L’AQUILA – Slitta ancora, prevista a fine settembre, l’uscita del diciassettesimo elenco di contributi per la ricostruzione privata dell’Aquila.

Un’impasse divenuta ormai annosa visto che, come dichiara l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, “se dovesse uscire domani staremmo a massimo 16 milioni di euro di lavori finanziati, altro che 100 milioni ogni due mesi come pensavo”.

Nonostante l’allerta già lanciata a questa testata una decina di giorni fa dall’amministratore, il pallottoliere si è mosso solo di poche centinaia di migliaia di euro.

Un percorso alla moviola che, per l’assessore, è colpa delle lentezze dei tecnici a presentare e integrare le pratiche e dei proprietari nel controllare la filiera.

Questa tesi viene contestata in toto dal presidente provinciale dell’ordine degli ingegneri, Elio Masciovecchio.

Quest’ultimo ad AbruzzoWeb riscontra, infatti, responsabilità anche da parte del Comune e dell’ufficio speciale per la ricostruzione (Usra), “che ha ancora 700 pratiche della vecchia filiera bloccate da almeno 3 anni”.

Anche se, ammette, “in tutti i greggi qualche pecora nera” e semplicemente invita gli aquilani, in caso di ritardi, “a cambiare tecnico, visto che ce ne sono tanti”.

“Andiamo ancora troppo piano e non so più che altro dire, che altro fare”, sospira Di Stefano, facendo notare che non è cambiato nulla rispetto al precedente elenco, uscito il 1° luglio scorso toccando la quota degli 80 milioni di lavori finanziati solo dopo l’allarme sui media e una rincorsa durata tutto il mese di giugno.

Il Comune ha anche provato con le “cattive”, rendendo pubblica una sorta di lista di proscrizione di cittadini e progettisti ritardatari, ma l’effetto dell’essere messi alla berlina non è stato neanche così risolutivo.

“Anche perché la metà di quelle segnalazioni non era vera”, polemizza Masciovecchio.

Uno dei problemi principali segnalati dall’assessore è che alcuni ingegneri e architetti “non si curano delle indicazioni della pre-istruttoria che servirebbe a snellire tutto e depositano comunque i progetti in versione originale, costringendo poi a lunghe attese per integrazioni di cui già sapevano”.

Il passo successivo ventilato da Di Stefano è una delibera di Giunta, da applicare con disposizioni dirigenziali, che renda impossibile presentare progetti che vengono ritenuti incompleti dallo sportello che ne fa l’esame preliminare.

“Sarebbe una delibera contraria ai princìpi della pubblica amministrazione – obietta Masciovecchio – Ogni cittadino ha il diritto di portare una pratica al protocollo e poi c’è la risposta. Certo, conviene a tutti seguire le indicazioni della preistruttoria e tenerne conto, ma è un consiglio, non può essere un obbligo”.

Il presidente dell’ordine fa rilevare anche un’altra dinamica di cui tenere conto.

“Negli anni scorsi arrivare a 100 milioni era un attimo, c’erano aggregati grandi del centro storico dell’Aquila. Ora – continua – ci si sposta nelle zone limitrofe e nelle frazioni, perciò a parità di soldi le pratiche sono molte di più e il lavoro di istruttoria più oneroso”.

Ancora, “prima una quota parte dei fascicoli da esaminare era della soprintendenza, per gli edifici vincolati, ora sono tutte sul groppone dell’ufficio speciale”.

Al Comune Masciovecchio rimprovera comunque il fatto che “la maggior parte delle pratiche si blocca non per questioni inerenti il lavoro del tecnico, ma inerenti la proprietà, i titoli abilitativi che il Comune dovrebbe mettere a disposizione, come le vecchie concessioni e permessi di costruire, problemi che vengono fuori solo dopo”.

Il dialogo con l’assessore, assicura, c’è, “ci si ritrova su problematiche di altro tipo, ma dovremmo reincentivarlo, penso al tavolo del Genio civile, che è un problema più importante: lì ci sono lavori in corso e bloccati che hanno problemi di scadenze e le imprese pagano anche l’occupazione di suolo pubblico”.

L’annoso problema del limite che per alcuni andrebbe fissato alle troppe pratiche incettate dagli studi professionali per fare bottino anche a costo di non riuscire a gestirle, per Masciovecchio, è superato.

“Personalmente un limite lo avrei anche fissato, ma ormai, dopo 7 anni, il più del lavoro è assegnato – fa notare – Comunque, i cittadini che si accorgono che un certo tecnico non fa più per loro e non ha lavorato facciano la revoca e ne scelgano un altro: si paga parte del lavoro con parte del contributo e si cambia”.

“Ai professionisti si può dire di tutto, ma non gettando tutta la colpa perché c’è anche l’altro lato della medaglia, quello degli uffici – conclude – C’è, comunque, a disposizione il Consiglio di disciplina se ci sono colleghi che sbagliano”. Alberto Orsini