L’AQUILA – Il toto-presidente su chi sia il prossimo capo del governo è un dato tutto sommato trascurabile per gli aquilani e i cittadini del resto del “cratere” che, invece, hanno concentrato tutte le attenzioni sul futuro ministro della Coesione territoriale, cioè colui che probabilmente raccoglierà l’eredità di Fabrizio Barca come “inviato speciale” del governo per la ricostruzione.
È molto difficile, infatti, che l’attuale titolare titolare del dicastero di Largo Chigi e neo-iscritto al Pd possa conservare il suo posto, soprattutto dopo l’endorsement pro-Stefano Rodotà per il Quirinale che l’ha collocato di diritto tra gli esponenti di partito contrari all’accordo con il Pdl e al governo di larghe intese.
A conti fatti il nuovo “premier del cratere”, come si definì Barca in un’intervista ad AbruzzoWeb, sarebbe il quarto interlocutore istituzionale in altrettanti anni: il primo è stato l’ex capo della Protezione civile nazionale Guido Bertolaso, poi il presidente della Regione, Gianni Chiodi, in qualità di commissario per la ricostruzione, quindi Barca e ora il “mister X” la cui identità deve essere ancora svelata.
L’IPOTESI BOCCIA
Il nome più ricorrente per la sua successione è quello del deputato Francesco Boccia, per due volte sfidante sconfitto dal leader di Sel, Nichi Vendola, alle primarie per la scelta del candidato governatore pugliese del centrosinistra.
I due, al di là dell’opposta prevenienza geografica, Barca è torinese, hanno diversi punti in comune: entrambi economisti e con formazione post-laurea anglosassone, uno a Londra (Boccia), l’altro a Cambridge.
Ma le coincidenze non finiscono qui: sono stati tutti e due altissimi dirigenti dello Stato, con il pugliese che, addirittura, è stato per due anni, dal 2006 al 2008, capo del dipartimento per lo Sviluppo delle economie territoriali (Diset), poltrona attualmente occupata da Aldo Mancurti, braccio destro di Barca e titolare della gestione post-commissariale della contabilità in precedenza assegnata a Chiodi.
Entrambi, poi, hanno dato alle stampe pubblicazioni sui temi della finanza pubblica, del federalismo e del Mezzogiorno.
Gemelli (di carriera) separati alla nascita, verrebbe da dire, se non fosse che le loro posizioni all’interno dei democrat sono decisamente distanti.
E QUELLA LETTA
Secondo alcune indiscrezioni, inoltre, il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, avrebbe posto come condizioni per la nascita del nuovo esecutivo la presenza del suo uomo più fidato, l’abruzzese Gianni Letta, che potrebbe tornare a occupare il posto come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
In quel caso L’Aquila potrebbe contare su un uomo che è stato molto presente in città soprattutto dopo che il Cav si è defilato dalla questione ricostruzione.
Un recupero in zona Cesarini di una figura di rilievo proveniente dal territorio regionale, dopo la bocciatura dell’ex presidente del Senato Franco Marini nella prima votazione per il Quirinale.
Resta un’ulteriore chance: che sia Enrico Letta a vincere la sfida a tre con Matteo Renzi e Giuliano Amato nell’indicazione del futuro premier. Certamente lo zio Gianni non mancherà di richiamare l’attenzione del nipote sull’Aquila.
L’emergenza ricostruzione messa tra i primi punti dell’agenda del governo sarebbe un segnale confortante di continuità, dopo che l’attuale esecutivo, già con le valigie in mano, ha messo all’ordine del giorno di quella che verosimilmente sarà l’ultima seduta del Consiglio dei ministri un provvedimento dal titolo “Ulteriori misure sisma Emilia e per favorire ricostruzione in Abruzzo”.
Che sia il tanto atteso decreto da un miliardo di cui si è parlato nei giorni scorsi? Ci sperano tutti. (pi.bi.)




