L’AQUILA – Dopo lo sprint di metà giugno, la complicata vicenda degli aiuti de minimis alle imprese aquilane è piombata di nuovo nel dimenticatoio.

A riaccendere le speranze di piccole e medie imprese nuove e vecchie del capoluogo terremotato era stato, poco più di due settimane fa, il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, inviato del governo Monti in materia di ricostruzione.

Ma agli annunci ancora non fanno seguito i documenti, magari si tratta di tempi tecnici, e il decreto che, è stato assicurato, ha firmato il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera, ancora non è disponibile sul sito Internet del ministero. Che però elenca già altri decreti più recenti, facendo sorgere qualche dubbio.

Nel frattempo si è riaperto il dibattito che vorrebbe allargare il perimetro della misura dal solo Comune dell’Aquila a una parte delle zone circostanti, i più oltranzisti dicono anche tutto il “cratere”.

E poi c’è l’ultimo allarme, quello lanciato dal segretario di Apindustria L’Aquila, Massimiliano Mari Fiamma, e smentito da nessuno, per il quale l’abbattimento del 60 per cento delle tasse sospese da restituire potrebbe essere fatto rientrare come un “aiuto di stato” e quindi pescato proprio dal plafond di 90 milioni, sottraendo preziose risorse alla crescita.

IL DOPPIO ANNUNCIO, “DECRETO FIRMATO” MA NON SI VEDE

Lo scorso 12 giugno, in conferenza stampa, a sorpresa Barca aveva rotto il silenzio sulla misura da 90 milioni che dovrebbero essere distribuiti in forma di sgravi a circa 500 Pmi a colpi da 200 mila euro ciascuna.

“Ho l’autorizzazione ad annunciare da parte del ministro Passera, con cui ho parlato 20 minuti fa, il provvedimento per gli interventi per 90 milioni con procedura automatica e ordine cronologico del ‘de minimis’ a sostegno dello sviluppo delle attività economiche del territorio”, aveva detto Barca.

Un annuncio ribadito e rafforzato solo tre giorni dopo, prima di un evento pubblico a piazza Duomo: “Il decreto è stato firmato”, la conferma.

Da allora, però, non se n’è saputo più nulla, né da parte della governance locale, Comune dell’Aquila e commissario per la ricostruzione, né tantomeno dalla controparte romana, ministero e ministro stesso.

A oggi, oltretutto, non è stato ancora pubblicato alcun decreto sul sito web del ministero dello Sviluppo economico, dicastero di cui Corrado Passera è titolare e che ha in capo la faccenda ‘de minimis’.

Eppure, ci sono due decreti ministeriali, uno del 5 giugno sulle scorte obbligatorie di prodotti petroliferi e uno del 27 sul tasso di rivalutazione delle agevolazioni alle imprese. Dov’è il decreto per L’Aquila?

COME FUNZIONA IL ‘DE MINIMIS’

Anticipando il contenuto del decreto del Mise, Barca ha ricordato i noti capisaldi del provvedimento: “un plafond di 90 milioni” e “per ogni impresa che se ne avvale, un massimo cumulativo di 200 mila euro” in tre bilanci, ossia in tre anni.

“A questo aiuto – ha snocciolato – si può accedere o attraverso esenzione delle imposte sui redditi Irpef e Ires totale per i primi cinque anni e parziale per i successivi fino al quattordicesimo; oppure per esenzione Irap per cinque periodi di imposta; o ancora per esenzione Imu fino all’anno 2012, cioè questo; oppure con esonero del versamento dei contributi Inps e Inail sulle retribuzioni dei dipendenti, totale per i primi cinque anni e parziale per i successivi”.

Sono previste due riserve. “Una del 20 per cento per nuove imprese e una del 10 per cento per il centro storico”, ha concluso il ministro.

IL DILEMMA DEI CONFINI DEGLI AIUTI

La questione geografica è stata posta da più di un interlocutore, di recente il coordinatore provinciale del Popolo della libertà Alfonso Magliocco.

La zona franca, secondo la delibera del Cipe del 13 maggio 2010, era relativa al solo territorio comunale dell’Aquila.

Così è stata notificata e quindi richiesta all’Unione europea, e le cose non sono cambiate quando per non perdere i 90 milioni si è alzata la bandiera bianca sulla Zfu, abbandonando la misura di aiuti comunitaria e adottando quella statale del ‘de minimis’, che non è ritenuta così impattante da influenzare la concorrenza (di qui l’appellativo di ‘mignon’).

In attesa di leggere il decreto di Passera, il dibattito resta aperto, soprattutto portandolo dall’astrazione delle carte ai possibili, futuri, concreti casi di specie.

Possibile che un’azienda di Sassa, frazione dell’Aquila, possa godere di sgravi per 200 mila euro, mentre una che si trova a poche centinaia di metri, dentro i confini di un altro comune, quello di Scoppito, ne sia esclusa?

IL RISCHIO DI UTILIZZO PER ABBATTERE LE TASSE

“L’Inps – ha svelato Mari Fiamma – ha affermato che esiste un tavolo nazionale tra lo stesso Ente, l’Inail e i ministeri del Tesoro e del Lavoro che si sta occupando delle modalità di interpretazione dell’abbattimento del 60 per cento di tasse, tributi e contributi avvenuto nell’area ‘cratere’ e che l’orientamento sarebbe quello di interpretare tale agevolazione come ‘aiuti di Stato’”.

“Va da sé – ha aggiunto il segretario Apindustria – che tale interpretazione costituirebbe per le imprese coinvolte non solo un’ulteriore beffa, ma un serissimo danno economico perché vorrebbe dire che quanto non versato sarà invece considerato proprio nell’ambito del de minimis, 200 mila euro in un triennio, e quindi nei citati 90 milioni che invece dovrebbero favorire la ripresa”.

Forse è solo un brutto sogno, lo storno dei fondi per la ripresa allo scopo di abbattere le tasse. Ma la sveglia ancora non è arrivata.