L’AQUILA – Stava per iniziare lavori da oltre 6 milioni di euro su case classificate “E”, le più fruttuose della ricostruzione. Per questo motivo è scattata la misura degli arresti domiciliari per Carlo Ciotti, l’imprenditore aquilano di 52 anni indagato assieme ad altre 42 persone nell’inchiesta ribattezzata “Ricostruziopoli”.

È quanto emerge dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella su richiesta del pubblico ministero titolare dell’inchiesta Antonietta Picardi.

Ciotti è accusato di truffa e falso e indagato assieme ad altri 13 tecnici e 29 tra proprietari e amministratori di condominio con l’ipotesi che abbia gonfiato le fatture dei lavori di ricostruzione svolti per conseguire un indebito arricchimento a spese dello Stato.

Il rischio, scrive il gip, era la “concreta la possibile reiterazione del reato da parte del Ciotti e dei correi”: complessivamente erano 29 le pratiche già approvate ma con la ricostruzione non ancora avviata.

Oltre la metà della somma che Ciotti si era accaparrato, in associazione temporanea di impresa con una ditta umbra, è rappresentata dal progetto di riparazione di un fabbricato in via Matteo da Leonessa, che aveva ottenuto un indennizzo di 3,3 milioni.

Gli inquirenti hanno passato al setaccio pure i conti correnti dell’arrestato e hanno registrato in uno di questi, solo nel periodo tra il 1° aprile 2010 e il 31 marzo 2011, una movimentazione pari a 4.307.040 euro in entrata e 4.526.300 in uscita.

LA CASA A PESCARA

L’interesse del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, che ha svolto le indagini, si è concentrato pure su un immobile acquistato a Pescara dalla moglie di Ciotti, Sabrina Plazzi, che è stato sequestrato insieme ad altri beni e denaro.

Si tratta di una casa in viale Giovanni Bovio, comprata per 100 mila euro il 20 maggio 2011.

Appartamento pagato con 30 mila euro corrisposti tramite bonifico bancario e i restanti 70 mila attraverso un assegno circolare.

“Gli accertamenti – si legge sempre nell’ordinanza – hanno consentito di rilevare che l’immobile in argomento veniva acquistato da Carlo Ciotti, seppur intestato alla coniuge Sabrina Plazzi, che è con il marito in regime di separazione dei beni”.

Nonostante la Plazzi “non risulta percepire redditi dall’anno 1994 a eccezion fatta per gli anni 2006 e 2007 in cui la stessa ha percepito alcune provvigioni di importi minimi”.

Ai magistrati, dunque “appare evidente che Ciotti, consapevole dell’attività delittuosa posta in essere nell’ambito della propria attività imprenditoriale connessa alla ricostruzione degli immobili post sisma, intestava fittiziamente l’immobile alla coniuge all’unico scopo di eludere una eventuale misura cautelare”.

Da qui la decisione di procedere alla confisca del fabbricato.

L’indagine è partita da un esposto presentato dai proprietari di due abitazioni con danni lievi classificate “A”, sulle quali l’imprenditore non aveva messo mani, intascando, però, lo stesso il contributo pubblico.

Soldi poi restituiti: mossa che non gli ha evitato di finire nel mirino della procura dell’Aquila.