L’AQUILA – Imprese edili che parlano male dei loro colleghi per fare fuori la concorrenza nella giungla degli appalti della ricostruzione privata post-terremoto del 2009 all’Aquila e nel “cratere”. In modo scherzoso, ma non troppo, quello che va per la maggiore in questi ultimi tempi lo si può chiamare “metodo Sant’Agnese”, in ossequio alla santa protettrice delle “malelingue” e della maldicenza, la cui venerazione goliardica si rinnova a L’Aquila ogni 21 gennaio.
A svelare il meccanismo ad AbruzzoWeb è un imprenditore che ne è stato vittima, e che spiega anche come rimanga troppo alta la discrezione e l’influenza nella scelta della ditta dei presidenti dei consorzio e amministratori di condominio, il cui operato, in alcuni casi, è già stato attenzionato dalla magistratura.
L’imprenditore, manco a dirlo, preferisce rimanere anonimo, ma sta raccogliendo prove per presentare anche lui un esposto alla procura della Repubblica, sentendosi “danneggiato dal gioco sporco che si pratica in alcuni casi nella penombra degli appalti della ricostruzione”.
“A decidere, come noto, l’assegnazione dei lavori, sono le assemblee dei condomini che, con il voto a maggioranza, devono scegliere tra le varie offerte – spiega l’imprenditore – Ebbene, è capitato più volte, e non solo a me, che i cittadini vengano contattati da persone che cominciano a mettere in opera una vera e propria ‘macchina del fango’. Cominciano, insomma, a parlar male di questa o quella ditta, mettendo in giro voci del tutto inventate sulla scarsa affidabilità e serietà, mettendone in dubbio la solidità economica. Addirittura, rivelando problemi che queste ditte avrebbero con la giustizia”.
Un tarlo del sospetto molto efficace, che condiziona le scelte dell’assemblea e le orienta su altre ditte risparmiate dal pettegolezzo. Il che significa, per la ditta “vittima”, perdere milioni di euro di appalti, senza avere la possibilità di far valere le sue ragioni. Anche perché, cosa altrettanto nota, gli appalti della ricostruzione privata sono finanziati da soldi pubblici, ma vengono assegnati con trattativa privata, senza una vera gara di evidenza pubblica, con tutti i meccanismi di tutela della concorrenza, per quanto farraginosi e spesso capaci di bloccare e ritardare i lavori, a seguito di ricorsi e contenziosi.
“Io ho subìto delazioni pesanti e del tutto inventate e ho intenzione di denunciare tutto – prosegue l’imprenditore – Il problema, però, temono i miei legali, è che non sarà facile trovare testimoni, visto che comprensibilmente i cittadini non hanno nessun interesse a compiere azioni che potrebbero rimettere in discussione le scelte fatte e bloccare la ricostruzione della loro abitazione. E poi comunque l’appalto non l’otterrò, perché i tempi della giustizia sono molto più lunghi di quelli della ricostruzione”.
E non è tutto, anche questo interlocutore denuncia l’operato, a volte opaco, dei presidenti dei consorzi, che nell’ambito della ricostruzione privata post-sisma abruzzese hanno acquistato un ruolo chiave, e in molti casi hanno accumulato favolose fortune economiche essendo retribuiti con una percentuale dell’importo dei lavori milionari.
Come confermato dalle recenti inchieste giudiziarie, la parte del leone la fanno i presidenti e amministratori di condominio nel determinare l’affidamento degli appalti a questa o a quella ditta. In cambio, è emerso in alcuni casi, di regalie e utilità. Benefit “coperti” da alcune imprese, gonfiando i danni effettivi dell’edificio da ristrutturare, d’intesa con progettisti compiacenti.
Ma non è tutto, l’imprenditore svela un altro subdolo metodo per favorire la ditta amica. “I presidenti di consorzio hanno margini di discrezionalità molto alti. Faccio un esempio che posso documentare: per condizionare la scelta dell’assemblea, alcuni presidenti imbastiscono un vestito su misura della ditta che vogliono favorire – spiega l’imprenditore – Convincono gli inquilini a porre come condizione della scelta requisiti che pure non sono previsti dalle normative, come per esempio fatturati, numero di dipendenti, portafoglio di lavori effettuati ben superiore a quello che sarebbe necessario. La necessità di scegliere ditte che hanno competenze molto specifiche, se non uniche. E in questo modo vengono fatti fuori tutti i concorrenti, visto che, putacaso, quei requisiti ce li ha una sola impresa, quella che poi sarà inevitabilmente scelta”.
E per chi si sente vittima di concorrenza sleale, anche in questo caso, c’è ben poco da fare.
Un problema che aveva già sollevato a questo giornale Paolo Tella, presidente del Consorzio di imprese L’Aquila 2009 e consigliere Cna L’Aquila. “Se pure si verificano procedure dubbie all’interno delle assemblee dei proprietari, che assegnano lavori milionari – aveva denunciato – non esistono supporti e organi di consulenza gratuiti da parte degli organismi istituzionali, a cominciare dagli uffici speciali per la ricostruzione e dai Comuni, a beneficio della stragrande maggioranza dei cittadini proprietari che non hanno competenze su complesse tematiche amministrative. che aiutino preventivamente a vigilare sulla correttezza dell’operato di presidenti e progettisti, ed evitare abusi e furbate”.
Unica possibilità è quella di rivolgersi alla giustizia ordinaria, con costi e tempi che, però, spesso sono da soli un potente dissuasore, tenuto conto molti cittadini un avvocato non possono permetterselo, per sostenere cause che possono durare anni, sperando in una sentenza destinata ad arrivare a casa già ricostruita e giochi oramai belli che conclusi.



