L’AQUILA – In mezzo a tanto entusiasmo, speranza e fiducia, anche per il nuovo feeling tra L’Aquila e il Governo, arriva una doccia gelata, condita da sano scetticismo, da chi poi il progetto della smart city dovrebbe effettivamente realizzarlo, cioè il sindaco uscente dell’Aquila, Massimo Cialente.
“Il progetto dell’Ocse mi piace da morire, ma c’è un problema con i cittadini, a me piacerebbe cambiare le cose ma trovo tutto di difficile attuazione”, così alza bandiera bianca.
Per Cialente, infatti, un’ipotesi di rivoluzione urbanistica e tecnologica può prendere vita solo per ciò che riguarda la ricostruzione pubblica, “lì puoi sognare”, afferma.
“Sarebbe opportuno anche poter riqualificare in quel modo le brutte periferie urbane anni ’50 – spiega – ma già adesso abbiamo i ricorsi al Tar quando chiediamo di abbassare un tetto o spostare di 10 metri una casa perché ci siamo sentiti dire ‘non mi sposto da qui, rivoglio la casa esattamente dove sta perché da questa finestra riesco a vedere la finestra dell’ospedale dove è morta mamma’”.
“Non scherzo, c’è stato detto proprio così da un cittadino aquilano – ammette Cialente – anche se sono il primo a capire che si tratta di cambiare le cose”.



