L’AQUILA – “Proporrò un disegno di legge per commissariare la governance della ricostruzione: serve un commissario non abruzzese, una figura terza, a cui nessuno possa tirare la giacchetta”.

La promessa, o meglio la minaccia, arriva dalla senatrice di Forza Italia Paola Pelino, che oggi ha incontrato i cronisti assieme ai consiglieri di opposizione al Comune dell’Aquila Guido Liris e Roberto Tinari, Forza Italia, Pierluigi Properzi, Domani L’Aquila, dal consigliere provinciale Paolo Federico.

Tutti a dare man forte e a invocare un commissariamento della ricostruzione post-sismica.per “manifesta incapacità e inadeguatezza dell’attuale governance, quelli che ci sono oggi si limitano a dire che tutto va bene con grande spocchia, ma è evidente che non è così”.

Il centrodestra affila anche le armi in vista della visita del presidente del Consiglio.

“Matteo Renzi lo aspettiamo al varco, e la sua visita all’Aquila il 15 ottobre non sarà certo una spensierata passerella mediatica – hanno detto – Deve dare molte risposte al territorio, dei fondi per ricostruzione non c’è nessuna certezza, e quelli che si stanno usando sono sempre quelli stanziati nel 2009 dal governo di Silvio Berlusconi. Nei paesi del ‘cratere’ le casse sono vuote e la ricostruzione in molti casi non è partita”.

Il vice coordinatore di Forza Italia ha aggiunto che “la governance sta per essere smantellata: Paolo Aielli è andato via dall’Ufficio speciale della ricostruzione, il posto della Direzione dei beni culturali è ancora di fatto vacante e non operativo, stanno smantellando il Diset (Dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali, ndr), che era un decisivo punto di riferimento”.

Parole dure poi da parte della Pelino rivolte al Comune dell’Aquila. “La ricostruzione è in stato confusionale, i paesi abbandonati, e non ci sono risposte nemmeno per i paesi extra ‘cratere’, nel Teramano e nella valle Peligna che pure hanno avuto danni dal terremoto del 6 aprile 2009″, ha accusato.

Bordate infine da parte di Properzi al Comune per la gestione del Progetto C.a.s.e. all’indomani dei sigilli mesi agli 800 balconi pericolanti.

“Un patrimonio così complesso è stato gestito in modo a dir poco dilettantistico, senza cautelarsi, senza piano economici credibili. E ora tutti ne paghiamo le conseguenze”, è sbottato. Filippo Tronca