L’AQUILA – Le mani della ‘ndrangheta sulla ricostruzione dell’Aquila. Prevedibile, visto che quello aquilano viene ormai unanimemente stimato come il “cantiere più grande d’Europa”. Eppure succede.

Succede che, a caccia di affari nel calderone della ricostruzione, imprenditori del capoluogo intessano relazioni con uomini della criminalità organizzata, facendo da contatto logistico sul posto per le esigenze delle imprese malavitose. Creazione di società, affitto di camere o capannoni, procedure burocratiche. Ci pensa “l’agente all’Avana”.

Il bubbone è scoppiato a causa di una grossa operazione di polizia che con 34 arresti ha fatto a pezzi la cosca Borghetto-Caridi-Zindato grazie all’azione del procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, e dal capo della squadra Mobile, Renato Cortese.

Tra i faldoni è spuntata anche una frangia aquilana, con un reato risalente allo scorso marzo. Protagonisti l’esponente del cartello mafioso, Santo Giovanni Caridi, e il commercialista Carmelo Gattuso, entrambi arrestati, come si legge nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari.

“In concorso tra loro, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione, Caridi attribuiva fittiziamente al Gattuso la titolarità del 50 per cento della quota societaria della Tesi costruzioni srl, essendone in realtà Caridi Santo il reale titolare; con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare la cosca mafiosa Borghetto-Caridi-Zindato di appartenenza del Caridi”.

La società Tesi costruzioni, con sede in via Pescara, è proprio quella che costituiva il contatto aquilano. Ne è comproprietario l’aquilano Stefano Biasini, poi divenuto amministratore unico.

Va subito detto che Biasini, 33 anni, costruttore edile e figlio di un noto geometra che svolge anche l’attività di amministratore di condominio, non è indagato dalla Procura reggina. Secondo gli inquirenti, che hanno ascoltato le decine di intercettazioni telefoniche nelle quali compare il suo nome, è proprio lui il “gancio” aquilano per i personaggi calabresi.

Un gancio inconsapevole, che pensava di parlare con imprenditori normali, forse al massimo aveva qualche sospetto. Per il Gip, il rapporto è cominciato già dal mese di gennaio scorso. Assieme a lui operava Pasquale Giuseppe Latella, quest’ultimo indagato, in sinergia con Biasini e sempre sotto la regia di Caridi.

In base alla ricostruzione degli investigatori, il commercialista Gattuso ha funto da prestanome, per conto di Caridi, nell’ambito di due società attive nel territorio aquilano, Br Costruzioni e Lypas costruzioni, ed era già definito l’ingresso nella terza, la Tesi.

Un’espansione rapida e piani ambiziosi: la creazione di un consorzio e la partecipazione tanto alla ricostruzione privata, quella con più spazio di manovra perché priva di regole tassative, quanto agli appalti pubblici.

Proprio come nel precedente caso dell’infiltrazione della camorra, quando fu arrestato Michele Gallo e coinvolto come prestanome l’aquilano Antonio Cerasoli, le carte saranno girate alla distrettuale antimafia aquilana che verificherà se ci sono ulteriori illeciti e responsabili in città.

Un’ulteriore stretta su questo argomento, del resto, era già stata annunciata da fonti della Procura. L’Aquila attrae inesorabilmente le mafie, e non si vuole abbassare la guardia.

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