L’AQUILA – “La Russia ha firmato ieri il memorandum operativo, il Kazakistan ci ha dato fondi estremamente generosi, abbiamo raccolto le donazioni delle comunità italiane americane e australiane, la Germania ha fatto lavoro straordinario”.

Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini ieri sera durante la puntata del talk show di Rai 1 Porta a porta, facendo il punto sugli aiuti per la ricostruzione dell’Aquila arrivati e in arrivo dall’estero.

La puntata era intitolata “Com’è cambiato il mondo” e ha rievocato gli eventi più importanti degli ultimi dieci anni, dall’attentato dell’11 settembre 2001 alle guerre alla morte di Papa Giovanni Paolo II, ma il conduttore Bruno Vespa, giornalista aquilano, ha dedicato una finestra di circa venti minuti anche al terremoto del 6 aprile 2009.

Un Vespa critico sull’impegno delle nazioni europee di cui tanto si parlò dopo il G8 dell’Aquila. “Dall’estero molti pensieri, molta solidarietà, ma pochissimi quattrini”, ha detto a Frattini, facendo il classico gesto del pollice e indice che ruotano.

“È vero – ha concordato il ministro – C’erano state all’inizio reazioni di grandissimo entusiasmo. Io stesso durante i lavori del G8 accompagnai il primo ministro spagnolo Josè Luis Zapatero alla Fortezza. C’è stata la visita del presidente Barack Obama (“…che non ci ha dato niente”, si è intromesso Vespa), c’è stata una mobilitazione che abbiamo dovuto riprendere sei mesi fa. Dopo aver acquisito quanto era stato promesso e quanto poi è stato dato, ho messo in moto la macchina diplomatica per richiamare ognuno ai suoi impegni”.

“Otto-nove Paesi – ha concluso Frattini – hanno ancora promesso impegni concreti: saremo costretti a richiamare ognuno”.

RICOSTRUZIONE: IL PESSIMISMO DI CACCIARI, VESPA SPERA

La parte sul capoluogo si è aperta con la premessa di Vespa. “Il terremoto dell’Aquila è una piccola emozione se visto in un contesto così grande, le Torri Gemelle, la morte e l’elezione di un Papa. Ma è difficile che una tragedia abbia coinvolto così intensamente e così a lungo la comunità nazionale come la distruzione di uno dei centri storici più importanti d’Italia”.

Il giornalista ha poi mostrato un collage di spezzoni dei suoi collegamenti dall’elicottero subito dopo la tragedia, dal centro storico e da studio, dal progetto C.a.s.e., quando ancora era in costuzione, fino al battibecco avuto in diretta con alcuni esponenti dei comitati cittadini.

“La fase dell’emergenza, a mio avviso, da aquilano, è stata perfetta – ha ribadito – Per quanto riguarda la fase della ricostruzione ci sono problemi molto grossi, nonostante i soldi, e ho potuto verificarlo personalmente, adesso ci sono, ma ci sono stati momenti in cui non c’erano”.

Sull’Aquila ha parlato anche l’ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, che ha premesso di non essere stato in città dopo il sisma.

“L’emergenza – ha detto – si affronta con poteri straordinari, occorre un commissario. La fase di ricostruzione è completamente diversa e devi programmare fin dall’inizio e non può che essere molto partecipata”.

Per Cacciari “occorrono piani settoriali, progetti coordinati, non puoi fare un piano complessivo per un centro come quello dell’Aquila, coinvolgendo fino in fondo le responsabilità locali. Questo è mancato e continua a mancare. Non lo dico io – ha concluso – ma i comitati aquilani, con cui ho parlato”.

In conclusione Cacciari ha espresso una fosca previsione. “Per me – ha detto – è molto difficile si possa giungere a una ricostruzione. Per fare un esempio, Gemona in Friuli aveva un centro pregevole, ma minimo rispetto a quello dell’Aquila. Si è ricostruito, anche con cura filologica, ma non è abitato. Si vede che è una copia e non ha attrattiva, nemmeno per gli abitanti”.

“Gemona l’ho vista, ed è stata spianata dal sisma, L’Aquila credo sia in una situazione migliore”, ha concluso Vespa con un po’ di ottimismo. (alb.or.)