dal nostro inviato
BRUXELLES – Resta un duello fratricida tra istituzioni europee, per la Commissione Ue gli alloggi del progetto C.a.s.e. sono stati fatti bene, mentre per la Corte dei Conti i 350 milioni del Fondo di solidarietà europeo sono stati spesi violando le regole.
Ma questo scontro istituzionale e la mezza ammissione sulla necessità di capire bene che cosa voglia dire ‘sistemazione temporanea’ quando si parla di riparare a un terremoto distruttivo, allontanano la prospettiva di una nuova procedura d’infrazione legata a quei milioni per l’Italia.
Sotto questo punto di vista è missione compiuta nell’audizione al Parlamento Europeo in cui AbruzzoWeb è stato invitato e che ha seguito in diretta web.
Da un altro punto di vista, emerge però la vera natura dell’istituzione europea, che ha demandato la ricostruzione del capoluogo a ‘questione locale’ di cui l’Italia deve occuparsi, anche se sfugge come possa farlo senza i quattrini che arrivano, guarda un po’, dall’Europa.
Durissima è stata infatti la conclusione finale della presidente dell’audizione, la europarlamentare tedesca Ingeborg Grassle, componente dell’ufficio di presidenza del gruppo Ppe: “La ricostruzione dell’Aquila è un compito nazionale dell’Italia. Non esiste un diritto alla ricostruzione a livello europeo. Il problema è grave ma lo dovete risolvere voi”.
Un ‘me ne frego’ che susciterà una marea di polemica e che stride con la realtà dei fatti, che le mazze della ricostruzione sono in mano alle istituzioni europee.
Prima dell’audizione vera e propria si è svolta una conferenza stampa con le prime schermaglie dell”attacco all’Europa’ portate in particolare dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, che ha denunciato una “eccessiva lontananza” delle istituzioni comunitarie nel valutare alcuni fenomeni del post-sisma dell’Aquila.
Su tutti, appunto, la realizzazione dei 4.500 alloggi del progetto C.a.s.e., finanziata con 350 milioni dal Fondi di solidarietà della Ue, bocciata dalla Corte dei Conti europea perché non contemporanea alla tragedia e perché potrebbe portare un vantaggio economico per il Comune, contrario alla logica degli aiuti di Stato: il vero tema della giornata di oggi.
Il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, ha spiegato di avere le soluzioni per finanziare 8 miliardi di ricostruzione “ma bisogna superare i vincoli del patto di stabilità e del rapporto deficit/pil”.
E in una prima risposta sulla redditività degli alloggi antisismici, ha fatto notare che i proventi di eventuali, futuri affitti andranno solo a sostenere la manutenzione ordinaria e straordinaria annua per 7,5 milioni di euro.
L’europarlamentare relatore dell’audizione, Crescenzio Rivellini, ha parlato dell’Aquila come di “una perla dell’Europa, una delle 20 città d’arte” e ha auspicato che “chi non è morto di terremoto non debba morire per colpa della burocrazia europea”.
Lo scontro sulla natura ‘temporanea’ o meno delle C.a.s.e. resta aperto: l’esponente della Corte dei Conti Ville Itala durante la fase del dibattito alla fine ha detto che “si sarebbero dovuti usare altri strumenti” piuttosto che il Fondo di solidarietà per un intervento edilizio così radicale.
Ed è uno scontro anche interno alle stesse istituzioni europee: la Commissione europea, con il delegato David Sweet, ha detto che i soldi sono stati “ben utilizzati”.
RIVELLINI: ”ALLONTANATO SPETTRO PROCEDURA D’INFRAZIONE”
È più lontano il pericolo di una procedura d’infrazione per la spesa di 350 milioni di euro del Fondo di solidarietà dell’Unione europea per la realizzazione dei 4.500 alloggi del progetto C.a.s.e..
Lo assicura nell’intervista ad AbruzzoWeb l’europarlamentare Crescenzio Rivellini, che sta curando la vicenda per conto di Bruxelles e ha organizzato l’audizione.
Già istituzioni diverse dell’Unione, la Corte dei Conti e la Commissione, erano in contrasto tra loro, l’una bocciando le piastre, l’altra promuovendo l’operazione; per di più oggi è venuta fuori una mezza ammissione, cioè che si debba definire meglio il concetto di ‘temporaneo’ legato alla natura degli interventi che si possono fare con i soldi del Fondo.
“Che significa temporaneo, 5 o 15 anni?”, ha gridato il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente. Non c’è stata risposta dei ‘tecnocrati’ e quel silenzio può diventare un “varco” per Rivellini. Anche se l’Europa ha tirato i remi in barca sui fondi con quel ‘vedetevela voi’, una risposta dura per l’europarlamentare napoletano.
Onorevole, com’è andata dal suo punto di vista l’audizione?
È andata benissimo. Chi è intervenuto oggi, gli aquilani, anche voi giornalisti, ha capito la difficoltà del mio rapporto con la Ue. Mi trovo a difendere i diritti dei cittadini dell’Aquila all’interno della burocrazia asfissiante che c’è qui in Europa. Personaggi anche autorevoli come Ingeborg Grassle, che è in collegamento diretto con Angela Merkel, ha dato ampia disponibilità e decide le questioni finanziarie europee. Non possiamo pensare di abbattere gli avversari, li dobbiamo aggirare.
La Grassle è anche quella che ha detto: per la ricostruzione vedetevela voi in Italia.
È stata un’affermazione abbastanza dura ma dobbiamo capire che all’interno dei fondi e agevolazioni che l’Europa mette a disposizione quale può essere la sinergia di tutti, sindaco, Regione, Provincia, per arrivare a superare questa burocrazia che con una parola male interpretata ti blocca e riuscire ad avere i fondi.
Lei temeva una procedura d’infrazione sui 350 milioni spesi per la realizzazione del progetto C.a.s.e.. Dopo oggi lo spettro è allontanato?
Il rischio può essere allontanato. La Corte dei Conti ha ammesso che c’è bisogno di capire che cosa voglia dire la sistemazione ‘temporanea’ degli alloggi, la Commissione già lo aveva detto che su questo c’è un regolamento troppo stringente. Non vorrei che i cittadini che si sono salvati dal terremoto possano morire perché soffocati dalla burocrazia europea.
Quali sono quindi gli effetti concreti dell’incontro di oggi?
Quest’audizione servirà perché gli autorevoli esponenti intervenuti hanno spiegato qual è la situazione e si è aperto un varco dove la mia relazione si potrà infilare. Il mio obiettivo politico non è quello di avere un titolo sui giornali: se avessi detto ‘all’Aquila ho trovato uno scandalo’ mi avrebbero dato la prima pagina del New York Times ma non avrei fatto un buon lavoro. Il lavoro che sto facendo è chiarire le questioni ma dare la possibilità all’Aquila di essere ricostruita.
L’Europa che non tiene troppo al capoluogo d’Abruzzo.
Alla Grassle l’ho detto tante volte, L’Aquila non è una cittadina degli aquilani, è dell’Europa. È una delle 20 città d’arte. Non possiamo pensare di ricostruirla come in Emilia, si butta a terra e si ricostruisce. Dobbiamo riportarla a com’era e nello stesso tempo pensare anche ai diritti degli aquilani.
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