L’AQUILA – “Dall’incontro di Roma di ieri sono arrivate notizie molto positive. Insieme al sindaco Massimo Cialente e al direttore dell’Ufficio speciale per la ricostruzione, Paolo Aielli, con cui non c’è nessuna polemica, abbiamo ottenuto una garanzia con la Cassa depositi e prestiti e un pool di banche il miliardo e duecento milioni di euro spalmato in sei anni grazie all’aumento delle imposte di bollo, viene stanziato subito. Possiamo continuare a mandare avanti i progetti di ricostruzione del 2013 e coprire il 2014. Stavolta l’Unione Europea non può dire niente, visto che la Regione Emilia Romagna del governatore Vasco Errani ha fatto la stessa operazione per il terremoto nella sua regione”.

Lo ha dichiarato questa mattina l’assessore alla Ricostruzione del Comunedell’Aquila Pietro Di Stefano nel corso di una conferenza stampa convocata insieme al primo cittadino.

Di Stefano e il primo cittadino aquilano hanno spiegato i termini dell’incontro di ieri a Roma presso la Cassa depositi e prestiti. Si cerca sempre di salvare la continuinità della ricostruzione del capoluogo abruzzese terremotato, partita tra mille guai burocratici interni e i vincoli dell’Unione Europea che non prevedono lo sforamento del rapporto debito/pil e lo si fa ‘adattando’ alle esigenze del momento le idee e le proposte dell’economista statunitense Warren Mosler, che nel giugno scorso insieme a Cialente, all’ex deputato Pd Giovanni Lolli e al giornalista economico Paolo Barnard aveva ‘trattato’ la ricostruzione dell’Aquila terremotata con lo staff del vice ministro dell’Economia e delle finanze Stefano Fassina.

“Questa è un’operazione di ‘factoring’ fatta su canali ordinari, interni all’Italia – ha spiegato Di Stefano – non va niente a debito, quindi l’Unione Europea non può dire nulla, ma il problema con Bruxelles si pone e credo che sia un problema politico nazionale che va posto con la necessaria energia. Se c’è una calamità in un qualsiasi luogo e lo Stato non può anticipare tutto subito ma può garantire i fondi attraverso i propri strumenti, come la Cassa Depositi e Prestiti, l’Europa non può dire ‘voi così andate a debito’. I mali italiani si risolvono anche così e con questa soluzione, tengo a precisarlo, si aiutano anche i Comuni del cratere sismico che spesso si sono lamentati dell’operato del Comune dell’Aquila”.

“Dovevamo trovare una strada per salvare questa porzione di ricostruzione e ce l’abbiamo fatta – ha detto Cialente – dopo aver ottenuto 1 miliardo e 200 milioni di euro dal Governo grazie alla mobilitazione e alle proteste come la rimozione del tricolore dagli uffici comunali cittadini. Di fatto i soldi per coprire le pratiche già approvate sono terminati, virtualmente sono tutti già spesi e manca pure mezzo miliardo della delibera Cipe 135 del dicembre 2012, ma grazie al ‘gioco’ tirato fuori da Di Stefano con l’Associazione bancaria italiana (Abi) siamo riusciti a salvare una fetta di ricostruzione partita alla grande e che non può assolutamente restare in sospeso”.

Sulla polemica circa il ruolo di Aielli e le competenze sulla ricostruzione, Di Stefano e Cialente hanno assicurato: “Il caso non c’è, con Aielli è tutto chiaro. L’80 per cento delle competenze per la ricostruzione è del Comune dell’Aquila, Aielli lavora insieme a noi nel suo ‘settore'”.