L’AQUILA – “Il denaro previsto per la ricostruzione dalla legge di stabilità non serve a niente: A causa dell’incapacità di Cialente e del suo rifiuto a voler collaborare, la città dell’Aquila è passata nel dimenticatoio e si continua ancora a giocare con i soldi del 2009”.

Lo ha detto il leader dell’opposizione nel Comune dell’Aquila, Giorgio De Matteis, nel corso dell’incontro con la stampa sul tema delle problematiche relative ai fondi per la ricostruzione post-sisma.

Si tratta più precisamente degli 1,8 miliardi, di cui 1,2 reperiti con l’aumento delle imposte di bollo e 600 inseriti nella stessa norma finanziaria, che dovrebbero andare a coprire almeno la prima ricostruzione del “cratere” ma che, a detta della minoranza, “non basteranno nemmeno a pagare nemmeno i cantieri aperti precedentemente”.

“Ci troviamo in una situazione di gravità assoluta – ha continuato De Matteis – Gli stessi numeri del responsabile dell’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila Paolo Aielli, per cui 900 milioni di lavori sarebbero già pronti a partire, sono incontrovertibili. Il problema sta però nel fatto che con il denaro previsto dalla legge si stabilità non riusciremo a pagare nemmeno i lavori cominciati”.

Secondo Gdm, infatti, i 497 milioni previsti per il 2014 dalla legge di stabilità non solo non copriranno nemmeno le prime spese, ma “non sono altro che la somma corrispondente a quel denaro che la città dell’Aquila sapeva già di dover ricevere”, insomma niente di nuovo.

Presenti all’incontro anche i consiglieri di minoranza al Comune dell’Aquila Emanuele Imprudente (L’Aquila città aperta) e Daniele Ferella (Tutti per L’Aquila) che non hanno esitato a sottolineare la “poca credibilità di cui gode in Senato il capoluogo abruzzese”.

“La legge di stabilità – ha affermato Imprudente – ha sottolineato come il ministro Trigilia sia completamente disinteressato all’Aquila. Bisogna purtroppo prendere atto del fatto che tutto ciò che ci viene detto è vuoto di contenuti in quanto ci troviamo in una situazione drammatica in cui soldi per la ricostruzione sono finiti da tempo”.