L’AQUILA – In una delle zone del centro storico dell’Aquila più frizzanti in materia di ricostruzione, quella di via Castello, spicca come un “buco” l’assenza di ponteggi e operai al lavoro in un grande aggregato.

Si tratta del complesso noto come “La Castelletta”, un’opera di grande valore, da 9,3 milioni di euro, attualmente puntellato.

L’aggregato comprende l’intero isolato, delimitato dalla facciata in via Castello, e poi via dell’Arco, dove si trovava la storica pizzeria La Ruota, via Sant’Elisabetta e via Pescomaggiore.

Al termine di una selezione tra una decina di imprese, nel lontano 2012 i lavori sono stati affidati alla ditta aquilana Frezza che, tra le altre cose, sta eseguendo anche dei lavori nelle vicinanze e quindi, se le opere fossero contestuali, potrebbe avvantaggiarsi creando un unico cantiere.

Alcuni proprietari di alloggi che, però, vogliono rimanere anonimi, fanno notare ad AbruzzoWeb come questo aggregato sia rimasto l’unico a non essere ancora partito con i lavori, a fronte di una filiera burocratica che è, paradossalmente, quasi conclusa.

I consorziati auspicano un celere inizio dei lavori come gli altri palazzi tutt’intorno di via Castello, alcuni addirittura già finiti e altri in corso, anche perché la durata prevista è di 30 mesi dall’inizio.

Secondo quanto raccontano, si confidava nell’inserimento nel quindicesimo elenco di beneficiari di buoni contributo per la ricostruzione, pubblicato lo scorso 17 marzo dal Comune, ma così non è stato: la speranza è che si riesca ad avere la prima tranche del 46% del contributo nel prossimo, il sedicesimo, previsto per l’estate.

Presidente del consorzio di proprietari è un nome noto nel capoluogo, Luigi Fabiani, tributarista tra le altre cose già a capo dell’Asm, municipalizzata che si occupa di rifiuti, ex direttore generale dell’Aquila Rugby e prima ancora esponente dell’Assemblea cittadina nata dopo il terremoto del 6 aprile 2009, che aveva il suo studio nel complesso.

I tecnici sono coordinati dall’ingegnere Amedeo Ximenes, il resto della squadra progettuale è composto da Fernando Altieri, architetto, Francesco Majerotto, architetto e Aurelio Melaragni, ingegnere, quest’ultimo anche direttore tecnico della società idrica Gran Sasso Acqua.

L’aggregato è composto da tre singoli edifici, tre i muratura, classificati “E” con danni strutturali, dei quali è prevista la riparazione senza abbattimento, e uno in cemento armato, passato da “A” a “B” dopo un secondo sopralluogo che ha riscontrato danni maggiori.

Secondo quanto affermato dai proprietari, il progetto “parte prima”, come ripartito dalle norme sui lavori privati, è stato presentato nel maggio 2013, e successivamente sono arrivate anche le integrazioni richieste dagli enti.

Il 1° dicembre 2015 è stata la volta del progetto “parte seconda”, anche questo oggetto di una richiesta di integrazioni che, a oggi, non è sicuro siano state presentate dai tecnici. (red)