L’AQUILA – Diventa un giallo la permanenza di Fabrizio Magani a capo della direzione regionale dei Beni culturali e paesaggistici d’Abruzzo, che sembrava assicurata per altri 3 anni, fino a dicembre 2016.

Mentre l’interessato tace, fermo al suo annuncio pre-natalizio in cui ufficializzava la permanenza all’Aquila, e non arrivano comunicazioni ufficiali che lo smentiscano, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, annunciano invece la sua partenza prefigurando per di più scenari cupi per la ricostruzione.

Oltre all’incarico abruzzese, che ricopre dal 2010, Magani da qualche settimana è stato infatti chiamato in contemporanea alla vice direzione del Grande progetto Pompei che lo vedrà impegnato nel recupero dell’importante sito archeologico campano.

Un ruolo che ora potrebbe diventare preponderante, e così riprendono forza le voci da lui stesso sopite di possibili sostituti con il toto-direttore pronto a scatenarsi nuovamente.

In un’intervista al quotidiano Il Centro, Cialente annuncia “una brutta notizia” e viene citato l’immediato trasferimento in Campania di Magani con l’arrivo di un direttore “ad interim” da Molise o Puglia.

“Una mazzata per la ricostruzione visto che comporterà sicuramente il blocco, per almeno 6 mesi, dei cantieri aperti negli edifici storici e di pregio, come il Teatro comunale – la terribile previsione – Va a finire che tra qualche anno Magani sarà rimandato qui, perché saremo diventati la seconda Pompei”.

Di Stefano, invece, ricorda che grazie al dialogo tra Comune e direzione regionale Mibac “sono partiti progetti di enorme rilevanza come il recupero dell’intera cinta muraria cittadina, il recupero del Teatro, del San Filippo o dell’ex Mattatoio”.

Progetti che, per l’assessore, “subiranno una mortale battuta d’arresto. Persino il futuro dell’ingente patrimonio ecclesiastico, affidato alla certezza e all’equilibrio della mano pubblica, potrebbe avere un futuro fosco”.

Non mancano gli strali al ministro della Cultura Massimo Bray, sul quale c’era stato già il pressing pro-Magani di Stefania Pezzopane, definito da Di Stefano addirittura “ineffabile” mentre la stessa senatrice aveva nei mesi scorsi insinuato un collegamento tra il passaggio di Lecce tra le finaliste come Capitale europea della cultura 2019, dopo la bocciatura dell’Aquila, e la provenienza del ministro proprio dal capoluogo del Salento.

I due amministratori, comunque, danno l’impressione di sapere più dettagli di quanto affermano, dando per scontata una partenza sulla quale al momento c’è il mistero più assoluto.

Anche perché nella sua ultima uscita pubblica, prima di Natale, era stato Magani stesso a ufficializzare il suo doppio ruolo, smentendo il rischio di profili di incompatibilità.

“Il mio incarico è stato rinnovato per altri 3 anni – aveva confermato il direttore a margine di un incontro presso la Fondazione Carispaq – Si tratta per me di una grande gratificazione, come lo è anche il ruolo ricevuto per Pompei, su cui già sto lavorando e che deriva proprio dall’impegno per questa regione. Vengo tutti i giorni all’Aquila e continuerò a farlo ancora”.

Allora sembrava smentita l’ipotesi di un interim con la proroga fino a febbraio del suo mandato, scaduto il 30 novembre, ben prima della sua nomina a numero 2 della nuova iniziativa su Pompei, comunicata il 9 dicembre scorso dal Consiglio dei ministri.

Ma ora il tormentone riparte. Le profezie di Cialente e Di Stefano e il silenzio di Magani ridanno il via al toto-sostituti: da tempo si parla di Alessandra Vittorini, attuale soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici, figlia del noto urbanista aquilano Marcello e data in pole position per una soluzione interna.

Alcune fonti hanno invece ipotizzato il ritorno di Maurizio Galletti, anch’egli soprintendente Bap tra il 2008 e l’estate 2009, prima di Luca Maggi e della stessa Vittorini.

Un legame forte, quello di Magani con il territorio dove vive da un triennio: tanto che, secondo quanto si è appreso, nei mesi scorsi aveva addirittura rifiutato la direzione del progetto Pompei, poi finita al generale dei Carabinieri Giovanni Nistri, ‘accontentandosi’ della seconda poltrona più importante pur di rimanere anche al vertice dell’Abruzzo. Un piano che ora sembrerebbe saltare.

Ad auspicare il rinnovo dell’incarico del direttore era stata, nelle scorse settimane, anche la senatrice Pezzopane, che aveva annunciato su questo tema un’interrogazione urgente.

“Al ministro dei Beni e delle attività culturali Massimo Bray rivolgo un appello quasi accorato, eviti, se può, di trasferire il sovrintendente Fabrizio Magani dall’Abruzzo – aveva detto – ne abbiamo davvero bisogno per recuperare il patrimonio culturale dell’Aquila e dei Comuni del ‘cratere’, gravemente colpiti dal sisma del 2009”.

La direzione regionale del Mibac in queste settimane è oggetto di attenzione da parte della nuova inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila su lavori di ricostruzione di beni culturali e religiosi, che ha portato a 11 indagati tra i quali l’ex vice commissario per la Tutela ai beni culturali Luciano Marchetti, che aveva gestito questo delicato e complicato settore prima di Magani, subentrato con la direzione dopo il 31 agosto 2012, con il ritorno all’ordinarietà al posto del regime commissariale.

Nell’ambito di questo filone, nella sede di Villa Gioia della direzione generale c’è stata una visita con sequestro di carte da parte dei poliziotti della squadra Mobile, mentre la Guardia di finanza ha curato un blitz simile presso la Curia arcivescovile, nel nucleo industriale di Pile, e le indagini presentano sviluppi ancora tutti da dipanare. Alberto Orsini

LE REAZIONI

DE SANTIS: “RIFIUTA IL TRASFERIMENTO SE TIENI A L’AQUILA!”

“Nel trasferimento di Fabrizio Magani c’è la grossa responsabilità del governo, ma forse anche la volontà di Magani”.

Così l’assessore al Bilancio del Comune dell’Aquila Lelio De Santis sul caso del presunto trasferimento del direttore generale Mibac abruzzese come vice direttore del Grande progetto Pompei.

“È vero che il governo dimostra di non ritenere la ricostruzione dell’Aquila una priorità, nonostante la visione troppo ottimistica del direttore dell’ufficio speciale, ma ci sono tanti soggetti politici, dirigenti della pubblica amministrazione e professionisti, che stanno utilizzando il palcoscenico dell’Aquila per fare carriera, o come trampolino di lancio per incarichi più importanti”, afferma.

“Lo stesso direttore regionale della Sovrintendenza ai beni culturali viene destinato alla vice direzione del progetto Pompei per decisione incomprensibile e grave del ministro Bray ma, probabilmente, anche con il suo consenso – insiste – Siccome nelle pubbliche amministrazioni non si impone mai nulla a nessuno, Fabrizio Magani potrebbe rifiutare il nuovo incarico e rimanere all’Aquila, per completare il lavoro importante avviato nella gestione del recupero dei beni culturali della città”.

“Se così facesse non si bloccherebbero i progetti di ricostruzione in corso di monumenti e opere pubbliche e, nello stesso tempo, si darebbe un segnale di sensibilità e attaccamento ad una città che ha bisogno delle migliori energie professionali per rinascere”, prosegue.

“D’altra parte, oggi, governare L’Aquila richiede, più di altre città, stabilità e certezza dei vertici amministrativi e gestionali, per assicurare continuità alla ricostruzione che, purtroppo, dispone per il 2014 poche risorse, visto anche che provvedimenti legislativi di fine anno hanno riservato agli aquilani solo cenere e carbone”, conclude.