L’AQUILA – “Nei prossimi giorni porteremo al Cipe l’assegnazione delle ulteriori risorse disponibili. Parallelamente stiamo lavorando per la soluzione più stabile per garantire nel tempo fondi certi alla ricostruzione. Insomma: non molliamo e siamo fermi e determinati”.
Così il sottosegretario all’Economia con delega alla Ricostruzione post-sisma dell’Aquila, Giovanni Legnini, parlando dell’annoso problema dei fondi tornato in evidenza dopo l’articolo di questo giornale nei giorni scorsi.
Certi insomma, stando alle dichiarazioni del “determinato” e “fermo” sottosegretario, per ora solo i 260 milioni di euro del Cipe, una cifra “irrisoria”, come ha ribadito ad AbruzzoWeb l’assessore comunale Piero Di Stefano, il contabile della ricostruzione, perché finirebbero nel giorni di poche settimane, visti la grande mole di progetti già pronti a diventare cantiere, e un fabbisogno totale quantificato solo per L’Aquila e le sue frazioni di altri 3 miliardi e mezzo.
Legnini preferisce non entrare nel merito, ma per una “soluzione più stabile” si suppone l’ipotesi da tempo allo studio di utilizzare le entrate costanti del bollo per finanziare un mega mutuo del governo di 6-7 miliardi, oppure, come ribadito sempre da Di Stefano di “uscire dalla trappola del rapporto deficit/Pil del 3% imposto dall’Europa che taglia le gambe al capoluogo”, impedendo di indebitare le casse dello Stato per finanziare la ricostruzione.
E a proposito di Europa, Legnini ribadisce che la madre di tutte le battaglie, per il futuro del nostro Paese e anche per la ricostruzione post-sismica aquilana, passa per un cambio di segno delle politiche economiche e di bilancio di Bruxelles.
“Io voglio interpretare in positivo le ultime raccomandazioni dell’Europa – spiega il sottosegretario – il nostro piano di riforme è stato ampiamente apprezzato, e anzi vi è un incoraggiamento ad andare avanti, in secondo luogo non c’è contestazione su presunte violazioni, ma vi è una condivisone del quadro di finanza pubblica complessivo. Vi è una sollecitazione ad accelerare sulla riduzione del debito, ma questo era già contenuto nel Def, negli atti di programmazione economica del governo, e se sarà possibile è nell’interesse del governo italiano andare in questa direzione”.
“Dopo ciò che accaduto in questi anni con una politica di austerità a senso unico, e dopo le recenti elezioni, con le sue luci e le sue ombre, è evidente a tutti che la politica economica e di bilancio europea deve cambiare, al centro deve tornare la ripresa, la crescita e il lavoro – conclude – Il ruolo dell’Italia e del suo semestre sarà molto importante. Gli eurobond? Si vedrà, adesso l’importante è far partire il treno della riforme e del cambiamento delle politiche economiche europee”.






