L’AQUILA – Troppo facile affermare “l’avevamo detto”, ma gli scenari ipotizzati da AbruzzoWeb sul passaggio di consegne della ricostruzione alla fine del regime commissariale si stanno puntualmente concretizzando.
Siamo all’anno zero, si riuniscono fior di tavoli istituzionali che, però, non riescono a trovare il bandolo della matassa per sbloccare la ricostruzione “pesante” degli edifici più danneggiati e dei centri storici.
L’allarme non riguarda i tempi: si sapeva che ci sarebbe voluto molto per cambiare le regole in corsa e far andare a regime il nuovo sistema voluto dalla “revolution” del ministro Fabrizio Barca.
Quello che davvero fa paura è che tra istituzioni locali non si trova uno straccio d’intesa in nessun aspetto, piccolo o grande, e che i suddetti tavoli sono al momento del tutto infruttuosi.
Non è stata imbroccata la strada per la soluzione in nessun campo. Intanto il tempo passa, le polemiche vanno in archivio e la ricostruzione resta impantanata.
Basti pensare a quanto accaduto mercoledì con la riunione in Regione Abruzzo alla presenza di Aldo Mancurti, di rappresentanti del ministero dell’Economia, della Provincia, del Comune capoluogo e di altri enti coinvolti nella ricostruzione.
L’oggetto era anche troppo semplice, le problematiche del ritorno al regime ordinario dopo la fine dello stato d’emergenza al 31 agosto scorso.
I sindaci hanno sottolineato il problema delle competenze: uno dei coordinatori delle aree omogenee, il sindaco di Bussi (Pescara), Marcello Chella, ha riassunto il tutto con un unico interrogativo, “chi firma?”.
Non solo, i comuni del “cratere” borbottano anche sul problema delle competenze, di chi trasferirà le risorse: un dubbio amletico e a ora senza risposta sollevato da questo giornale proprio nell’ultimo giorno di agosto.
L’assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila Pietro Di Stefano ha ribadito la necessità che si velocizzi e si trovi una soluzione al problema filiera: forse dimentica, però, che l’ente è stato condannato dal Tar e che le competenze (e le grane) ora sono sue.
Anche un altro componente della Giunta Cialente, Stefania Pezzopane, nel corso della riunione ha tirato fuori un problema, quello dei fondi Giovanardi, Meloni e Carfagna.
I primi (per progetti sociali) sono fermi al dipartimento della Famiglia perché il Comune ha fatto ricorso; i secondi (per politiche giovanili) sono trasferiti alla Regione e l’assessore Paolo Gatti ha già convocato il Comune; i terzi (per le pari opportunità e il centro antiviolenza), vista la cessazione dello stato d’emergenza, potrebbero essere in pericolo e tornare a Roma.
Lo stretto collaboratore di Chiodi, Antonio Morgante, ha sottolineato la necessità che il decreto di palazzo Chigi che dovrà uscire entro fine mese per chiudere l’emergenza dovrà contenere norme come il ristoro dell’occupazione delle aree d’accoglienza, gli sgravi per le tariffe gas e Enel per gli alloggi del progetto C.a.s.e., la deroga alla scadenza della legge 12/2002 “sui capannoni” e altre.
Al di là delle singole istanze, abituati a tre anni e mezzo di commissariamento, gli enti hanno difficoltà a comprendere cosa significa “compiti ordinari”. E attendono la costituzione degli uffici speciali, che tutti auspicano prossima ma che non avverrà prima del prossimo anno perché la legge Barca ne ha previsto copertura a partire dal 2013, e la nomina dei loro super manager, come referenti a cui fare appello.
Come se fossero commissari. Paradossi della “normalità”! Berardino Santilli
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Intanto...
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