L’AQUILA – “Non risultano lavori fatti male” nei cantieri di ricostruzione privata post-sisma dell’Aquila in cui hanno operato le ditte contigue al clan camorristico dei Casalesi che hanno ricevuto i lavori in subappalto irregolare dalle imprese aquilane che se li erano aggiudicati.
È quanto ha assicurato il sostituto procuratore antimafia dell’Aquila David Mancini parlando dei dettagli dell’inchiesta “Dirty job” che ha portato all’arresto di 7 persone, 4 in carcere e 3 ai domiciliari.
Si tratta di circa 10 cantieri definiti “di consistente rilevanza”, per un giro d’affari di 10 milioni di euro, secondo una prima stima del personale della Guardia di finanza.
“Nessun rischio”, ha aggiunto il magistrato, per i proprietari aquilani che hanno avuto l’abitazione distrutta dal sisma e ricostruita dalle ditte aquilane o campane coinvolte.
Il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha ricordato in tal senso che “il clan dei Casalesi ha una spiccata vocazione imprenditoriale ed edilizia, oltre alle liquidità si è propagato attraverso il know how in questo settore”.
Roberti ha comunque ipotizzato “controlli a campione negli appartamenti ricostruiti dalle ditte legate alla camorra dopo che sarà concluso l’intervento giudiziario”. (alb.or.)



