdr) che vanno ad alimentare i termovalorizzatori in vari Paesi europei, tenuto conto che in Abruzzo non ve ne sono, e non sono previsti nel piano regionale dei rifiuti.
I dati sono contenuti nel report dell’ufficio Gestione Risorse, Economia circolare, Monitoraggi del dipartimento Territorio e ambiente della Regione Abruzzo, approvato dalla giunta regionale del presidente Marco Marsilio, di Fdi, con una delibera del 28 gennaio.
Al contrario, arrivano in Abruzzo da Roma 80.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati l’anno, in virtù di un accordo tra Regione Lazio e Regione Abruzzo in vigore dal 2014, a causa della mancata autosufficienza impiantistica di Roma, in attesa del completamento del termovalorizzatore previsto.
Per quello che riguarda i rifiuti non pericolosi il principale Paese di destinazione dell’export della monnezza è Cipro, con 173.800 dal 2020 al 2024, seguito dalla Grecia, 82.685 tonnellate, Bulgaria 57.820, Slovacchia, 27.500, Germania, 13.699
Per quello che riguarda i rifiuti pericolosi, primeggia la Bulgaria, 20.305 tonnellate, seguita da Germania, 18.714, Olanda, 11.770, Austria, 10.545
Altri paesi di destinazione per rifiuti pericolosi e non pericolosi sono poi con quantità decisamente minori Austria, Bosnia, Croazia, Danimarca, Macedonia, Spagna, Ungheria, Paesi Bassi, Svizzera e Svezia.
La Provincia di provenienza della maggiore quantità di rifiuti transfrontalieri autorizzati alla spedizione è quella di Chieti con una percentuale del 70,68%, seguita dalla Provincia di Pescara (12,27%), dalla provincia di Teramo (15,98%) e da quella dell’Aquila (1,07%).
Per quello che riguarda le tipologie, dopo il Cdr, con 353.940 tonnellate, troviamo i rifiuti contrassegnati come pericolosi, parzialmente stabilizzati 21.154, a seguire batterie al piombo 20.810, vetro, plastica e legno contenenti sostanze pericolose o da esse contaminati 17.555, “altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, 10.570, sostanze chimiche, 6.139, scarti della separazione meccanica nella produzione di polpa da rifiuti di carta e cartone, 4.165 tonnellate.
Per quanto riguarda le modalità di spedizione si evidenzia che, nel periodo preso in esame, il trasporto via mare è stato più utilizzato di quello via terra.
Infine, “emerge che la quantità di rifiuti transfrontalieri effettivamente spediti risulta inferiore di circa l’8% rispetto alle tonnellate di rifiuti autorizzate. Tale scostamento è riconducibile alla prassi adottata dai notificatori/produttori di richiedere, in via prudenziale, autorizzazioni per un quantitativo di rifiuti superiore a quello che viene poi effettivamente spedito”. f.t.





