L’AQUILA – Il governo si affida a un tavolo tecnico aquilano per dipanare il bandolo della matassa della ricostruzione.

Per il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca e soci l’approccio con i tanti problemi dell’Aquila e del cratere si è rivelato più duro del previsto.

Conti che non tornano, soldi che finiscono, procedure che si ingarbugliano e polemiche che non si placano: sono questi gli ingredienti del ritorno alla gestione ordinaria che si immaginava salvifica e che, invece, finora non ha fatto altro che complicare la situazione.

La decisione, quindi, è stata quella di affidarsi a chi la realtà del post terremoto la conosce da vicino per avere consigli e suggerimenti e stabilire di comune accordo la strategia da seguire.

Associazioni di categoria, ordini professionali, rappresentanti sindacali e istituzionali saranno chiamati a sedersi tutti insieme in una sorta di comitato permanente che avrà il potere di indirizzare la ricostruzione e di esprimere pareri vincolanti. L’incontro si svolgerà lunedì alle 15 nella sede dell’Ance.

La prova generale si è avuta in occasione della discussione sul vademecum per la ricostruzione dell’Aquila, raccontata da questo giornale a fine ottobre, mentre la riunione che dovrebbe sancire l’avvio della collaborazione tra il governo e i protagonisti “sul campo” si terrà lunedì e sarà presieduta dal direttore del Dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali (Diset), Aldo Mancurti, braccio destro per le questioni tecniche di Barca e mini-commissario incaricato di liquidare la contabilità speciale giacente nella cassa che fu di Gianni Chiodi.

Da un po’ di settimane Mancurti gira come una trottola dalle parti del cratere, e ormai per lui L’Aquila è diventata una seconda casa, dove si fa vedere un giorno sì e uno no per concedere “audizione” ai tanti insoddisfatti della situazione, a partire dai sindaci, che l’altro giorno lo hanno tenuto incollato sulla sedia per ore a spiegarli come stanno davvero le cose.

Al suo fianco, nel tavolo tecnico, ci saranno anche i due mega-dirigenti degli Uffici speciali: Paolo Aielli, nominato per L’Aquila, e Paolo Esposito, incaricato di seguire il resto dei paesi extra-capoluogo.

Non sarà, spiegano i bene informati, una riedizione del “tavolo degli enti” voluto dall’allora sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri Gianni Letta, diventato uno “sfogatoio” dove si decideva ben poco, e che lo stesso fedelissimo dell’ex premier Silvio Berlusconi aveva più volte bacchettato per la fumosità delle discussioni, ma un centro decisionale vero, concreto.

Tanto che, si dice, addirittura avrà potere di veto se le scelte non saranno gradite.

Una delle prime proposte che Mancurti dovrà affrontare è quella relativa al passaggio dal contributo agevolato a quello diretto e in tal senso l’associazione costruttori della provincia dell’Aquila si è già fatta sentire.

Il presidente dell’Ance, Gianni Frattale, ha fatto arrivare un messaggio di questo genere al governo: “non è il metodo che conta ma che che i soldi per la riparazione delle abitazioni arrivino in 60 giorni”.

Regole e risorse certe, dunque, per uscire dall’impasse e assicurare finalmente la ripresa economica nel “cantiere più grande d’Europa” che, purtroppo, continua a marciare a singhiozzo. Giorgio Alessandri