L’AQUILA – Arbitri imparziali a vigilare sui cantieri privati della ricostruzione dell’Aquila e del cratere.
È quello che chiedono a gran voce sempre più cittadini per spezzare la triade amministratori di condominio (o presidenti di consorzio)-imprese-progettisti, individuando quali soggetti terzi dei direttori di lavori non più scelti su base fiduciaria ma attraverso una sorta di “white list” pubblica.
Attualmente, tra l’altro, nella stragrande maggioranza dei casi, la figura del progettista coincide con quella del direttore dei lavori, con alcuni professionisti che hanno fatto incetta di incarichi.
L’esigenza si è fatta ancor più pressante dopo l’esplosione dell’indagine nota come “Ricostruziopoli”, che vede indagati un imprenditore aquilano, Carlo Ciotti, finito agli arresti domiciliari, 13 tecnici e 29 tra proprietari e committenti.
Secondo la procura della Repubblica dell’Aquila le persone coinvolte avrebbero instaurato rapporti tesi a favorire l’indebito percepimento dei contributi configurando il reato di concorso in truffa.
Accuse tutte da dimostrare, certo, ma il problema sui rapporti troppo stretti tra chi gestisce i finanziamenti, i tecnici e le ditte chiamate con affidamento diretto a eseguire le opere, per molti, resta.
La soluzione prospettata potrebbe essere quella di inserire nel meccanismo dei “controllori” slegati da qualsiasi vincolo, magari selezionati attraverso un bando aperto a tutti, così da garantire tanto la qualità della ricostruzione quanto il corretto utilizzo delle risorse statali.
“Come possono seguire tutti i cantieri contemporaneamente?” si chiedono i cittadini, domanda cui non è semplice fornire una risposta convincente. Troppo spesso, infatti, capita che le ditte abbiano le mani libere e i proprietari delle case in riparazione siano costretti a firmare certificati di regolare esecuzione alla cieca, non avendo né competenze specifiche nel settore né familiarità con i quadri economici o le soluzioni tecniche proposte.
In realtà la legge stabilisce che siano i Comuni a dover fare i controlli, ma questi sono effettuati a campione e troppo spesso a lavori già ultimati, per cui diventa impossibile andare a verificare se sia stato fatto tutto quanto previsto nei progetti ammessi a contributo e, soprattutto, in che modo.
L’istituzione di un elenco di geometri, periti edili, architetti o ingegneri tra cui pescare a sorte il direttore dei lavori da destinare a questo o quel cantiere, tra l’altro, sottolineano ancora i cittadini, “consentirebbe di far avvicinare alla professione tanti giovani qualificati che fanno fatica a ritagliarsi degli spazi o sono costretti a fare manovalanza dentro gli studi di qualche ‘big’ che si è accaparrato decine e decine di commesse”.
Naturalmente una decisione del genere riaprirebbe un fronte con gli ordini e dovrebbe essere inserito in una norma specifica.
Magari durante la redazione del “decreto imprese” annunciato a più riprese dal governo, che dovrebbe diventare lo strumento per regolare i rapporti tra i proprietari delle case danneggiate dal terremoto e le aziende edili: quella potrebbe essere l’occasione giusta.



