L’AQUILA – “Il Comune deve organizzare una propria una struttura tecnica di missione, (Stm), per la ricostruzione dei centri storici dell’Aquila”.
Questa mattina i consiglieri comunali Enrico Verini (Fli), Angelo Mancini (Idv) ed Enrico Perilli (Prc) hanno depositato una proposta di delibera nella quale si chiede “di non avvalersi più della Struttura tecnica di missione affidata alla direzione dell’architetto Gaetano Fontana, ma di dotarsi di una efficiente struttura, qualificata e in sintonia con le esigenze reali del territorio, affinché inizi la vera ricostruzione dei centri storici del capoluogo abruzzese, secondo criteri di partecipazione, condivisione e responsabilità dei soli soggetti portatori di interessi legittimi, cioè dei cittadini aquilani e dei loro rappresentanti istituzionali”.
Oltre ai tre consiglieri comunali Verini, Mancini e Perilli, che in una conferenza stampa hanno illustrato l’iniziativa, la proposta di delibera ha trovato d’accordo anche Fabio Ranieri (Pd), Gianni Padovani (Socialisti Riformisti) e Maurizio Leopardi (ex candidato sindaco del centrodestra).
Insomma la proposta è bipartisan e quindi dovrebbe trovare via libera in Consiglio comunale, dopo il passaggio alla Seconda Commissione consiliare.
“La nostra proposta di delibera – spiega Verini – è una rottura dal sistema che di fatto sta bloccando la ricostruzione dei centri storici cittadini”.
Per Verini “l’80 per cento degli immobili nei centri storici sono da restaurare. Non comprendo a che cosa servono i piani di ricostruzione che si possono attuare solo ad alcune zone, come Campo di Fossa e via Roma”.
Il consigliere comunale di Fli prosegue affermando che “prima di fare una valutazione sui compiti dell’architetto Fontana ho aspettato due anni e ho potuto constatare che il suo lavoro è servito solo a rallentare sempre di più la macchina operativa. Ha solo rinforzato la burocrazia e basta”.
Affidando la Stm al Comune “i cittadini – spiega Verini – avranno un vero punto di riferimento e non come attualmente che non sanno a chi rivolgersi”.
Insomma si vuole elaborare un nuovo modello di ‘governance’ che restituisca al Comune il primato e le responsabilità che gli competano.
Inoltre Verini mette sul banco degli imputati anche il presidente della Regione nonché commissario delegato alla ricostruzione, Gianni Chiodi.
“Deve dimettersi da commissario in quanto non conosce la vera realtà dell’Aquila. È una persona avulsa al capoluogo. Il delegato alla ricostruzione deve essere il primo cittadino dell’Aquila, anche se Massimo Cialente è colpevole del fatto che ha lasciato dall’inizio tutto in mano ad altri”.
Angelo Mancini aggiunge che “probabilmente per la ricostruzione dei centri storici la città si dovrà affidare al sistema della chiesa. È sotto gli occhi di tutti che in piena ‘zona rossa’ ieri ha preso il via il cantiere per la ricostruzione della chiesa di San Biagio, mentre i cittadini non possono entrare nelle loro abitazioni che magari sono state catalogate ‘B’”.
Dello stesso parere Perilli: “Il nostro si può definire un atto rivoluzionario, perché il Comune si deve appropriare dei processi della ricostruzione fino ad arrivare ai poteri di Chiodi”.
Verini, Mancini e Perilli si sono trovati d’accordo nell’affermare che “questa lunga burocrazia potrebbe essere dovuta anche dal fatto che non ci siano le risorse economiche. Va ricordato, pero, che alla cassa deposito e prestiti ci sono depositati un miliardo e 500 milioni di euro che sono avanzati dalla ricostruzione leggera e ai quali si possono aggiungere i due milioni di euro tanto decantati dal governatore Chiodi. Con queste cifre si possono far partire subito i primi lavori dove è possibile. In questi giorni si parla molto di Santa Maria di Farfa e della Villa Comunale, ma di concreto non si fa nulla”.
Mancini conclude affermando. “Dobbiamo dare un segnale positivo ai cittadini in quanto sono numerosi quelli che sono indecisi a trasferirsi altrove, ma vedendo che sono iniziati i lavori nei centri storici potrebbero rimanere all’Aquila”.
A margine della conferenza stampa Mancini ha criticato l’ultima ordinanza di Chiodi, la numero 35 dello scorso 10 gennaio, “invece di trovare un sistema per velocizzare gli intoppi per le abitazioni della categoria ‘B’, si allungano i tempi. Nei prossimi giorni illustreremo le inesattezze di questa ordinanza”.
La nuova ordinanza prevede che in corso d’opera di restauro degli alloggi della categoria ‘B’ vengano scoperti problemi strutturali, devono essere composte delle commissioni ai quali facciano parte l’ordine degli ingegneri e altre categorie, ma “in questo modo si complicano sempre di più le cose e si allungano i tempi”. (s.cas.)






