L’AQUILA – “Non si è speso troppo per la ricostruzione dell’Aquila, anzi, non si è speso niente! Direi invece che si è perso tempo che poteva essere utilizzato meglio, sono passati ben tre anni e mezzo dal sisma”.
Se lo dice pure la Corte dei Conti, che si è sprecato tempo e che addirittura si è speso poco, è il caso di cominciare a crederci.
A bacchettare la governance che è stata e i primi passi di quella che c’è ora è, parlando con AbruzzoWeb, il presidente della Sezione di controllo per l’Abruzzo della Corte dei Conti, Maurizio Tocca, pochi minuti dopo la conclusione della cerimonia di celebrazione del 150° anniversario dell’istituzione.
E fa impressione sentire anche un giudice contabile ripetere le solite tiritere amare che per mesi deve aver sentito sugli organi d’informazione come possibili scusanti per i ritardi, e che gli sono state confermate dai protagonisti.
Si è chiesto come mai si sia perso tempo?
Da colloqui che ho avuto con gli amministratori locali i soldi ci sono, il problema è che prima c’era una specie di conflitto tra il commissario per la ricostruzione e il sindaco. Ora questa situazione si è sbloccata, mi auguro che decolli in tempi rapidi.
Lei che vive il centro abbandonato, come pensa si dovrebbe ricostruire?
Apprezzo molto la città ma mi chiedo se dobbiamo rifare una città-museo, com’era una volta, oppure farne una con un’architettura moderna ma intelligente. Nel 1700 Lisbona fu distrutta e ricostruita non come una città medievale ma con lo stile dell’epoca. Capisco il centro e il nucleo storico, ma bisogna essere realisti.
La sede della Corte è stata ricostruita in modo intelligente?
È una sede antica, il convento era stato restaurato molto bene, a differenza della chiesa che invece è crollata. Una sede bella, prestigiosa. L’unica cosa è che siamo al confine della zona rossa, ci sono difficoltà spicciole. Faccio un esempio, prendere un caffè: non ci sono bar qui vicino.
Come funziona oggi la sezione abruzzese della Corte?
Siamo sotto organico. Nel 2003 uscì la legge La Loggia che assegnava alla Corte alcune competenze. Per consentire a questa magistratura di funzionare erano stati assegnati alle varie sezioni magistrati regionali che in Abruzzo erano due. Uno purtroppo è deceduto anni fa, all’altro è scaduto il mandato. Quindi manchiamo totalmente di questi due magistrati.
Ci sono state ripercussioni forti?
Per adesso abbiamo retto, il problema ci sarà quando verrà convertito in legge il decreto 174 che ci assegna molte competenze e anche una tempistica sul funzionamento di leggi e atti regionali. Questo si scarica non solo sui magistrati che fanno il lavoro finale ma anche sul personale che lo prepara, e siamo sotto organico anche lì. Tanto è vero che abbiamo una unità distaccata dalla Provincia dell’Aquila, una persona in maternità e così via. Inoltre abbiamo un organico antecedente alla legge La Loggia.
Spera in qualche nuovo arrivo?
Non credo ci saranno integrazioni. Nel pubblico impiego c’è il blocco delle assunzioni, dobbiamo sperare nella mobilità che, però, è un po’ difficile ad attuarsi. Se uno ha interessi a Roma è difficile che venga all’Aquila, a meno che non ha la famiglia qui. Sarà complicato riempire gli organici.
Un evento pubblico per far uscire la Corte dei Conti dall’isolamento, come mai?
Si è voluto sensibilizzare l’opinione pubblica facendo conoscere questa magistratura che forse talora non è apprezzata nella sua integrità ma è comunque un deterrente. Si è voluto ridare alla Corte un controllo sugli sprechi fatti: il controllore è necessario, il biglietto dell’autobus si paga perché si teme la verifica!
Oltre allo stesso Tocca, che presiede la Sezione di controllo, nel corso della cerimonia hanno parlato anche il presidente facente funzioni della Sezione giurisdizionale per l’Abruzzo, Federico Pepe, il procuratore regionale per l’Abruzzo, Fausta Di Grazia, l’ex rettore dell’Università di Teramo, Rita Tranquilli Leali, e l’esponente dell’Associazione nazionale magistrati della Corte dei Conti, Chiara Imposimato.
A conclude il presidente aggiunto della Corte, Raffaele Squitieri, costretto a parlare con un filo di voce perché alle prese con un malanno.
“Per quanto riguarda il pareggio del bilancio, la Corte dei Conti deve svolgere un ruolo perché l’Europa giustamente pretende rigore – ha affermato – Non sentiamo la necessità di nuovi organismi parlamentari che svolgano un ruolo che noi possiamo svolgere”.
“Ci danno competenze, ma non risorse – ha aggiunto Squitieri – Ci batteremo e accoglieremo la sfida che proviene non dal governo ma soprattutto dal Paese”.
Sulla ricorrenza di oggi, il presidente aggiunto ha ricordato che “siamo la più antica magistratura della Repubblica, da sempre garanzia imparziale sulla gestione delle risorse. Questa Corte – ha continuato – ha subìto una evoluzione, dal controllo formale della legge a quello della gestione dello Stato-imprenditore: è antica, ma non è una magistratura vecchia”.



