L’AQUILA – Si scagliava contro la Curia, accusata di un “disegno” per mettere le mani sulla ricostruzione, e profetizzava addirittura le sue dimissioni il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, nella lettera inviata lo scorso 11 dicembre al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Una lettera rimasta segreta per un mese e uscita solo oggi, due giorni dopo l’annuncio dell’addio, attraverso un blog del periodico l’Espresso, prima che l’ufficio stampa del primo cittadino dimissionario la inviasse alle redazioni.
Cialente parte dal paventato trasferimento a Pompei del direttore regionale del ministero per i Beni culturali Fabrizio Magani, “siamo convinti che venga rimosso in quanto ostacolo a un disegno che si è tentato e si sta tentando di inserire come norma di legge, che vedrebbe la Curia, la più grande immobiliarista della città, diventare soggetto attuatore per la ricostruzione di tutti i suoi edifici, compresi i luoghi di culto”.
Si tratta dell’azione della Chiesa aquilana, anticipata giorni fa da AbruzzoWeb prima che spuntasse la nota del sindaco, tesa a ottenere direttamente dalla presidenza del Consiglio dei ministri l’emanazione di un decreto che “promuovesse” la curia aquilana, ente morale privato, al ruolo di soggetto attuatore, quindi, istituzione che ha la responsabilità di appaltare finanziamenti pubblici.
“Abbiamo fondati sospetti – scriveva Cialente a Napolitano – che la rimozione del dottor Magani sia un tassello di un disegno, non considerato pienamente nelle conseguenze, che potrebbe comportare addirittura che i fondi per la ricostruzione privata delle case andranno a ricostruire le chiese. Chi lo spiegherebbe all’Italia?”.
Nel testo viene fuori già un Cialente stanco, anche se non ancora deciso a mollare la presa, ma profetico quando si chiede “non sarebbe più giusto riconsegnare il nostro ruolo nelle mani del prefetto e far venire per un anno qui lo Stato che forse così prenderà finalmente coscienza di cosa è, oggi, una città che non c’è più?”.
Egregio signor Presidente,
lo scorso anno mi permisi di scriverLe affinché, attraverso un suo alto intervento, intercedesse perché non venisse trasferito il dottor Fabrizio Magani, direttore regionale Mibac in Abruzzo, ad altra sede.
In quell’appello le spiegavo del ruolo insostituibile e delicatissimo che il dottor Magani stava e sta esercitando nel difficilissimo compito di ricostruire uno dei più grandi patrimoni storici e monumentali d’Italia: L’Aquila.
Grazie al suo intervento il dottor Magani ha continuato il suo prezioso lavoro, reso più ancor più gravoso dal fatto che il Comune dell’Aquila ha deciso che gli interventi più importanti e complessi vengano affidati, da un lato alla direzione regionale del Mibac, dall’altro al provveditorato interregionale delle opere pubbliche.
Ciò a riprova dell’interesse che la classe dirigente aquilana ha di raggiungere gli obiettivi con la massima efficienza, efficacia e trasparenza.
Signor Presidente, la ricostruzione dell’Aquila è una delle prove più pesanti, difficili e complesse poste dinanzi alle forze del Paese, che dovrebbero essere tutte coinvolte e consapevoli.
Governo, Parlamento, articolazioni ministeriali, enti e istituzioni locali. Di fronte alla più grande tragedia degli ultimi cento anni il paese dovrebbe capire che, prioritariamente, solo la creazione di una squadra compatta, affiatata e collaudata può raggiungere l’obiettivo.
Alcuni mesi fa, a mio avviso, inspiegabilmente, è stato rimosso il provveditore alle opere pubbliche, ingegner Donato Carlea, oggi viene rimosso Fabrizio Magani. Parlo di rimozioni, perché, come Ella saprà, il dottor Magani viene retrocesso a vice direttore vicario per Pompei (anche con netta riduzione di stipendio).
Il ministro Bray si è giustificato affermando che ha bisogno di una persona di valore, assicurandomi che all’Aquila verrà inviato un dirigente di pari capacità. Non riesco a capire il motivo per il quale, a parità di capacità, debba andare via colui che sta coordinando alcuni dei più complessi interventi della storia del Paese della storia del perse degli ultimi decenni.
Penso alla basilica di Santa Maria di Collemaggio, alla fortezza spagnola, alla sfida della ricostruzione di tante chiese pressoché distrutte, al grande dibattito culturale sulla rivalutazione di vincoli paesaggistici.
Il dottor Magani è, in questo momento, l’interlocutore. Cambiare in corso d’opera sarà un’ulteriore battuta di arresto, eguale a quello che, per cause che voglio definire fisiologiche perché legate all’inspiegabile cambio dei vertici, stiamo drammaticamente pagando sugli appalti e i lavori curati dal provveditore alle Opere pubbliche a partire dal tribunale i cui tempi di ricostruzione si stanno dilatando in modo inaccettabile.
Ho proposto che il dottor Magani resti in Abruzzo e, tutt’al più, possa curare l’avvio della nuova struttura di Pompei, ma il Ministro Bray non ne vuole sapere. Mi permetto qualche valutazione politica che vuole essere anche una denuncia di come il governo sta affrontando la situazione aquilana.
Qui all’Aquila siamo convinti che il dottor Magani venga rimosso in quanto ostacolo a un disegno che si è tentato e si sta tentando di inserire come norma di legge, che vedrebbe la curia, la più grande immobiliarista della città, diventare soggetto attuatore per la ricostruzione di tutti i suoi edifici, compresi i luoghi di culto.
Lei comprende che, al fine di evitare ennesime polemiche politiche che coinvolgano questa martoriata città, noi abbiamo proposto di colloquiare con la Curia, la Sovrintendenza e l’ufficio speciale per la ricostruzione, bloccando una scelta che, spinta da tanti interessi, non sarebbe comprensibile.
Noi abbiamo fondati sospetti che la rimozione del dottor Magani sia un tassello di un disegno, non considerato pienamente nelle conseguenze, che potrebbe comportare addirittura che i fondi per la ricostruzione privata delle case andranno a ricostruire le chiese. Chi lo spiegherebbe all’Italia?
Altra considerazione politica è ormai l’abbandono totale dell’Aquila da parte del governo. Non vi sono soldi per la ricostruzione pubblica, sono finiti e non si prevedono nuovi finanziamenti. Ricostruzione pubblica vuole dire case dell’edilizia residenziale pubblica, le case popolari non riparate da quasi cinque anni, vuol dire scuole, vuol dire uffici. È tutto fermo.
Non vi sono soldi per la ricostruzione privata che si bloccherà nei primi mesi del 2014. I cento milioni che ottenemmo per il rilancio economico e produttivo sono fermi da oltre un anno per le lungaggini burocratiche e i cavilli dei dirigenti ministeriali.
Il ministro Trigilia che dovrebbe seguire le problematiche relative alla ricostruzione dei centri del “cratere” sismico è completamente assente. Signor presidente, la città è allo stremo. Quest’anno lei si è indignato per il mio gesto di rimuovere il Tricolore.
Se non lo avessi fatto non avrei ottenuto quel miliardo e duecento milioni per l’intero cratere che ci ha permesso di andare avanti sino a oggi. Ciò è quanto mi ha detto il presidente del Consiglio Letta. Ma io lo sapevo!
Io, noi, non sappiamo come andare avanti in questa disperata situazione. Molti di noi, impegnati nell’amministrare questa città, vengono da una cultura politica che, del senso delle istituzioni, dell’etica della responsabilità e dell’impegno sociale per i risultati da conquistare, anche con sacrificio personale, hanno fatto una scelta di vita, una scelta etica.
Ma proprio a lei, che nei mesi scorsi del sacrifico personale, in nome di questi valori, ha dato dimostrazione accettando la rielezione, rimettiamo una riflessione: questo impegno così gravoso che ci vede ormai così soli e abbandonati a rappresentare le istituzioni che all’Aquila non ci sono più, ha ancora un senso o diventa un comportamento quasi omertoso?
Non sarebbe più giusto riconsegnare il nostro ruolo nelle mani del prefetto e far venire per un anno qui lo Stato che forse così prenderà finalmente coscienza di cosa è, oggi, una città che non c’è più? Uno Stato che finalmente si renda conto della disperazione di questi italiani abbandonati e che affronti in prima persona le proprie responsabilità senza più il ruolo di cuscinetti che noi stiamo subendo.
Signor presidente, non è un sfogo, è una riflessione politica che siamo oggi costretti a condurre e stiamo valutando. Siamo senza parole. Se l’Italia ha due emergenze, Pompei e L’Aquila, perché privilegiare Pompei a discapito dell’Aquila?
Pompei è un nostro simbolo, ma i suoi abitanti sono calchi di lava! Qui ci sono, forse pochi, italiani in carne ed ossa, che vorrebbero ritrovare la speranza.
Non ci sono “corrette informazioni” ma “polemiche inutili e sterili” nella lettera del sindaco dimissionario dell’Aquila, Massimo Cialente, al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, di un mese fa ma diffusa oggi, che accusa la Curia aquilana di un “disegno” per allontanare il direttore regionale del ministero dei Beni culturali, Fabrizio Magani, e gestire la ricostruzione delle chiese come soggetto attuatore, come anticipato da AbruzzoWeb prima che fosse disvelata la missiva al Quirinale.
La replica arriva dalla stessa Arcidiocesi del capoluogo, dopo le accuse del primo cittadino rivelate all’opinione pubblica.
La nota evidenzia che la strategia della Curia di farsi riconoscere soggetto attuatore capace di gestire appalti di ricostruzione è una richiesta di ambito regionale della Conferenza dei vescovi abruzzesi e molisani (Ceam) “che quindi non interessa solo L’Aquila, perché anche in Abruzzo si possa seguire la stessa procedura adottata, per le chiese e gli edifici ecclesiastici, nei terremoti avvenuti in Umbria, nelle Marche e recentemente in Emilia e Lombardia”.
LA NOTA COMPLETA
Spiace dover riconoscere che nella lettera del sindaco dimissionario dell’Aquila, Massimo Cialente, al presidente Napolitano, in relazione alla cosiddetta richiesta della Curia Aquilana, non ci siano corrette informazioni.
Si preferisce in questo momento di grande confusione non entrare in polemiche inutili e sterili.
Si tratta di una richiesta fatta da tutti i vescovi della Conferenza di Abruzzo e Molise (Ceam), che quindi non interessa solo L’Aquila, perché anche in Abruzzo si possa seguire la stessa procedura adottata, per le chiese e gli edifici ecclesiastici, nei terremoti avvenuti in Umbria, nelle Marche e recentemente in Emilia e Lombardia.
Il riserbo mantenuto sinora sull’iter della richiesta è dovuto al rispetto delle procedure e per evitare la diffusione di informazioni incomplete sino a quando non si giunga a un accordo conclusivo.
Tuttavia, se opportuno, sarà il presidente della Ceam, monsignor Tommaso Valentinetti, Arcivescovo di Pescara-Penne, a fornire, con un suo comunicato, ogni utile dettaglio circa la proposta di norma.
Per il momento, a nome dell’arcivescovo Petrocchi, si può assicurare che la Curia aquilana intrattiene rapporti di stretta collaborazione con il dr. Magani: di conseguenza viene pienamente condiviso il desiderio dell’on. Cialente, che il dr. Magani continui la sua opera in Abruzzo.
Inoltre, lo stesso mons. Petrocchi si è premurato, negli incontri avuti nelle competenti sedi istituzionali, di far inserire nella proposta di norma cui si fa riferimento, la possibilità di fare convenzioni con altri Enti (Comune, Provveditorato Opere Pubbliche e Direzione Regionale dei Beni Artistici e Ambientali) per affidare ad essi la gestione dei finanziamenti e degli appalti riguardanti le Chiese.
Infine, va detto con tutta franchezza, che l’unico intento della Curia aquilana è poter disporre di regole meglio articolate e certe, in grado di determinare con chiarezza modalità, entità e tempi dei finanziamenti per la ricostruzione del patrimonio ecclesiastico, con la motivata volontà di contribuire così alla rinascita spirituale, culturale e sociale della nostra Città.



