L’AQUILA – “Ricordati dei soldi spesi dal Paese per il terremoto del Belice”: è un coro di accuse, più o meno dure, quello che si alza dalla politica abruzzese nei confronti del presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, dopo l’approvazione della delibera con la quale ha proposto ricorso alla Corte costituzionale contro l’articolo 7 bis del decreto sulle emergenze che ha stanziato 1,2 miliardi in sei anni per il capoluogo e il “cratere” attraverso l’aumento delle marche da bollo.

Un fronte bipartisan che contesta la scarsa sensibilità dimostrata dal governatore isolano, nonostante il suo territorio, in passato, sia stato colpito da calamità, come quella che nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 colpì una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra la provincia di Agrigento, quella di Trapani e quella di Palermo.

Per Crocetta e la sua Giunta di centrosinistra, come rivelato per primo dal quotidiano Libero, che ha riportato i passaggi salienti del provvedimento, l’aumento vìola la legge sull’automia siciliana poiché vengono sottratti tributi senza la prevista intesa per stabilire le modalità di compensazione del gettito.

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Per il collega abruzzese Gianni Chiodi, “Crocetta dimentica gli sforzi fatti dall’Italia per il suo territorio, in particolare per il sisma di Messina e quello del Belice”, sulla falsariga di quanto lamentato dal coordinatore del Popolo della libertà della federazione L’Aquila-Sulmona, Alfonso Magliocco, che ha sollevato il caso.

“La sua – sottolinea Chiodi – non mi sembra un argomentazione di pregio”.

Più diplomatico il commento dell’ex deputato del Partito democratico Giovanni Lolli: “posso capire il senso della sua battaglia, ma si è appigliato a un esempio sbagliato”.

“Come ripetiamo spesso ai nostri connazionali del Nord – afferma Lolli – il federalismo fiscale deve legarsi alla solidarietà, quando un parte della nazione è in difficoltà è un obbligo per tutti intervenire”.

“Mi dispiace – dice ancora Lolli – ma ha commesso un errore”.

Posizione tranchant quella del consigliere regionale del Pdl Luca Ricciuti: “una decisione inqualificabile, in Sicilia andrebbe riaffermata la presenza dello Stato, un sentimento che Crocetta sembra aver smarrito”.

“D’altra parte certe sensibilità, se uno non ce l’ha, non se le può inventare – conclude – penso che i siciliani si staranno mordendo i gomiti per aver votato un soggetto simile”.

Defilata, invece, la posizione del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente: “chiamerò il governatore per capire”.

“Ma credo – prosegue – che ci sia stato un problema di legislazione e non sia l’espressione di una precisa volontà politica”. Pierluigi Biondi