L’AQUILA – La nuova frontiera dei lavori pubblici si chiama “dialogo competitivo”.
Si tratta di un istituto già previsto dalla normativa comunitaria e ampiamente utilizzato nel Nord Europa, importato in Italia con il decreto numero 163 del 2006 e divenuto finalmente operativo con l’approvazione del regolamento sul Codice degli appalti, che entrerà in vigore l’8 giugno prossimo.
L’innovativo strumento potrebbe avere un positivo impatto con la ricostruzione post terremoto.
Si caratterizza, infatti, per la flessibilità operativa e la capacità di stimolare e fare emergere l’esperienza dei concorrenti che si candidano alla realizzazione di lavori pubblici complessi.
In pratica l’Ente appaltante, su progetti di difficile definizione dal punto di vista tecnico ed economico, apre un confronto con i potenziali esecutori dell’opera al fine di valutare soluzioni che soddisfino le varie esigenze del committente.
Una formula, in sintesi, di “leale collaborazione” tra pubblico e privato, nell’ottica del miglioramento complessivo del concetto stesso di “lavoro pubblico”.
Va sottolineato che l’impossibilità di definizione dei profili essenziali dell’appalto deve essere “oggettiva”, cioè non può essere causata da comportamenti imputabili alla stazione appaltante.
Devono insomma essere effettivamente le condizioni di fatto a determinare l’impossibilità di mettere a punto l’oggetto del contratto.
Nella procedura di gara si richiede la massima trasparenza da parte della stazione appaltante nella disciplina dei criteri di selezione e dei criteri di aggiudicazione, anche in considerazione della mancanza del capitolato tecnico.
In capo all’Ente committente resta anche l’obbligo di rispettare la parità di trattamento fra tutti gli offerenti con un espresso divieto di rivelare agli altri partecipanti le soluzioni proposte o le informazioni riservate del candidato che, solo lui, può autorizzare l’amministrazione a divulgarle.
Quello del “dialogo competitivo” è un tema che può rivestire un’importanza decisiva per L’Aquila e per i paesi del “cratere” che, si spera, a breve si avvieranno a diventare il “cantiere più grande d’Europa”.
Saper infatti interpretare bene le norme e adattarle alle esigenze contingenti, garantire la qualità e la trasparenza negli appalti pubblici (ma anche privati, viene da dire), utilizzare gli strumenti più adeguati, sono passaggi fondamentali per la grande opera di ricostruzione che interesserà il capoluogo e tutto il territorio colpito dal sisma. (red)



