L’AQUILA – Ricostruire in tre dimensioni la storia dei monumenti aquilani secolo dopo secolo in una sorta di tour virtuale nelle varie evoluzioni storiche della città, come già accaduto per Venezia.

Questo il progetto ambizioso presentato oggi nella sede comunale di Villa Gioia, nato da un accordo tra Università dell’Aquila e Comune.

L’idea era nata una decina di anni fa all’interno del dipartimento di Archeologia e Storia antica dell’Ateneo aquilano. A lanciarla Fabio Redi, professore ordinario di Archeologia medievale, e doveva rientrare nei progetti celebrativi del 750° anniversario della fondazione del capoluogo (2004).

“È uno strumento importante che mettiamo in mano agli amministratori locali. Non si tratta di ricostruzioni di fantasia ma basate su elementi concreti che la storia ha lasciato come segni ancora leggibili del passato”, ha commentato Redi.

L’obiettivo del lavoro realizzato da Redi in collaborazione con un folto gruppo di lavoro della facoltà di Lettere, è la presentazione di monumenti significativi del centro storico dell’Aquila e  non solo, nella loro storia. Le strutture vengono rese fruibili in tre dimensioni, permettendo un viaggio virtuale dello spettatore all’interno di capolavori dell’architettura locale.

L’aspetto forse più importante del progetto è rappresentato dalla ricostruzione della stratigrafia degli alzati, secondo le modalità proprie degli studi archeologici, dando così la possibilità di conoscere la vita della città, la sua evoluzione, la sua crescita nel corso della storia.

Il progetto appare particolarmente significativo oggi, dal momento che la stragrande maggioranza delle opere sono inaccessibili perché rese inagibili dal sisma del 6 aprile 2009. Il tour virtuale all’interno degli edifici di edilizia sacra e civile apre così alla conoscenza più intima del patrimonio culturale non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per il grande pubblico.

All’evento hanno partecipato, oltre al docente, anche il sindaco, Massimo Cialente, e l’assessore alla Cultura Stefania Pezzopane.

Dopo il terremoto, infatti, il progetto è stato convenzionato dal Comune, che ha colto l’occasione per fare sua un’iniziativa che può avere riscontri importantissimi non solo dal punto di vista squisitamente culturale e turistico, ma sopratutto nell’ambito dei lavori di ricostruzione.

“Questo progetto – ha commentato Cialente – risponde all’esigenza di presentare al grande pubblico L’Aquila per incentivare le donazioni, in particolare per la ricostruzione di edifici che non godono di finanziamenti certi”.

“Per questo scopo – ha aggiunto – era nato il sito ‘Noi L’Aquila’, seppure con grandi difficoltà tecniche. Finché abbiamo scoperto che sul territorio c’era una grande miniera: l’Università e il gruppo del professor Redi che ci ha fatto questo immenso dono”, ha concluso.

L’assessore Pezzopane ha invece insistito sul valore di “banca dati” che tale iniziativa mette a disposizione del Comune e del suo “scopo divulgativo per il grande pubblico e non solo per gli addetti ai lavori”, auspicando un coinvolgimento nell’iniziativa del vice commissario alla Ricostruzione dei beni artistici, Luciano Marchetti.

“Questo progetto – ha detto l’assessore – ha come primo obiettivo la conoscenza storica della città ma anche un turismo intelligente, volto alla conoscenza e non più ai ‘tour delle macerie’. Oltretutto quest’idea potrebbe avere conseguenze importanti in particolare ai fini della candidatura dell’Aquila a Capitale della cultura 2019”.

In conclusione il primo cittadino, la Pezzopane e Redi hanno auspicato la realizzazione di “lavori di indagine capillare su tutto il suolo della città, da effettuare per mezzo di una collaborazione tra architetti, ingegneri, geologi, archeologi e amministratori locali, finalizzati alla grande ricostruzione”. (l.b.)