L’AQUILA – Il Genio civile dell’Aquila è prossimo al collasso e gli effetti già si vedono sull’apertura a singhiozzo dei cantieri della ricostruzione.

Il settore della Provincia, infatti, si occupa della valutazione strutturale dei progetti e del rispetto della normativa anti-sismica, un tema sicuramente centrale per il capoluogo e i centri del “cratere”.

Agli sportelli arriva un flusso mensile di circa 1.000 pratiche e i pochi dipendenti in organico fanno fatica a smaltirle, tanto che i tempi medi di rilascio delle autorizzazioni sono passati dai 30 giorni di prassi a circa sei mesi.

Una situazione che andrà sicuramente ad aggravarsi con la fine dell’emergenza e il taglio dei precari attualmente in servizio, i 19 lavoratori di Abruzzo Engineering assegnati dalle ordinanze post-sisma del presidente del Consiglio dei ministri, che si sommano alle quattro-cinque persone già in organico prima del terremoto.

Senza contare che, con l’avvio auspicato della ricostruzione pesante all’interno dei centri storici, si moltiplicheranno le richieste di parere e, soprattutto, su murature più complicate da analizzare rispetto al classico cemento armato.

Una situazione che rischia di degenerare, come più volte ha avuto modo di sottolineare il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, che per cercare di tappare qualche buco è addirittura arrivato a distaccare presso la sede dell’Aquila funzionari provenienti dagli uffici di Avezzano e Sulmona.

A ciò si aggiunge l’entrata in vigore della legge regionale 28 del 2011, più volte rinviata ma che dalla fine dell’anno sarà efficace.

La norma prevede che le nuove costruzioni e gli interventi sul patrimonio edilizio esistente realizzati in zona ad alta e media sismicità non possono iniziare “senza la preventiva autorizzazione sismica rilasciata dagli uffici provinciali competenti per territorio”, mentre in precedenza era sufficiente il certificato di avvenuto deposito del progetto e i controlli venivano effettuati a campione. 

Se le cose non cambieranno, quindi, è lecito immaginare che ai tempi medi di esame delle pratiche di ricostruzione, già al centro di polemiche e ricorsi amministrativi, si debbano sommare quelli per ottenere il nulla osta del Genio civile.

Uno scenario che è stato solo sfiorato dalla “legge Barca” sul passaggio dalla gestione commissariale a quella ordinaria, attualmente in Senato per il voto definitivo dopo la fiducia incassata dalla Camera dei deputati.

Il maxi-emendamento prevede sì l’assunzione di 40 persone, ma saranno inserite nei ruoli del ministero delle Infrastrutture e “temporaneamente assegnato alle province interessate”, quindi anche a quelle di Pescara e Teramo: una presenza, dunque, legata alla volontà del governo di turno di richiamarli a Roma.