L’AQUILA – Il Consiglio di Stato boccia l’ennesimo ricorso e si avvicina sempre più il sospirato sblocco, previsto per dicembre, ai lavori di ricostruzione di palazzo dell’Emiciclo dell’Aquila, sede del Consiglio regionale.
Un’opera da 14 milioni di euro che ha già cambiato più di una volta la ditta aggiudicataria, allungando i tempi di 2 mila giorni persi.
Mentre i giudici amministrativi di secondo grado hanno ribadito il loro no ai ricorrenti, il raggruppamento di imprese composto dalla romana Sac e dall’aquilana Iannini, i tecnici del Consiglio regionale stanno validando il progetto definitivo presentato dalla vincitrice, la ditta aquilana Rosa Edilizia, in associazione temporanea con Ricci Guido Srl ed Elettroidraulica Silvi Srl.
Un progetto che diverrà esecutivo per ricevere poi tutte le autorizzazioni, compresa quella del Genio civile, ufficio che versa attualmente in fase di stallo a causa della riforma delle Province, come già svelato da AbruzzoWeb.
Superato quello scoglio, secondo fonti del Consiglio regionale il cantiere sarà pronto per essere aperto, verosimilmente in inverno pieno, ma la brutta stagione non fa temere perché una grossa parte dei lavori iniziali dovrebbe avvenire all’interno e addirittura sottoterra, visto che verrà scavata una nuova sala conferenze e concerti sotto il piazzale principale del colonnato.
Per essere certi al 100% si attende il giudizio di merito in Consiglio di Stato del 16 dicembre, ma la recente ordinanza che ha dichiarato inammissibile un ricorso perché presentato su aspetti già valutati, fa pensare in Regione a un probabile ok definitivo.
Sac-Iannini avevano presentato un’istanza di revoca dell’ordinanza con cui, lo scorso 16 luglio, proprio il Consiglio ha sospeso d’urgenza l’esecutività di una sentenza del Tar del marzo precedente.
Una decisione che ha sostanzialmente sbloccato i lavori perché ferma l’accoglimento del ricorso del raggruppamento Sac-Iannini che aveva portato all’annullamento dell’iniziale aggiudicazione dei lavori a Rosa e gli altri.
Gli avvocati di Sac-Iannini, Valentino Vulpetti e Cinzia Scopano, avevano chiesto di ripristinare quanto deciso dal Tar, facendo tornare valido l’annullamento dell’aggiudicazione a Rosa, oppure, in subordine, di sospendere l’efficacia dell’aggiudicazione definitiva impugnata e soprattutto avevano chiesto l’inibitoria all’eventuale stipula o esecuzione del contratto, insomma che non cominciassero i lavori.
IL NO DEL CONSIGLIO DI STATO
Ma l’organo di secondo grado della giustizia amministrativa ha detto no, dichiarando inammissibile il ricorso in una nuova ordinanza di tre pagine.
Rispondendo alle contestazioni, si spiega poi che “la formulazione ‘prosecuzione dei lavori’, impiegata nel testo dell’ordinanza, va intesa in senso estensivo quale ‘prosecuzione del procedimento di appalto’” e per questo “l’ordinanza non risulta affetta da errore”.
Ma soprattutto, si fa notare, i motivi dell’istanza “reiterati dalle stesse società con la memoria del 7 luglio 2015, ricadevano già nel fuoco del thema decidendum valutato dalla sezione in occasione dell’ordinanza n°3233, che è stata emessa il successivo 17 luglio”.



