L’AQUILA – “Abbiamo già concesso proroghe a chi ancora non consegna la scheda parametrica parte prima e non intendiamo concederne altre, dopo 5 anni dal sisma, per quelle frazioni e parti di città dove la ricostruzione deve partire subito, per quei casi in cui la causa del ritardo è l’inerzia il disinteresse dei proprietari”.
Risponde così l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano a quanti, in particolare professionisti, chiedono altro tempo oltre la scadenza del 5 aprile per consegnare alla scheda parametrica – parte prima dove bisogna certificare e indicare una serie di informazioni come il grado di danno sismico, le dimensioni e la localizzazione dell’abitazione, se essa è di pregio e vincolata, se si affaccia su spazi di interesse pubblico, per poter calcolare quanti soldi possono essere messi a disposizione per il progetto di ricostruzione.
Sono centinaia, infatti, le schede che, molto probabilmente, non saranno consegnate, e questo significa che non saranno erogati i finanziamenti per la ricostruzione. Un problema che riguarda soprattutto le frazioni. E l’assessore attacca anche gli studi professionali che hanno fatto “incetta” di lavori e ora non arrivano con le consegne.
La casistica è varia: ci sono seconde case per le quali non c’è interesse a ricostruire da parte dei proprietari che vivono altrove, edifici abbandonati già prima del sisma, edifici interessati da contenziosi giudiziari, tra eredi o componenti del consorzio, aggregati per cui non è stato possibile compilare la scheda parte prima, che è comunque cosa molto meno complessa rispetto al progetto esecutivo vero e proprio.
“Andrà distinto caso per caso – spiega Paolo Aielli, direttore dell’Ufficio speciale della Ricotrzuione – le uniche eccezioni possono essere contemplate per impedimenti oggettivi, relativi all’iter burocratico, di cui i proprietari non hanno responsabilità”.
Altra eccezione potrà riguardare quegli aggregati che si trovano nelle frazioni in cui secondo il cronoprogramma della ricostruzione i lavori non sono imminenti, ma scadenzati nei prossimi anni. Negli altri casi giochi chiusi: chi è dentro e dentro, chi è fuori è fuori. Ovvero, niente proroga e contributi.
Il Comune si potrà poi avvalere del potere sostitutivo, ovvero requisirà gli immobili e ricostruirà e metterà in sicurezza la facciata e e le parti comuni dell’edificio, per non creare buchi urbanistici e garantire la sicurezza e l’agibilità dell’isolato.
“I centri storici vanno recuperati nel loro insieme – insiste Di Stefano – non possiamo permetterci di avere paesi in cui case abitate e ricostruite si alternano a ruderi ed edifici che rimarranno per sempre puntellati. L’inerzia, ripeto va censurata. E ai cittadini dico: le schede parametriche – parte prima ci servono anche per quantificare le risorse economiche necessarie alla ricostruzione, per intavolare la trattativa con il governo. Ed è per questo che è importante la collaborazione, e il rispetto dei termini che ci siamo dati, anche da parte dei beneficiari potenziali dei contributi per la ricostruzione”.
E infine una bordata : “Tra i motivi della mancata consegna delle schede parametriche c’è quello di essersi affidati a studi professionali che hanno fatto incetta di progetti ben oltre la loro capacità operativa di smaltimento. Noi da questo rishio avevamo messo in guardia più di una volta”. Come dire: chi è responsabile del suo male ora non pianga se stesso.



