L’AQUILA – “Ricostruzione del centro storico lasciata al caso e all’iniziativa del singolo, senza sostegno e guida dell’Amministrazione comunale e priva di una visione d’insieme, reale e futuribile della Città”.

Il consigliere comunale della Destra, Luigi D’Eramo, ha espresso così il suo dissenso, con voto di astensione, rispetto al documento di programmazione urbanistica licenziato “tardivamente” da Palazzo Margherita e adottato oggi dal Consiglio Comunale.

“In questa riunione di Consiglio – ha proseguito il consigliere – dovevano essere invitate le rappresentanze degli ordini, delle professioni e delle associazioni con le quali confrontarci. La sinistra si riempie la bocca di partecipazione e poi non la applica mai. A distanza di tre anni dalla disgrazia avrei voluto vedere il Comune “firmare” un impegno con gli aquilani mettendo, nero su bianco, date e tempi certi”.

“Il Piano di ricostruzione – ha sostenuto D’Eramo – appare, invece, nebuloso e inefficace quando: non determina i comparti o sub-comparti autonomi, assimilando l’intera Zona A del centro storico, zona omogenea, a un unico comparto dove si interviene in assenza del Piano; nega il coordinamento tra edifici singoli e comparti, demanda alle società di gestione la programmazione delle urbanizzazioni e trascura qualsiasi problema in assenza di un Piano delle interferenze”.

“Ma anche perché – ha continuato D’Eramo – accetta supinamente la logica delle seconde case negando la ricostruzione dei centri storici (si pensi alle frazioni dove sono tutte seconde case); non tutela il patrimonio artistico e storico cittadino, in applicazione dell’Opcm 3996, perché i parametri, stabiliti nell’ordinanza, delle percentuali di concessione del contributo sopra soglia sono in base al numero dei componenti il nucleo familiare, al reddito e alla rendita. La proprietà potrebbe non avere la possibilità di intervenire o semplicemente decidere di non farlo, compromettendo il completo recupero dell’edificio in danno dell’intera collettività”.

Inoltre, per il consigliere della Destra il Piano risulterebbe inefficace anche perché, “individua il termine di presentazione delle domande di contributo entro 180 giorni dalla pubblicazione dell’atto di adozione del Piano, dovendo tener conto però della localizzazione rispetto a percorsi sicuri, della disponibilità dei servizi a rete, del livello di interferenza con altre attività nello stesso ambito”.

“Tutte queste condizioni – ha spiegato D’Eramo – sembrano derivare dal caso e non da una precisa programmazione comunale”.

D’Eramo ha aggiunto che il Piano, “non chiarisce, nel caso della proprietà mista pubblico-privata, a quali finanziamenti può accedere la parte pubblica. Cosa accadrebbe se il pubblico rappresentasse la minoranza di un aggregato e il privato facesse valere la sua posizione di dominanza sulla conduzione degli affidamenti, degli appalti e dei lavori che vedono, per la parte privata, la possibilità della concessione del contributo?”.

In ultimo, secondo D’Eramo, il Piano non sarebbe valido perché “individua come priorità la facilitazione del rientro nelle abitazioni e favorisce, ove possibile, ‘la diretta e libera azione di recupero degli edifici danneggiati’ a determinate condizioni. Ciò non è coerente con lo spirito del Piano visto che incoraggia il recupero di singoli edifici, avulsi da una coordinamento d’insieme”.

“A mio avviso – ha concluso D’Eramo – la ricostruzione per parti della Città, con il coordinamento degli interventi, consentirebbe di avere un disegno complessivo. Lasciare all’iniziativa non coordinata del singolo la ricostruzione significa rinunciare a un’idea nuova dell’Aquila, a un luogo urbano nuovo dove trovino soluzione gli annosi problemi che hanno sempre costituito il nodo della riqualificazione urbana del centro storico”.