L’AQUILA – “L’Associazione Centri Storici Aquilani ha partecipato, in qualità di osservatore, al tavolo tecnico tenutosi in data 12.11.12 c/o i locali dell’Ance”.

E’ quanto si legge in nota dell’associazione presieduta da Roberto Marotta.

“Riteniamo che i numerosi interventi dei partecipanti nel corso della riunione abbiano distolto l’attenzione dal reale oggetto del tavolo tecnico, cioè la disamina e il confronto in merito al contenuto delle norme di prossima emanazione relative al cosiddetto ‘sistema parametrico’ ed al successivo decreto attuativo”.

“Tale normativa presenta, a nostro parere, più di una criticità, e rischia di alterare gli equilibri fino ad oggi faticosamente creati con un sistema di non facile comprensione ed attuazione. In particolare la ns attenzione è inevitabilmente caduta sulla norma (articolo 11 della bozza) che accolla ai proprietari i costi extra contributo conseguenti ad eventuali varianti in corso d’opera, senza considerare le responsabilità dei progettisti e senza prevedere sanzioni e correttivi; in proposito si ricorda che il decreto n. 57 del CDR Chiodi prvedeva una complessa procedura in caso di varianti, tesa proprio ad evitare l’exrta spesa ai proprietari e a far valere eventuali responsabilità dei progettisti e/o negoziare soluzioni con l’impresa”.

“Chiediamo pertanto che il testo della suddetta norma venga riesaminato allo scopo di evitare ai proprietari spese ingiuste e gravose, non dipendenti da loro colpe. E’ inoltre necessario disciplinare con apposita norma transitoria la problematica dei progetti in corso di istruttoria, presentati prima della entrata in vigore della nuova normativa”.

“Abbiamo comunque quantomeno ricevuto ampie assicurazioni da parte dell’ingegner Mancurti sul fatto, assolutamente rilevante per gli interessi dei nostri associati, che il regime giuridico applicato ai contratti relativi alla ricostruzione degli aggregati sarà quello dell’appalto privato, a prescindere dalla terminologia utilizzata (contributo o indennizzo); sembra quindi scongiurato o, quantomeno, limitato ad un ristretto range di ipotesi, il periccolo di un appalto pubblico generalizzato della ricostruzione dei centri storici”.

“Il tema principale dell’incontro di lunedì è stato, comunque, quello del rinnovo della convenzione ABI / CDP e, finalmente, sembra che gli appelli lanciati dalla ns Associazione con numerosi articoli pubblicati nei giorni scorsi siano stati recepiti; abbiamo riscontrato la “discesa in campo” di diversi soggetti istituzionali e associazioni di categoria locali che hanno preso una netta posizione, chiedendo espressamente, anche congiuntamente, il rinnovo della convenzione ABI / CDP che il Governo continua a negare per presunti 0motivi tecnici di bilancio’. Abbiamo anche notato una insperata apertura da parte dell’ingegner Mancurti nel corso di una intervista rilasciata ad un noto quotidiano on line; per la prima volta si parla di ‘ragionamento che si deve fare a livello politico’ e vengono chiamate in causa ‘le alte sfere'”.

“In ogni caso la ns Associazione intende fare alcune proposte in merito al cd finanziamento agevolato che, ci auguriamo, verranno prese in considerazione dalle “alte sfere”. In primo luogo rileviamo che, qualora i vincoli di bilancio dovessero effettivamente impedire il rinnovo della convenzione ABI / CDP, la stessa potrebbe essere rinnovata per successive trances di 600 – 700 milioni annui invece che in unica soluzione per 3 o 4 miliardi; in tal caso si eviterebbe di gravare l’intero importo sul prossimo esercizio di bilancio e le risorse sarebbero sufficienti a fronteggiare la ricostruzione dei centri storici”.

“Ovviamente le somme dovrebbero essere accreditate al momento della presentazione dei SAL e non tenute ferme sui conti correnti in attesa di essere utilizzate; tale meccanismo potrebbe funzionare da moltiplicatore di risorse rispetto a quello attuale che prevede il blocco sul conto dell’intera somma”.

“In ogni caso riteniamo che il rifinanziamento della convenzione ABI / CDP non possa costituire nuovo indevitamento per lo Stato, in quanto al pagamento delle rate del mutuo contratto dalla Stato con CDP si dovrebbe presumibilmente fare fronte con i famosi 11,5 miliardi già stanziati per la ricostruzione dal decreto Abruzzo del 2009; quindi, nessun nuovo impegno di spesa ma semplice utilizzo di fondi già stanziati per gli anni futuri al fine di renderli immediatamente disponibili per la ricostruzione”.

La ns Associazione si augura di essere stata utile alla causa ma, soprattutto, che si possa addivenire, con la collaborazione di tutti, a soluzioni condivise ed adeguate sia sotto il profilo politico che tecnico ai problemi della ricostruzione”.