L’AQUILA – Sul “concorsone” rischia di abbattersi una valanga di ricorsi dei precari della ricostruzione.

Sono scaduti ieri termini per la presentazione delle domande di partecipazione all’avviso pubblico per l’assunzione di 300 persone da impiegare in comuni, province, Regione e ministero delle Infrastrutture che, a vario titolo, si occuperanno di ricostruzione.

Due settimane fa, a una prima ricognizione, erano circa 3 mila le candidature arrivate e c’è da scommetterci che, in questi ultimi giorni, la cifra sia cresciuta a dismisura.

Saranno 17.042 gli aspiranti, che arriveranno da tutta Italia, considerato che sarà uno degli ultimi concorsi pubblici con così tanti posti a disposizione.

La cosa, però, ha agitate le acque tra i circa 600 lavoratori a tempo determinato o con contratto di collaborazione che da tre anni e mezzo a questa parte sono impiegati presso le ex strutture commissariali, la Provincia e il Comune dell’Aquila e negli uffici dei centri del cratere.

Stando a quanto emerso nelle scorse settimane, sembra certo che i primi a rivolgersi alla giustizia amministrativa saranno proprio i precari dei comuni, con un folto gruppo che già si sarebbe rivolto a studi legali molto qualificati. Dal loro punto di vista è necessario salvaguardare e tutelare le professionalità acquisite nel post sisma.

Altro punto su cui il ricorso dovrebbe basarsi è il riconoscimento da parte di alcuni lavoratori di aver già sostenuto e vinto una procedura concorsuale, mentre altra carta da giocare sembra anche possa essere quella legata all’aspetto economico, legato al concorso rispetto alle proroghe, che comporterà inevitabilmente aumento di costi per le nuove procedure che ci saranno.

Un secondo ricorso dovrebbe essere quello che potrebbero presentare i precari della ex Ufficio coordinamento ricostruzione (nato dall’accorpamento della Struttura tecnica di missione con quella per la gestione dell’emergenza) i quali incentreranno anche loro un ricorso sulla specificità delle loro mansioni, legate ad una struttura “ad hoc” quali quelle del commissario, soprattutto per il lavoro fatto in raccordo con la filiera Cineas-Reluis-Fintecna.

Un altro, invece, è quello annunciato dal sindacato Uil relativo alla legge sulla mobilità legata all’utilizzo delle graduatorie già in essere rispetto a quelle richieste dal bando, nonché sulla mancata concertazione, obbligatoria per legge. Sulla stessa linea della Uil si stanno muovendo anche le altre sigle sindacali.

A impugnare il concorsone ci sarebbero poi anche i precari della Provincia dell’Aquila, i quali oltre al discorso della mancata mobilità, già preso in considerazione dall’azione della Uil, concentreranno la loro azione giudiziaria sul fatto che nel bando non gli viene riconosciuta la riserva di posti come per gli altri precari del sisma.

Probabilmente dalle parti del governo hanno fiutato l’aria turbolenta e siccome il rischio di uno slittamento dei tempi delle selezioni e della nomina dei vincitori è più che un’ipotesi, ecco perché Aldo Mancurti, direttore del dipartimento per lo Sviluppo delle economie territoriali, uno dei più stretti collaboratori del ministro per la Coesione Fabrizio Barca ha paventato l’ipotesi di ricorrere a una proroga dei precari e della filiera Fintecna-Cineas-Reluis per continuare a esaminare le pratiche della ricostruzione.

Sempre ammesso che arrivino i soldi sperati, visto che la casella dei finanziamenti messi a disposizione da Cassa depositi e prestiti segna un laconico zero.(g.a.)