L’AQUILA – “Il tempo per il commissariamento per la ricostruzione è scaduto. Chiodi deve decidere: lasciare il commissariamento e dedicarsi a fare il governatore, il tema della ricostruzione deve tornare in capo alla Regione e agli enti locali”.

È quanto ha chiesto il consigliere regionale Pd Giovanni D’Amico durante la conferenza stampa tenutasi questa mattina, con la partecipazione di altri due consiglieri del gruppo, Giuseppe Di Pangrazio e Claudio Ruffini, per sottolineare alcune incongruenze che, a detta del Pd, risulterebbero nell’operato del commissario alla ricostruzione Chiodi, a cui il gruppo ha chiesto spiegazioni durante l’audizione di ieri, senza avere risposte soddisfacenti.

“È la tecnica dei sorrisi davanti e delle pugnalate dietro la schiena”, ha commentato il commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi.

“Lo stesso consigliere Di Pangrazio – ha replicato – ha apprezzato la relazione con cui ho fotografato lo stato dell’arte della ricostruzione – afferma il commissario – Quanto alle domande relative al progetto C.a.s.e. e alla zona franca credo di aver risposto in maniera esaustiva, non essendomi stati richiesti ulteriori chiarimenti”.

“Da parte mia – conclude – rassicuro gli aquilani che non mi faró influenzare dai professionisti della disinformazione e della strumentalizzazione;

PD: “IL COMMISSARIAMENTO STA IMPANTANANDO LA RICOSTRUZIONE”

“Speriamo che il governo individui un delegato alla ricostruzione tra le sue figure di riferimento, ministri e sottosegretari, che abbia la forza di far tornare Gianni Chiodi presidente della Regione e di valorizzare un livello paritetico in cui ci sia il governo, la Regione e i Comuni. L’esecutivo Monti deve chiudere la stagione commissariale che era frutto di un governo iperpolitico come quello uscente, e trovare tecnico: il commissariamento sta impantanando la ricostruzione “.

Lo ha dichiarato il consigliere regionale Pd Giovanni D’Amico a termine di una conferenza stampa tenutasi questa mattina con la partecipazione di altri due consiglieri del gruppo, Giuseppe Di Pangrazio e Claudio Ruffini.
 
La conferenza è stata indetta per sottolineare alcune incongruenze che, a detta del Pd, risulterebbero nell’operato del commissario alla ricostruzione Gianni Chiodi, a cui il gruppo ha chiesto spiegazioni durante l’audizione di ieri, senza avere risposte soddisfacenti.
 
“Ieri durante l’audizione del presidente-commissario Gianni Chiodi – ha spiegato Di Pangrazio – noi abbiamo chiesto spiegazioni su alcuni questioni fondamentali. Sul Progetto C.a.s.e., in passato, c’è stata la lamentela per il costo unitario, noi spulciando tra le carte e sul sito della Protezione civile, dove è tutto documentato, abbiamo scoperto che l’importo destinato è stato 1 miliardo e 86 milioni di euro. Sette mesi fa chiedemmo a Chiodi di farci un rendiconto della spesa. Sul rendiconto di spesa parziale che ci ha fornito risultano circa 789 milioni di euro, mancano all’appello circa 300 milioni di euro. Alla domanda su che fine avessero fatto, non ci ha risposto e ha detto che ci avrebbe fatto sapere”.
 
“La città tutta deve sapere dove sono finiti questi 300 milioni di euro – ha continuato Di Pangrazio – Se sono stati allocati da qualche parte, usati per qualcosa. Tocca a lui chiedere alla Protezione civile che fine hanno fatto. Sono soldi pubblici dati da donazioni e dalla Comunità europea. Un commissario alla ricostruzione non può non saperlo, è evidente che qualcosa nel commissariamento non funziona”.
 
“Chiodi nella sua audizione di ieri, ha fatto la battuta che c’è bisogno di un organismo di controllo perché l’Unione europea ci chiede che i soldi siano monitorati, ma anche lui deve essere sottoposto a verifica, non nascondersi dietro il fatto che è commissario”, ha spiegato Di Pangrazio.
 
Altra questione su cui il Pd ha chiesto spiegazione è la zona franca per L’Aquila: “Il 22 settembre 2009, su proposta del Pd, la Giunta e il commissario per la ricostruzione si sono impegnati a forzare il governo nazionale affinché chiedessero la Zfu. Si è avviato l’iter e la Giunta doveva definire la perimetrazione e trovare i parametri affinché potesse essere concessa”, ha sottolineato in proposito Di Pangrazio.
 
“Abbiamo avuto una lettera, mai resa pubblica – ha ricordato l’esponente Pd – del 12 settembre 2011, in cui la Ue diceva alla Regione Abruzzo che la documentazione fornita e gli elementi individuati non erano sufficienti per creare la zona franca”.
 
Di Pangrazio ha incalzato dicendo “la responsabilità di questo è di chi ha fatto quella perimetrazione, non di altri come si è cercato di far credere. Si invitano nella lettera le autorità italiane, governo e Regione di centrodestra, a fornire la documentazione sufficiente, davano un tempo massimo di 20 giorni da quella lettera. Chiedeva di fornire gli elementi come è stato fatto per altri due terremoti, dell’Irpinia e del Friuli, che hanno goduto della zona franca”.
 
“Dopo una protesta del Pd, per andare a Bruxelles per vedere cosa stava succedendo, negli ultimi giorni la Regione Abruzzo ha dato una risposta alla lettera, un documento tenuto nascosto che non è stato fatto vedere nemmeno alla commissione regionale, ed è stato inviato. Non sappiamo se questo documento contiene gli elementi necessari, inerenti al territorio perimetrato, per fare la zona franca.  Il documento in questione l’abbiamo avuto per strade secondarie ed è senza la data”, si è acceso Di Pangrazio. 
 
“E Chiodi ha detto ‘non ci possiamo fare niente se la Comunità europea sta cincischiando’- ha aggiunto Di Pangrazio – Questo è un secondo elemento che ci fa capire che al commissario alla ricostruzione queste cose stanno sfuggendo di mano”.
 
“Terza questione – ha continuato Di Pangrazio – c’è sempre stato il vanto della ricostruzione delle case classificate E. Ci sono competenze del commissario per le case popolari. Sono tantissime su tutto il territorio del cratere, una miriade di palazzine per circa 1.400 alloggi. Se si riparassero questi edifici si potrebbero far rientrare molte persone. Sono alloggi situati in zone centrali, sarebbe il primo passo da compiere per non far morire L’Aquila”.
 
Anche su questa questione il Pd accusa un comportamento non chiaro da parte del commissario per la ricostruzione: “Chiodi con un’ordinanza, la numero 3803, affidò 110 milioni di euro all’Ater per rimettere a posto gli alloggi “B”,”C” ed “E”, poi, a un mese di distanza, un’altra ordinanza, la numero 3817, tolse le competenze all’Ater e le mise in mano al Provveditorato alle opere pubbliche, non si sa perché”, ha raccontato Di Pangrazio. 
 
“Alla fine del 2009 – ha continuato Di Pangrazio – Chiodi fece una convenzione tra Ater, Regione e Provveditorato per far fare la ricostruzione leggera all’Ater, destinandogli 26 milioni di euro. L’Ater ha cominciato l’iter per la ricostruzione di quegli alloggi, invece il Provveditorato, con 84 milioni già assegnati, ancora non hanno fatto nulla. Tre anni fa il valore era di 84 milioni, oggi è di 80, domani varranno ancora meno”.
 
“Altra bugia, la Gran sasso acqua – ha proseguito Di Pangrazio – Chiodi ha esposto in maniera sintetica che la società prima ha chiesto, a caso, un importo di 27 milioni di euro, poi, un altro di 140 milioni, come se l’azienda volesse approfittarne per chiedere più soldi dei contribuenti”.
 
Di Pangrazio ha spiegato il motivo dell’aumento di capitale richiesto: “Il progetto della società era solo per il sistema idrico e fognario. Quando è stato presentato, la Struttura tecnica di missione ha chiesto di inserire anche l’energia elettrica e i cavi per le telecomunicazioni, la Gsa ha ripreso il progetto e ha fatto un progetto di microtunnel gestiti che riguardava tutto il centro della città. La Struttura tecnica di missione ha richiesto ulteriori modifiche, di fare tunnel intelligenti e la società l’ha ripresentato un’altra volta. Chiodi ha riportato la questione come se la Gran sasso non sapesse cosa fare, invece i progetti diversi sono stati chiesti dalla Stm”.
 
“Il tempo per il commissariamento per la ricostruzione è scaduto – ha concluso Di Pangrazio – Chiodi deve decidere: lasciare il commissariamento e dedicarsi a fare il governatore, il tema della ricostruzione deve tornare in capo alla Regione e agli enti locali”.
 
CHIODI: “PD CON ANSIA ELETTORALE, IO VADO AVANTI”

“È la tecnica dei sorrisi davanti e delle pugnalate dietro la schiena”. Così il commissario delegato per la ricostruzione e presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, in risposta a quanto affermato dal Partito democratico, stamane in conferenza stampa, sull’esito dell’audizione dello stesso commissario nella competente Commissione consiliare.

“Lo stesso consigliere Di Pangrazio ha apprezzato la relazione con cui ho fotografato lo stato dell’arte della ricostruzione – afferma il commissario – Quanto alle domande relative al progetto C.a.s.e. e alla zona franca credo di aver risposto in maniera esaustiva, non essendomi stati richiesti ulteriori chiarimenti”.

“Sul progetto C.a.s.e. – riferisce Chiodi – ho evidenziato che, essendo la competenza rimasta in capo al Dipartimento di protezione civile nazionale, già dai primi di settembre ho inoltrato la richiesta di chiarimenti. Sulla Zfu ho stigmatizzato le lungaggini burocratiche della Ue e ho suggerito di attendere comunque fiduciosamente un esito favorevole, considerate le riunioni fatte e le carte prodotte”.

“Ormai tutto all’Aquila è diventata occasione per fare clamore – osserva il commissario, ampliando il discorso – Purtroppo sulla pelle di chi ha subìto la tragedia. Ieri abbiamo assistito a chi dichiarava che la situazione della ricostruzione è ‘kafkiana’ e, contemporaneamente, visitava in pompa magna i cantieri della ricostruzione pubblica. Oggi sui media vengono rilanciate le preoccupate dichiarazioni dei consiglieri regionali del Pd, dopo che ieri in Commissione avevano apprezzato ‘l’enorme lavoro fatto'”.

“Ieri – aggiunge – qualcuno dichiarava l’ultima ordinanza in tema di ricostruzione privata ‘inutile’, fingendo di non sapere che aveva partecipato a tutti i lavori preparatori. Ancora oggi cannonate a suon di minacce di ricorsi al Tar e denunce alla magistratura sulle procedure di assegnazione dei fondi Giovanardi, dimenticando, anche in questo caso, che per quasi due anni non è stato capace di presentare progetti di immediata realizzazione”.

“Conoscendo gli attori di questo deplorevole teatrino” il commissario si dice convinto che “nelle prossime settimane, in vista delle elezioni amministrative, la situazione è destinata a peggiorare”.

“Da parte mia – conclude – rassicuro gli aquilani che non mi faró influenzare dai professionisti della disinformazione e della strumentalizzazione; il mio obiettivo rimane quello di ricostruire, quanto meglio possibile, un territorio colpito da una drammatica calamitá naturale, prescindendo dalla pochezza politica di alcuni suoi rappresentanti”.

 

LA CONTROREPLICA DEL PD: ”CHIODI PROFESSIONISTA DELLA DISINFORMAZIONE”

“Se c’è un professionista della disinformazione organizzata questo è Gianni Chiodi“.

Ad affermarlo il capogruppo del Pd in Regione Camillo D’Alessandro che prosegue: “Su L’Aquila Chiodi è complice morale di aver organizzato la farsa della propaganda di Silvio Berlusconi sul miracolo post terremoto, ingenerando l’idea tra gli italiani che era tutto risolto, salvo poi, una volta spente le telecamere, l’ex premier non solo non è più venuto, ma ha costretto i terremotati a rincorrere le emergenze e le scadenze, come la proroga sulla tasse”.

” Chiodi – conclude D’Alessandro – aveva promesso, e con lui Giorgio De Matteis, in occasione delle scorse elezioni provinciali, la zona franca, anche in questo caso da lui solo un cumulo di bugie”.