L’AQUILA – A otto anni dal terremoto dell’Aquila “le frazioni sono state abbandonate, non solo per i servizi ma soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione”, mentre con la riparazione ‘dov’era e com’era’ imposta dal restauro conservativo “le abitazioni dei centri storici non potranno essere aggiornate e adattate alle esigenze dei giovani e quindi non saranno ripopolate”.
Questo, nelle parole rispettivamente dei consiglieri comunali aquilani Luigi D’Eramo e Daniele Ferella, l’assalto frontale di Noi con Salvini all’amministrazione uscente di centrodestra, con vista sulle prossime elezioni comunali, giunto in un incontro con la stampa cui hanno preso parte anche i gruppi Riscatto popolare, con il portavoce Giancarlo Silveri, e L’Aquila futura, con Antonio Pensa.
Alcuni “casi di scuola” portati alla luce, tra cui quello di Arischia, di cui AbruzzoWeb si è già occupato venti giorni fa e che vede una quarantina di famiglie sgomberate da case agibili per rischi esterni mai curati dal 2009 a oggi e tornati di improvvisa attualità dopo le ultime scosse nell’Alto Aterno.
Ma c’è anche Paganica, frazione da 15 mila cittadini stimati dopo la costruzione dei quartieri del progetto C.a.s.e. e il centro storico maggiore dopo L’Aquila, in cui, al momento, nulla è partito.
“Il caso di Arischia è veramente drammatico – ha rimarcato D’Eramo – pur avendo le case agibili nel centro storico, 43 nuclei familiari hanno dovuto abbandonarle perché gli edifici vicini sono stati dichiarati pericolanti: ora bisogna abbatterli e lo si sta facendo con procedure che presentano profili di illegittimità, scaricando la responsabilità sui presidenti di consorzio”.
D’Eramo ha rimarcato che nei piani del Comune “dovrebbero essere loro, usando i fondi per la ricostruzione, assegnati ai consorzi stessi, a procedere alla demolizione mentre l’amministrazione se ne lava le mani. Altre 60 famiglie erano già state costrette ad allontanarsi – ha evidenziato – siamo di fronte a uno spopolamento previsto su carta”.
Su Arischia ha aggiunto dettagli il coordinatore comunale di Ncs, Fabrizio Taranta, originario di quella frazione, ricordando la “chiusura di 25 vie che rappresentano tutto il centro storico mentre alle famiglie si è detto di andare via ma non si è detto dove, sono state abbandonate a loro stesse. Ci sono 33 edifici giudicati inagibili da mettere in sicurezza bisogna far tornare la gente ad Arischia, altrimenti andrà a morire”.
Ferella ha ricordato che “Paganica ha il centro maggiore ma come tutte le frazioni subiamo un ritardo, questo crea problemi alla vivibilità e alla sicurezza del paese e alla restituzione di una socialità. Qualche cantiere partirà sicuramente prima delle elezioni – ha poi insinuato – perché l’immagine pre-elettorale vogliono preservarla, ma sono interventi a spot, non c’è organizzazione e non ci sarà possibilità di vivere il paese”.
“Bisogna restituire i punti in cui si viveva più la comunità, come la piazza, Sant’Antonio o la parte alta del Colle, è un principio di organizzazione ‘attaccando’ dall’esterno il centro storico per poi andare verso l’interno”, ha evidenziato.
Un altro problema rilevato da Ferella è che “con la delibera di Consiglio comunale in cui a dicembre è stato sancito che tutti i centri storici delle frazioni dovranno subire interventi di restauro conservativo, restituiremo un patrimonio edilizio che varrà molto meno e che, essendo in muratura, non potrà neanche essere aggiornato all’interno, come ripartizione degli spazi, a quelle che sono le esigenze più moderne e quindi sarà difficile anche riportarci le giovani generazioni”.
In rappresentanza dell’associazione L’Aquila futura dei fratelli Salvatore e Roberto Santangelo, Pensa ha detto che “le frazioni sono nel più completo abbandono e Roio, nonostante ospiti una delle facoltà più prestigiose d’Italia, si ritrova in completo disagio nonostante oserebbe aspirare ad avere una considerazione molto maggiore”.






