L’AQUILA – “Gli allarmi lanciati da questa associazione nei mesi scorsi in merito alle problematiche sulla ricostruzione che hanno interessato principalmente le aziende subappaltatrici ed i fornitori di materiali e servizi per l’edilizia del territorio stanno trovando purtroppo molte conferme. Piccole aziende chiuse o al collasso, licenziamenti, cassa integrazione e ridimensionamenti stanno interessando proprio quel pezzo di economia locale che il sisma avrebbe dovuto agevolare e le cause sono purtroppo del tutto endogene”.
Lo scrive in una nota il segretario generale di Apindustria L’Aquila, Massimiliano Mari Fiamma.
“Mentre in Emilia Romagna, senza farsi condizionare dai timori delle tanto paventate infiltrazioni mafiose – aggiunge Mari Fiamma – ci si è dotati di una sola legge regionale che regolamenta tutta la filiera, in Abruzzo si sono succedute oltre 500 norme, tra Opcm, circolari, Decretazioni più o meno d’urgenza, Legge Barca fino all’art. 11 del Dl Enti locali che hanno reso la visione generale, confusa ed ingovernabile e non sono andate certo nella direzione sperata”.
Con l’applicazione delle direttive imposte in corso d’opera, delle due circolari comunali (non valide però per il resto del cratere) e del parere sconclusionato dell’Anac, si è registrato un ulteriore peggioramento e la tanto temuta realtà della rescissione dei contratti che la stessa Apindustria aveva paventato già molto tempo fa si sta già materializzando.
L’impossibilità di confermare parametri non necessari prima e obbligatori all’indomani della legge ha costretto molti proprietari a dover rescindere appalti ad imprese (quasi sempre locali) non dotate di Soa adeguate anche se gli importi dell’appalto risultavano modesti.
I subappaltatori, molti dei quali impiantisti, hanno invece subìto mesi di autentico delirio perché non si riusciva a venire a capo della questione Soa anche per i subappalti sotto i 150 mila e molti di questi, per non rischiare l’intero affidamento sono stati estromessi da lavori già pattuiti.
Nessuna iniziativa poi è stata realizzata per la certezza dei pagamenti ai fornitori di materiali e servizi che, in questi 7 anni hanno dovuto subire ritardi biblici, contenziosi e vere e proprie “truffe legalizzate” sotto forma di concordati in continuità.
Tutto questo ha portato Apindustria ad interpellare la Regione ed oggi, alla presenza del vice Presidente Giovanni Lolli, si è tenuto un incontro con una rappresentanza di circa 20 imprese associate espressione di tutta la filiera dell’edilizia (subappaltatori, impiantisti, fornitori di materiali e servizi) che hanno illustrato la gravità della situazione sul campo.
Alla Regione Abruzzo le aziende di Apindustria hanno quindi chiesto di intervenire una volta per tutte su 4 problematiche principali: soglia su appalti minimi o ricorso all’avvalimento, eliminazione limite del subappalto e della Soa (come accade per i lavori privati in tutta Italia), limitare i ribassi che gli appaltatori chiedono alla filiera e verificare la certezza dei pagamenti.
L’urgenza di queste misure non consente di rimandare soluzioni a tempi lunghi perché il permanere di questa paradossale situazione, non riscontrabile in nessuna parte del Paese a cominciare dal terremoto dell’Emilia, condurrà a brevissimo alla chiusura definitiva di molte imprese locali nell’indifferenza delle istituzioni.
Il vice presidente ha ascoltato le istanze e raccolto documentazione per agire tempestivamente promettendo una rapida consultazione con i Comuni interessati e gli Uffici Speciali al fine di elaborare una soluzione possibile senza ricorsi a lunghe prassi normative che ingesserebbero ulteriormente la ricostruzione e non garantirebbero l’efficacia delle iniziative che saranno messe in campo.
Nel frattempo chiediamo ai proprietari degli immobili interessati di non procedere a nessuna revoca di contratti per il timore che vengano invalidati perché così facendo darebbero solo il via ad una serie infinita di ricorsi in grado di spostare troppo in avanti i tempi della ricostruzione.



