L’AQUILA – Il Partito democratico si mobilita contro le misure adottare di recente dal governo Monti sulla ricostruzione.

Nella  conferenza stampa che si è tenuta stamattina presso la sede del Pd, il parlamentare Giovani Lolli ha mostrato tutto il suo disappunto  nei confronti dei provvedimenti dell’esecutivo tecnico, annunciando una serie di iniziative con le quali si tenterà di migliorare le condizioni imposte dal premier nelle recenti Opcm.

“Siamo stati abbandonati – ha dichiarato Lolli –  L’Aquila da ormai un paio d’anni è uscita dall’attenzione del governo, e siamo in balia di ordinanze cervellotiche. Vogliamo esprimere tutto il nostro dissenso nei confronti  dell’esecutivo di Mario Monti, che pure sosteniamo”.

“Le ultime ordinanze firmate dal presidente del Consiglio sono sbagliate e, cosa più grave – ha precisato –  non sono in nessun modo concordate con il sindaco e con gli amministratori dei vari Comuni”.

“Per questo – ha annunciato il deputato Pd – mercoledì 1 febbraio presenteremo al presidente Monti una lettera firmata da tutti i parlamentari del Pd, nella speranza di organizzare un incontro per lanciare l’allarme sullo stato in cui versa la ricostruzione della città dell’Aquila: obiettivo primario è quello di porre fine alla gestione commissariale e di consegnare un potere maggiore nelle mani degli enti locali, mettendoli in condizione di operare”.

“Questo incontro era previsto per mercoledì scorso ed è stato rimandato a causa dell’emergenza della Costa Concordia. Se non ci sarà neanche mercoledì prossimo – ha proseguito –  inizieremo a farci delle domande. Del resto il nostro obiettivo è creare una base di chiarezza che permetta al governo di operare al meglio”.

Lolli ha inoltre preannunciato altre due iniziative: “Nel corso della settimana prossima, invece, al Senato ci sarà un question-time in cui si chiederà al governo di rispondere alla richiesta di istituire una commissione di indagine sulla reale entità dei finanziamenti da concedere all’Aquila; mentre alla Camera tutti i parlamentari, indipendentemente dal colore politico richiederanno di effettuare delle indagini sui costi dell’attuale struttura commissariale”.

“La ricostruzione delle abitazioni è bloccata – ha dichiarato Lolli – da agosto il commissario Gianni Chiodi ha disposto che la filiera non esamini più progetti. E quindi, a causa dei ritardi della struttura commissariale nell’indicare le linee guida, i cittadini rimangono sfollati, con tutti i costi che la cosa comporta; inoltre la ricostruzione dei beni culturali, che necessita di almeno tre miliardi, non prevede alcun canale di finanziamento; per quanto riguarda le attività produttive, infine, non è prevista nessuna misura a favore del lavoro e delle attività economiche”.

“Nell’ambito di questa situazione a dir poco drammatica – ha proseguito – ci sono piombate addosso queste due ordinanze che prevedono la riduzione del contributo di autonoma sistemazione in maniera retroattiva, disponendo così che la gente restituisca il denaro che ha ricevuto, e l’imprescindibilità dei piani di ricostruzione, bloccando del tutto ogni possibilità di partire con i lavori almeno in quegli edifici in cui sarebbe possibile”.

“Se a ciò si aggiungono le voci che si sentono tra i nostri parlamentari, secondo le quali la possibilità della zona franca sarebbe ormai del tutto esclusa, si capisce quanto la situazione sia preoccupante”, ha concluso Giovanni Lolli.

Stefania Pezzopane, assessore alle Politiche sociali e responsabile nazionale del Pd per la ricostruzione ha attaccato duramente il governo Monti e ha espresso apertamente la propria condanna nei confronti della struttura commissariale.

“L’Aquila è sola – ha dichiarato – e le aspettative sul nuovo governo traballano, Chiodi, Fontana e Chicchetti vadano a casa. Chiodi torni a fare il governatore sempre se se la sente”.

“È una situazione vergognosa – ha aggiunto – Ci sono 9 milioni dei fondi Giovanardi e 2 milioni e mezzo dei fondi disposti dall’ex ministro Meloni bloccati; in più 3 milioni stanziati dall’ex ministro Carfagna per creare un centro anti-violenza sono stati dirottati sulle quattro diocesi della regione”.

“Non erogare fondi sembra un’azione politica contro il Comune dell’Aquila, un cinico disegno politico fatto sulla nostra pelle, ma il Pd non lo permetterà”, ha concluso la Pezzopane.

IL TESTO DELLA LETTERA A MONTI

Questo il testo della lettera inviata al premier, Mario Monti, sottoscritta dai parlamentari abruzzesi del Pd, i senatori Franco Marini, Luigi Lusi e Giovanni Legnini, e gli onorevoli Giovanni Lolli, Vittoria D’Incecco, Tommaso Ginoble e Lanfranco Tenaglia.

“Le scriviamo per chiedere cortesemente di essere ricevuti al più presto da Lei o da un membro del Governo da Lei indicato per esprimerLe un allarme relativo allo stato in cui versa la ricostruzione della città dell’Aquila e dei Comuni colpiti dal terremoto del 6 Aprile 2009. Vogliamo esprimerLe la nostra viva preoccupazione per il fatto che questo grandissimo problema nazionale continui ad essere relegato ai margini dell’attenzione politica e dell’azione di Governo”.

“La ricostruzione è praticamente ferma. Ferma la ricostruzione delle abitazioni, a causa dei ritardi da parte della struttura commissariale nell’indicare le linee guida ed a causa di un processo di valutazione dei progetti complicatissimo ed astruso, con la conseguenza che decine di migliaia di persone continuano a rimanere fuori delle proprie abitazioni nella condizione disagiata di sfollati e lo Stato è costretto a caricarsi costi molto consistenti per assistere le popolazioni sfollate. Ferma la ricostruzione dei beni culturali e monumentali non essendo prevista nessuna misura e nessun finanziamento specifico, come invece è accaduto in altri territori colpiti da terremoti. Stiamo parlando di un patrimonio immenso di chiese, palazzi, piazze che rappresentano una ricchezza dell’intero Paese e che rischia, ogni giorno di più, il degrado. Totalmente assente qualsiasi misura a favore del lavoro e delle attività economiche, è di oggi la notizia che la ‘Zona Franca’, misura prevista dalla legge 772009 sul terremoto, non verrà concessa dalla Commissione Europea”. 

“In questa situazione, negli ultimi giorni, sono state firmate dal Suo Governo due ordinanze a nostro avviso pesantemente discutibili nel merito ( prevedendo fra l’altro di ridurre consistentemente contributi a cittadini che rimangono, non certo per loro responsabilità, nella condizione di sfollati)  e soprattutto non concordate in nessun modo con il Sindaco dell’Aquila e con gli Amministratori degli altri Comuni. E’ la prima volta che viene seguito un metodo e un iter simile, cosa tanto più grave perché accentua quello che per noi è esattamente il problema che blocca la ricostruzione :  la scelta di assegnare a strutture commissariali non solo l’emergenza ma anche la ricostruzione, espropriando, di fatto, i legittimi rappresentanti delle popolazioni, senza che tutto ciò abbia prodotto maggiore efficienza e rapidità, determinando anzi confusione e sovrapposizioni”.

“Sappiamo bene quanto, Lei e gli altri membri del Governo, siate impegnati in un opera complessa e difficile che noi sosteniamo con impegno e lealtà,  tuttavia le chiediamo di inserire all’interno delle priorità la vicenda nazionale della ricostruzione dell’Aquila e del suo territorio.  Nell’incontro che speriamo Lei vorrà concederci le forniremo i dettagli di proposte ragionevoli ed efficaci contenute, per altro, nella proposta di legge di iniziativa popolare e nei documenti unitari prodotti da tutti i rappresentanti delle forze sociali del territorio”.

“Le chiediamo inoltre, tra i suoi numerosissimi impegni, di programmare prima possibile una visita ad Aquila. Ci creda, solo vedendo è possibile farsi un’idea di questa incredibile ferita ancora aperta nel cuore del nostro Paese”.