L’AQUILA – È il giorno della verità per la ricostruzione dell’Aquila e del “cratere”.
Questa mattina, infatti, ci sarà il faccia a faccia tra il governo e i rappresentanti istituzionali del territorio colpito dal sisma del 6 aprile 2009.
L’obiettivo è incrementare le risorse fino a oggi disponibili: 1,2 miliardi (ma spalmati in sei anni) cui si aggiungono i 600 milioni previsti nella legge di stabilità nel biennio 2014-2015.
Al summit ci saranno da una parte il ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia, che ha raccolto il testimone di “inviato speciale” per L’Aquila dal predecessore Fabrizio Barca, il vice ministro all’Economia Stefano Fassina e il sottosegretario con delega all’Editoria e all’Attuazione del programma, l’abruzzese Giovanni Legnini, mentre dall’altro lato del tavolo, in veste di “questuanti”, siederanno il primo cittadino del capoluogo, Massimo Cialente, il coordinatore delle aree omogenee, Emilio Nusca, e il suo vice, Sandro Ciacchi, questi ultimi due in rappresentanza degli altri 56 comuni del “cratere”.
NERVI TESI IN CASA PD
All’appuntamento si arriva in un clima da nervi tesi, soprattutto in casa Partito democratico, di cui la maggior parte dei partecipanti all’incontro sono esponenti (fanno eccezione Ciacchi e il “tecnico” Trigilia).
Da settimane Cialente e Legnini si fronteggiano, seppur a colpi di fioretto e non di sciabola: tutto è nato dopo la lunga lettera al vetriolo che il sindaco ha fatto recapitare al premier Enrico Letta, nella quale accusava l’esecutivo “di voler lasciare morire questo pezzo d’Italia”.
Letta ha immediatamente battuto un colpo, facendo dire a un suo consigliere, Francesco Sanna, in visita a Pescara che il presidente del Consiglio prima “avrebbe risolto il problema” e poi sarebbe “venuto a L’Aquila per comunicare come”.
“Toni gravissimi”, li ha bollati invece Legnini in una telefonata con alcuni sindaci, e poi, in risposta alla protesta del partito aquilano che ha sposato la linea di Cialente e ammainato le bandiere democratiche, sostituite con quelle neroverdi, ha parlato di “attacchi fuori luogo” perché il capitolo della ricostruzione “è una delle voci più alte del bilancio statale”.
Tanto che proprio ieri, per sanare i conflitti e lavare i panni sporchi in casa, il sottosegretario ha annunciato di aver organizzato un incontro chiarificatore tra Cialente, il Pd aquilano e abruzzese e il segretario nazionale, Guglielmo Epifani.
L’IDEA VELLEITARIA DEL PDL
Nella bagarre si è infilato anche il centrodestra che, nel tentativo di scavalcare Max, ha compiuto una missione a Roma per concordare con i parlamentari del Popolo della libertà una strategia per reperire i soldi che “Cialente non è stato in grado di trovare”.
A guidare la pattuglia il presidente della Regione, Gianni Chiodi, con lui alcuni consiglieri comunali d’opposizione dell’Aquila e il trio dei rappresentanti del capoluogo all’Emiciclo Giorgio De Matteis, Gianfranco Giuliante e Luca Ricciuti, tornati a marciare d’amore e d’accordo dopo i vecchi dissidi.
L’idea uscita fuori dalla iniziativa pidiellina viaggia su un doppio binario: chiedere subito una bella fetta di liquidità prelevandola dai fondi stanziati per l’Emilia-Romagna ma non ancora impegnabili con la promessa di ricostituire il “tesoretto” attraverso la destinazione specifica delle accise sui carburanti introdotte per finanziare guerre e calamità ormai dimenticate.
Tutta da verificare la tenuta di tale ipotesi tanto sul fronte politico (difficile che l’Emilia voglia “regalare”, seppur temporaneamente, una parte del proprio budget) tanto su quello economico (i vecchi balzelli sulla benzina ormai sono stati riassorbiti dalla spesa pubblica generale).
Unica novità degna di nota la promessa di un ordine del giorno del Pdl con cui impegnare il governo a ripristinare il sistema del contributo agevolato tramite Cassa depositi e prestiti, come riferito da Ricciuti ai microfoni di AbruzzoWeb.
IL PACCHETTO DELLE PROPOSTE
Cialente, Nusca e Ciacchi si presenteranno con un pacchetto di proposte studiate, numeri alla mano, con i direttori degli Uffici speciali per la ricostruzione dell’Aquila, Paolo Aielli, e del “cratere”, Paolo Esposito.
Dai calcoli effettuati sulle pratiche depositate e i contributi già rilasciati è emerso che il minimo sindacale è di 600 milioni all’anno per i prossimi 24 mesi da aggiungere al miliardo e rotti già portato a casa, che però va anticipato, attraverso un accordo con gli istituti di credito.
Sotto quella soglia l’asticella non può scendere, come spiegato in un’assemblea dei sindaci dall’ex deputato Giovanni Lolli, che ha fatto i “conti della serva” delle pratiche in corso di istruttoria e delle altre spese indispensabili.
La quota richiesta comprende anche quelle spese che pochi considerano ma che sono fondamentali per la sopravvivenza dei comuni e per garantire un celere rientro in casa dei proprietari degli edifici danneggiati.
Si va dal fondo di riequilibrio per gli enti locali per le minori entrate e i maggiori costi direttamente attribuibili al dopo terremoto (mancati incassi dei tributi municipali, soprattutto) alle uscite per l’assistenza alla popolazione (contributo di autonoma sistemazione, affitti concordati e canoni del fondo immobiliare).
Somme necessarie appena per tamponare le necessità del 2014 e, forse, di una parte del 2015.
Probabilmente non sarà l’incontro risolutivo e gli “sherpa” del dialogo dovranno faticare non poco per limare le posizioni e giungere a un accordo condiviso, sempre che le casse disastrate del Belpaese consentano di allargare i cordoni della borsa.
Se, però, il governo deciderà di non schiodarsi dai 600 milioni biennali promessi, L’Aquila e il “cratere” saranno chiamati a far sentire la loro voce in ambiti extra-istituzionali.



