L’AQUILA – “Il mio auspicio è che la filiera tecnica della ricostruzione possa interfacciarsi direttamente con il progettista dei lavori, senza inutili attese, se non quelle obbligatorie”.

Punta a un deciso colpo d’acceleratore sulle procedure per avviare la ricostruzione delle case “E” fuori centro storico il coordinatore della struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana, che ieri ha fatto il punto intervenendo alla presentazione del nuovo corso per installatori di fibre e materiali di rinforzo.

Pungolato dai cronisti sui ritardi denunciati nel trattamento delle pratiche nella trafila Cineas, Reluis, Fintecna, l’architetto ha risposto seraficamente che “imparare a velocizzare, come chiesto giustamente dal Comune dell’Aquila, è un compito nostro”.

Un’accettazione delle critiche preceduta, però, da una stoccata a colpi di numeri.

“Delle famose 2.700 pratiche presentate – ha snocciolato- in 1.190 casi si attende un’integrazione della documentazione, con ritardi anche di due anni. In altri 490 casi c’è un problema di limite di convenienza, infine altre 600 sono all’attenzione della filiera”.

Fontana ha poi ribadito che, per lui, “con la lettera aperta di Chiodi e gli undici atti in risposta alle 17 criticità tecniche la ‘cassetta degli attrezzi’ è completa, anche se nuove situazioni, ma di dettaglio, di sicuro verranno”.

Si è parlato anche di proroga del termine del 30 giugno per la presentazione dei progetti, ma Fontana ha dribblato le polemiche, non prendendo posizione.

“Gli ordini faranno una valutazione interna e quando arriverà la richiesta si deciderà al tavolo istituzionale. Non dimentichiamo, però – ha concluso – che c’è un interesse contrapposto, quello del rientro veloce della gente”.

Sul tema della proroga più sibillino il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, che ha sbottato che “gli ordini dovrebbero piuttosto pensare a varare un loro codice etico interno per il numero di pratiche”. (alb.or.)