L’AQUILA – Sempre più infuriate le ditte che operano nella ricostruzione pubblica dei beni culturali dell’Aquila distrutti dal sisma del 6 aprile 2009. Alcuni imprenditori, addirittura, nelle scorse settimane si sono recati presso la sede del Mibac per rappresentare le loro istanze.
Ammonterebbero a oltre 4 milioni di euro i soldi che attendono di incassare per lavori eseguiti ma mai pagati, in attesa dell’ufficialità dell’incarico ad interim di Francesco Scoppola come nuovo direttore regionale abruzzese del ministero dei Beni culturali.
I mandati di pagamento sono infatti congelati al 16 aprile, quando l’allora direttore Fabrizio Magani è stato trasferito a Roma, dando il via a una vacatio che dura ancora oggi, nonostante la nomina di Scoppola.
Due i problemi. In primis mancano alcuni adempimenti formali che rendano efficace la nomina, che non è stata ancora comunicata né da Roma né dall’Aquila ma solo confermata, da lui stesso, a questo giornale. È al vaglio della Funzione pubblica, quindi sarà la volta della Corte dei conti per l’ok definitivo.
Come se non bastasse, per poter eseguire i mandati di pagamento dei Sal (stati di avanzamento lavori) serve anche depositare la firma del nuovo direttore alla Banca d’Italia, operazione che avverrà solo a nomina pienamente esecutiva.
Le ditte, nel frattempo, sono sul piede di guerra. Le difficoltà per loro sono enormi, molti hanno anticipato parecchi soldi per pagare gli operai, i fornitori e i subappaltatori e le loro imprese sono finite in sofferenza, rischiando ora il fallimento.
L’allarme su questa situazione è stato lanciato anche dall’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), che ha paventato il rischio dello slittamento di un anno del cronoprogramma della direzione regionale Beni culturali, “che rischia di non riuscire a spendere entro il 2014 i 100 milioni programmati per le opere in corso di restauro e ricostruzione”.
Sulla vicenda pende anche la possibilità che a novembre vada in porto la riforma del Mibact voluta dall’attuale ministro Dario Franceschini: questa prevede sì direzioni interregionali, ma anche l’eventualità della creazione di una struttura ministeriale dedicata alla ricostruzione.



