L’AQUILA – La Mazzi Spa mette in vendita con un avviso in tribunale i cantieri della ricostruzione dell’Aquila.
È una nuova puntata del fenomeno delle grosse imprese “mordi e fuggi” italiane dell’edilizia, giunte nel capoluogo con il miraggio di mettere le mani sulla torta multimilionaria del post-sisma e, in alcuni circostanze, di rimettere in sesto i bilanci aziendali grazie ai fondi statali per la riparazione degli edifici danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009.
Tra queste, appunto, la Mazzi, big veneta che ha acquisito commesse stimate intorno ai 100 milioni, che da circa un anno è in concordato preventivo, un istituto giuridico attraverso il quale l’imprenditore cerca un accordo con i suoi creditori per non essere dichiarato fallito.
A seguito di tale pesante situazione debitoria, la Mazzi ha mollato alcuni cantieri in città, fatto questo che, oltre a imporre uno stop ai lavori, ha gettato nella più profonda delle incertezze proprietari e fornitori non pagati che rischiano il default.
Tanto che questi ultimi si sono rivalsi proprio sui committenti delle opere, pignorando le somme depositate in banca stanziate per la ricostruzione.
A fine gennaio la Mazzi ha pubblicato un avviso presso il tribunale di Verona, apparso sul quotidiano economico Il Sole 24 Ore, in cui mette all’asta vari lavori tra cui, appunto, quelli riferiti ai “rapporti contrattuali e precontrattuali relativi per opere di ristrutturazione degli edifici siti a L’Aquila e colpiti dal sisma del 6.4.2009, e i cui costi potranno essere finanziati con contributi statali”, oltre alle attrezzature presenti nel campo base insediato a Onna.
L’avviso scadeva lo scorso 31 gennaio e, a oggi, non è noto chi sia l’aggiudicatario né i pretendenti.
Al miglior offerente, però, spiega il bando, va solo “la chance” di poter subentrare nella riparazione degli immobili, “fermo restando che l’alea relativa alla possibilità che tali rapporti si siano nel frattempo modificati o estinti, ovvero che si modifichino o si estinguano in futuro (in ciò comprendendo l’ipotesi che Nuova Mazzi e/o il cessionario, per qualsiasi ragione, non subentrino nei predetti rapporti oggetto della cessione), grava in capo al cessionario”.
In pratica chi acquisterà il patrimonio “potenziale” della società potrebbe ritrovarsi con un pugno di mosche in mano, perché i condòmini, nel frattempo, visto il perdurare della fase di stallo, potrebbero aver deciso di ricollocare le commesse su altre aziende più affidabili.
Cosa che, stando a quanto si apprende, sarebbe già avvenuta in diversi casi.
Il timore ora è che il cerino acceso possa rimanere tra le dita dei proprietari che potrebbero ritrovarsi al centro di contenziosi tra le nuove imprese cui si sono rivolti e chi si è aggiudicato i contratti della Mazzi.
Nei mesi scorsi sempre da parte di Mazzi c’era stato il tentativo, fallito, di “cedere” gli appalti alla Astaldi Aedifica Srl, creata ad hoc dalla omonima Spa, quest’ultima società costituisce il secondo gruppo di costruzioni più grande d’Italia.
Dopodiché la Mazzi Spa ha tentato una soluzione interna con la cessione degli appalti a una società quasi omonima, la neo costituita Mazzi Srl, sempre con lo scopo di salvare i contratti e affidare i lavori senza passare dalle aule di tribunale, ma anche in questo caso l’operazione non è andata in porto.
Un fenomeno, “quello delle imprese che incamerano un portafoglio milionario di contratti nella ricostruzione e poi portano i registri in tribunale, dopo aver rivenduto il pacchetto di commesse a grandi gruppi imprenditoriali nazionali”, su cui aveva lanciato l’allarme pure l’associazione costruttori della provincia dell’Aquila.
In una lettera all’allora ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, l’Ance aveva sottolineato “l’opportunità di intervenire con provvedimenti che impediscano operazioni poco chiare, capaci di compromettere la ricostruzione degli edifici privati”.
“Non abbiamo nulla contro i grandi gruppi di fuori – aveva aggiunto Gianni Frattale, presidente degli ‘imprenditori del mattone’ aquilani – ma si consideri che le imprese del territorio ci mettono la faccia più di altri. Agiscono con qualche remora in più proprio perché si giocano in casa la loro reputazione e possono essere più facilmente chiamate a render conto del loro operato. E questa per il cittadino è una garanzia in più”.
Tra l’altro, a rendere ancora più caotico il quadro, il fatto che l’eventuale acquirente delle commesse della Mazzi non è stato scelto direttamente dai proprietari, ma si è aggiudicato i lavori all’asta.
In questo modo verrebbe meno il rapporto fiduciario tra committente e impresa, visto che l’affidamento dei lavori è stato diretto, quindi senza gara, alla luce dello status del finanziamento considerato “indennizzo” come previsto dalla normativa sul dopo-sisma, piuttosto che quello di “contributo” che, invece, avrebbe potuto comportare la necessità di dover procedere con gare pubbliche.
Un tema che ha fatto dibattere il “cratere” e si è risolto in favore della libera scelta dei cittadini, che hanno l’unico obbligo di mettere a confronto almeno cinque offerte di altrettante ditte: l’ulteriore dato paradossale è che, alla fine, a fare gli interventi di riparazione, possa essere proprio un soggetto che non si è sottoposto al vaglio dei consorzi o delle assemblee di condominio.



