L’AQUILA – “Chi governa la ricostruzione nel cratere sismico aquilano ha già rimosso il ricordo di quanto è successo nella zona di Via Campo di Fossa all’Aquila in quell’ormai lontano 6 aprile del 2009 oppure non ne sa nulla perché estraneo al territorio”.

Così Walter Salvatore, ex consigliere comunale di Barisciano e presidente della Onlus Crogiuolo.

“La naturale ed inquietante conseguenza è non fare nulla per prevenire il ripetersi di casi analoghi. In molti comuni del cratere, infatti, si stanno ricostruendo interi aggregati su un dedalo di cavità/cantine”.

“Mentre all’Aquila le istruttorie affrontano queste realtà adottando regole di buon senso, efficaci ed intelligenti, nel resto del cratere si è obbligati, da regole che alcuni hanno invano più volte definito demenziali, ad ignorare tali ambienti e far decidere al fato chi perirà al prossimo terremoto e chi invece la farà franca”.

“A nulla sono serviti gli inviti a rivedere le procedure dedicate a questo fenomeno per renderle realmente applicabili invece che una inutile, farraginosa quanto inefficace ginnastica burocratica amministrativa”.

“Per non lasciare al fato la sorte di centinaia di terremotati – aggiunge Salvatore – non resta che rimettere il problema nelle mani della magistratura che, con i suoi tempi, saprà appurare se l’ottusità tecnica-burocratica stia compromettendo la sicurezza di quanto ricostruito ed in corso di ricostruzione e nel caso individuarne i responsabili”.

“Avremmo sicuramente preferito assistere ad un guizzo di intelligenza da parte dei soggetti preposti, anche solo equiparando le procedure del cratere con quelle applicate all’Aquila, ma – conclude – l’incomprensibile ed ottuso arroccamento non lascia alternative”.