L’AQUILA – Nuove polemiche nella ricostruzione privata aquilana dopo l’affidamento dell’appalto da 6 milioni di euro per la ricostruzione post-sismica dell’aggregato in corso Federico II, nel cuore del centro storico dell’Aquila alla ditta Edilco di Matera.
Sotto accusa ci sono le mosse della presidente del Consorzio, Stefania Pastore, dopo che la commessa è andata alla ditta lucana, una di quelle che faceva parte del consorzio San Massimo, assieme a La Regente Srl di Enrico Vittorini, Sergio Rossi, Odoardi Pietro & C., Fasi ed Edil scavi, che si era inizialmente aggiudicato l’appalto (progettisti Mauro Properzi e Fernando Altieri), e che poi è stato messo in liquidazione per la mancata condivisone delle scelte tra i vari imprenditori.
Ma secondo il fronte polemico, una volta venuto meno il consorzio San Massimo, l’appalto sarebbe dovuto andare alla seconda classificata, ovvero il consorzio L’Aquila 2009, e non a una delle ditte “ripescate” tra quelle dell’ex consorzio, che, argomentano gli esclusi, non ha fatto una proposta individuale.
È un classico caso dell’impossibilità con cui si scontrano le imprese che lavorano nella ricostruzione di tutelare in giudizio i loro interessi qualora ravvisino qualcosa che non quadra: un aspetto già approfondito da questo giornale sul quale probabilmente si interverrà con un correttivo nella nuova legge sulla ricostruzione in corso di scrittura.
Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) ha stabilito di essere incompetente nelle controversie tra imprese che riguardano i lavori della ricostruzione privata, per via della loro natura di appalti non pubblici.
Anche i due uffici speciali per la ricostruzione dell’Aquila e del “cratere” (Usra e Usrc) hanno spiegato di non avere competenza nelle “beghe” giudiziarie così come il Comune dell’Aquila e l’Associazione costruttori (Ance).
L’appalto dell’aggregato di corso Federico II era già finito nella bufera quando alcune ditte del disciolto Consorzio denunciarono il tentativo di affidare i lavori alla Maltauro di Vicenza, molto attiva nei cantieri del terremoto fin dall’emergenza post-sisma, minacciando le vie legali.
A indurre a un ripensamento l’assemblea dei condomini, le disavventure giudiziarie di Enrico Maltauro, amministratore delegato dell’omonimo colosso delle costruzioni, finito in carcere nel maggio 2014 insieme ad altre 6 persone nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica di Milano che avrebbe scoperchiato un’associazione a delinquere volta a truccare gli appalti pubblici dell’Expo Milano 2015 e che avrebbe messo le mani pure su commesse sulla sanità. (red)



