L’AQUILA – Alla vigilia del convegno “L’Italia non può perdere L’Aquila. Le Obiezioni, le Prospettive”, che si è tenuto a Roma, nel Teatro dei Dioscuri, lo scorso 19 gennaio, la presidente dell’associazione nazionale Bianchi Bandinelli, Marisa Dalai Emiliani, lancia un allarme sull’attuale situazione del capoluogo abruzzese.  Nell’intervento, la docente dell’Università Sapienza parla di “paralisi progettuale e operativa” e sottolinea la necessità di “restituire al più presto  le sue funzioni vitali e la sua immagine storica al centro”, mentre quest’ultimo “è soltanto puntellato e ancora invaso dalle macerie”.

Queste le parole della presidente:

“Una catastrofe come  quella che ha colpito l’Abruzzo  ci chiama in causa  come cittadini italiani e come uomini di cultura. Siamo convinti che  l’Italia non può  perdere L’Aquila, come non ci rassegneremmo all’idea di perdere Siracusa, Arezzo o Bergamo Alta o le tante altre nostre città d’arte che insieme compongono la nostra identità”. 

“L’Associazione Bianchi Bandinelli si era impegnata  un anno fa, al termine di un altro convegno, ‘L’Aquila: questioni aperte. Il ruolo della cultura nell’Italia dei terremoti’, a non far mancare  il suo contributo critico al  processo di ricostruzione e recupero dei centri del cratere.  Colpiva, allora come oggi, il deficit di strumenti culturali adeguati all’estrema gravità e complessità dei problemi da affrontare, il deficit di partecipazione democratica alle decisioni, il deficit di informazione e trasparenza. Ma il dibattito ha messo a nudo un altro persistente deficit: quello organizzativo, di cooperazione  e coordinamento tra amministrazioni, istituzioni e cittadini,  che si traduce a quasi due anni dal terremoto in una grave  paralisi  progettuale e operativa”. 

“Il confronto tra politica e cultura, erano presenti  il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, il senatore Mario Gasbarri e  il vice- presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo Giovanni D’Amico, il presidente del Consiglio nazionale dei beni culturali e paesaggistici, Andrea Carandini, è ruotato intorno a  temi cruciali quali  la gestione dell’emergenza sismica, trattata all’Aquila alla stregua di un grande evento,  a segnalare l’urgente necessità di una riforma della Protezione Civile;  o i progetti per il centro storico, per ora soltanto puntellato e ancora invaso dalle macerie, mentre i residenti sono stati dispersi con l’operazione C.A.S.E.  e forte è il rischio di una trasformazione della  città in periferia”. 

“Se la volontà  dei cittadini è di tornare nello loro case, si deve evitare che il sisma diventi un’occasione immobiliaristica e speculativa, si deve bloccare il consumo del suolo e predisporre invece progetti di recupero, restauro e risanamento conservativo, restituendo al più presto  al centro le sue funzioni vitali e la sua immagine storica, in particolare lungo i principali assi stradali. Non serve un piano di ricostruzione,  ma l’aggiornamento del piano regolatore. La linea che attualmente separa lo spazio urbanizzato dallo spazio aperto deve essere insormontabile. A loro volta, le difficoltà in cui versano le istituzioni culturali, le biblioteche, i teatri, gli enti musicali, l’Accademia  dell’Immagine, l’Università, nonostante il dato confortante della flessione molto contenuta di immatricolazioni e iscrizioni degli studenti, reclamano una condivisione di programmi e progetti finora mancata, oltre a un sostegno finanziario che invece è sempre più esiguo”.

“Infine, forte è l’allarme per il destino del patrimonio artistico,  minacciato  non solo dall’inadeguatezza delle risorse per la programmazione degli interventi di restauro, ma, nel confermato regime d’emergenza,  dal grave  conflitto di competenze tra i legittimi organi di tutela e il vice- commissario delegato ai beni culturali della Protezione Civile, conflitto che va risolto al più presto restituendo il proprio ruolo alle Soprintendenze, come promesso ma non fatto  dal ministro Bondi.  Occorre uscire dal regime di emergenza. Occorrono risorse straordinarie per tutte le strutture amministrative ordinarie, a cominciare dal Comune. All’Aquila come nell’intero Paese, legalità deve tornare a significare efficienza, non viceversa”.

ASSOCIAZIONE BIANCHI BANDINELLI.

L’Associazione “Istituto di studi, ricerche e formazione Ranuccio Bianchi Bandinelli”, fondata da Giulio Carlo Argan, ha per scopo di promuovere studi, ricerche ed iniziative attorno ai problemi della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, incoraggiando i rapporti di collaborazione fra università, istituzioni preposte alla tutela e istituti di ricerca.