L’AQUILA – “La verità è che a Roma non abbiamo più contatti, il telefono risponde a vuoto, non c’è nessuno che si sieda a tavolino”.
Dopo lo smantellamento della governance e una visita del presidente del Consiglio di cui si sono perse le tracce, il Comune dell’Aquila riscatena la guerra contro il governo nazionale.
Dopo Enrico Letta, stavolta il bersaglio del sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, è Matteo Renzi, attraverso passaggi formali e dichiarazioni informali.
Tra i primi la lettera che Cialente ha inviato a tutti gli interlocutori possibili dell’Unione europea, ma non direttamente al premier, chiedendo di nuovo che le spese di investimento sulla ricostruzione aquilana non vengano conteggiate nel calcolo del rapporto deficit/Pil al 3% come imposto dal patto di stabilità.
Una battaglia anticipata ormai anni fa da questo giornale che consentirebbe di spendere a deficit per ricostruire contraendo mutui e assicurando un canale fisso di finanziamento fuori dai rigidi paletti di spesa comunitari.
Una lettera che scavalca Renzi portando il piccolo Comune capoluogo a scontrarsi contro i colossi europei, destinatari della missiva: il neo presidente della commissione, Jean-Claude Juncker, i capi di Stato e di governo, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi e così via.
Tra i destinatari italiani non c’è il primo ministro, ma solo il sottosegretario di palazzo Chigi con delega agli affari europei Sandro Gozi.
“Non è assolutamente possibile – scrive Cialente – che una regola di bilancio, un frutto di una burocrazia a volte senz’anima, possa essere più importante dell’uomo, del cittadino colpito da un dramma collettivo, del futuro di un insieme di abitanti dell’Europa Unita”.
Ma la guerra prosegue anche con delle dichiarazioni rilasciate ad AbruzzoWeb, quella sul “telefono a vuoto”, ma anche quella che evoca un “complotto”: “Chissà, nel patto del Nazzareno sottoscritto da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi c’era anche scritto anche che il Comune dell’Aquila doveva essere portato all’esasperazione, per far tornare il centrodestra al potere o per farlo commissariare”.
Toni alti da parte del primo cittadino che evocano quelli usati contro Enrico Letta e il suo ministro di riferimento sull’Aquila Carlo Trigilia, e che ricordano i tempi in cui Cialente rispedì la fascia al capo dello Stato Giorgio Napolitano (che gliela rimandò indietro) e ammainò i tricolori dagli uffici pubblici.
Tutto questo, in teoria, a soli due giorni dalla presunta visita di Renzi, “lo ha detto Luciano D’Alfonso”, dice il sindaco, non risparmiando una stilettata neanche al governatore, che ora va da ritenersi assolutamente cancellata e posticipata.
Intanto, tra l’imbarazzato e l’inquieto, il Partito democratico locale, che aveva preparato il terreno alla venuta del premier con due conferenze stampa per dettare l’agenda, studia il da farsi in frenetici incontri per trovare la quadra e una linea comune.
E Cialente ha preso spunto anche dall’approfondimento di questo giornale sui comuni del “cratere” abbandonati per un’ulteriore bordata.
“Ormai è netta la sensazione che ci stiano mollando ancora una volta. Dove i problemi sono drammatici, tutti tendono a scappare – ha commentato – Non lasciate soli gli amministratori. Cittadini, fatevi sentire. Prendete le mail dei referenti romani, fate sentire, democraticamente e pacificamente, il vostro sdegno, preoccupazione, indignazione”.
Era stata annunciata in due conferenze stampa dal Pd aquilano entro il 15 ottobre, ma sulla visita del premier, Matteo Renzi, all’Aquila, la prima dalla sua nomina, non c’è stato nessun seguito e nessuna data ufficiale.
L’agenda del presidente, peraltro, è ferma nell’aggiornamento a oggi e quindi, anche a causa dell’alluvione di Genova, naviga a vista almeno negli appuntamenti resi pubblici.
Secondo quanto si è appreso da ambienti interni al Pd del capoluogo, la visita ha molte probabilità di saltare: certamente a questo punto in questa settimana non si farà.
A tale proposito, oggi i vertici del partito hanno convocato “una riunione interna” nella quale si parlerà anche di questa vicenda.
Il Pd aquilano è molto preoccupato sulla piega che sta prendendo la questione terremoto: infatti, solo per citare qualche problema, i fondi sono terminati e per l’anno prossimo non ci sono certezze.
Inoltre la ricostruzione, intesa a livello burocratico e quindi autorizzativo, è bloccata vista la vacatio che permane dal 30 settembre scorso in seno all’ufficio speciale per ricostruzione dell’Aquila (Usra), dopo l’abbandono con un anno di anticipo del responsabile, Paolo Aielli, anche per dissapori con il sindaco, Massimo Cialente, e l’assessore alla Ricostruzione Piero Di Stefano.
Non ultimo tra i motivi di nervosismo di Cialente, l’altro nodo irrisolto della sostituzione di Giovanni Legnini, eletto alla vice presidenza del Consiglio superiore della Magistratura, come sottosegretario con delega alla Ricostruzione aquilana, figura chiave per i rapporti con Roma soprattutto per la individuazione e l’ottenimento dei fondi.
Un ruolo che avrebbe dovuto assumere la senatrice aquilana Stefania Pezzopane, insieme a Cialente e al vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, almeno secondo un’intesa benedetta dal presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, secondo la quale lo stesso Lolli, primo dei non eletti e quindi in diritto di sostituire alla Camera dei deputati il fresco presidente del Csm, ha rinunciato a favore del pescarese, un fedelissimo del governatore, Gianluca Fusilli.
“È il momento più difficile da quando il Comune ha preso in mano la governance dopo la fine del commissariamento dell’allora presidente della Regione, Gianni Chiodi, nell’agosto del 2012. C’è, infatti, un vuoto istituzionale molto pericoloso”, hanno spiegato alcuni rappresentanti del Pd.
Per denunciare l’insufficienza del fondi, lo scorso anno Cialente è arrivato a proteste clamorose come quella di restituire la fascia tricolore al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e far smontare le bandiere dalle sedi comunali. (red)
Signor Presidente, alle ore 3:32 del 6 aprile 2009, un fortissimo sisma colpiva una parte dell’Abruzzo interno e l’intera città dell’Aquila. Una città di oltre 70.000 abitanti, quarta città universitaria d’Italia e Seconda città d’Italia per numero di edifici storici vincolati dal Ministero dei Beni Culturali.
Una città con una grande storia, ricca di istituzioni culturali. Città in cui era dolce vivere. Una città simile a tante altre città europee nelle quali, pur tra le consuete difficoltà, la vita delle famiglie e dei giovani scorreva quotidianamente serena.
Il terremoto, considerando gli abitanti di tutto il cratere sismico e gli studenti universitari provenienti da altre città, provocò 309 vittime, oltre 2000 feriti e oltre 140.000 sfollati. L’emergenza fu drammatica. Per la prima volta l’epicentro distruggeva una città capoluogo di regione, cuore pulsante della vita politica ed amministrativa di una Nazione dell’Unione Europea.
Nessun edificio pubblico resistette alla forza distruttrice di madre natura, dal Palazzo del Governo a quelli di tutte le istituzioni, le sedi delle Forze di Polizia e degli stessi Vigili del Fuoco, l’ospedale e tutte le scuole di ogni ordine e grado furono distrutte.
L’Unione Europea riconobbe lo stato di emergenza prelevando dal fondo di solidarietà ben 496 milioni di euro che – solo in parte – permisero di affrontare un’emergenza che tuttora permane, poiché assistiamo ancora oltre 17.500 sfollati, nel solo Comune dell’Aquila ci siamo rimboccati le maniche e dopo le difficoltà iniziali abbiamo avviato immediatamente la riparazione delle migliaia e migliaia di abitazioni che avevano riportato danni di media entità permettendo rapidamente il rientro in casa di circa 45.000 persone nei primi 24 mesi.
Poi abbiamo avviato la ricostruzione delle case crollate o irrimediabilmente danneggiate nella periferia e avviato il recupero del grande patrimonio storico ed architettonico dei centri storici, restituendo l’alloggio ad altre 10.000 persone.
Ma adesso dobbiamo affrontare la fase più delicata, più difficile, ma la più necessaria: ricostruire i centri storici. L’Italia, alla quale l’Unione Europea ha più volte ricordato che la ricostruzione è un problema che ricade unicamente sul singolo Stato membro, stenta a trovare, in questa drammatica fase di crisi economica e strutturale, le somme ingenti necessarie alla ricostruzione della città e del suo comprensorio.
Eppure la strada ci sarebbe: andare a contrarre un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti, che in Italia dispone di ingenti risorse, o con la Bei, o con un pool internazionale di banche, assicurando così la restituzione alla nostra gente, all’Italia e all’Europa, di questo pezzo importante di territorio, una speranza di vita agli aquilani e un progetto di vita ai nostri giovani.
Operazione di mutuo che l’Italia, già ora, potrebbe agevolmente e tranquillamente onorare. Ma l’Unione Europea non permette di contrarre questo mutuo perché si sforerebbe il limite imposto dai vincoli di finanza pubblica.
Trovo ingiusto e, lasciatemi dire, disumano, che nel caso di una calamità naturale, uno Stato membro non possa chiedere, attraverso l’applicazione di regole comunque concordate, la possibilità di fronteggiare una calamità ed un’emergenza che – come tale – non è dettata da scelte politiche o mancate riforme, o quel che si vuole, ma solo da una tragedia naturale.
Credo sia ingiusto ed inspiegabile che, per coloro che come me sono cresciuti nel sogno di un’Europa unita, l’Unione Europea, nel fissare regole anche ferree di bilancio, non riesca a porsi il problema della salvaguardia dei valori e diritti di base di ogni cittadino, come quello di poter vivere normalmente e serenamente nella propria terra.
Per chi è nata questa Europa Unita a cui tutti abbiamo creduto, crediamo e vogliamo in futuro credere? Non è assolutamente possibile che una regola di bilancio, un frutto di una burocrazia a volte senz’anima, possa essere più importante dell’uomo, del cittadino colpito da un dramma collettivo, del futuro di un insieme di abitanti dell’Europa Unita.
Chiedo pertanto, ancora una volta, e a tutti chiedo il sostegno, che l’Unione Europea valuti la possibilità di recepire, nella sede e nella forma che sarà ritenuta più idonea, con l’intervento del Governo Italiano, la mia proposta di sindaco e di cittadino europeo: “in caso di calamità naturale, riconosciuta come tale dall’Unione Europea e per la quale, quindi, sono stati concessi finanziamenti del fondo di solidarietà, lo Stato membro è autorizzato a intervenire, per l’opera di ricostruzione, con finanziamenti pari al massimo 15 volte quanto finanziato con il fondo di solidarietà, senza che questo incida sul patto di stabilità. Lo Stato membro concorderà con l’Unione Europea il cronoprogramma degli interventi e quindi degli investimenti e trimestralmente rendiconterà l’utilizzo delle spese”.
Signor Presidente, signore e signori tutti, colleghi sindaci, L’Aquila sta ricostruendo con grande rigore, risparmiando su quelle che erano le previsioni di spesa, ma il fattore tempo è determinante per restituire un futuro alla comunità.
I centri storici e l’insieme delle loro peculiari funzioni culturali, amministrative ed economiche, sono l’identità dei cittadini. In quest’ultimo anno i giovani stanno andando via perché non vedono prospettive certe.
Sino ad oggi hanno accettato di vivere una vita sospesa sulle macerie, ma senza certezze di tempi non possono più costruire un progetto di vita. L’Aquila, il suo comprensorio, stanno morendo. Credo che la ricostruzione dell’Aquila, da un punto di vista economico, sia una responsabilità dell’Italia, ma da un punto di vista politico e soprattutto morale, sia una responsabilità di tutti i popoli europei.
Facciamo sì, tutti insieme, che l’Europa, in questa vicenda, possa mostrare il suo vero volto, quello in cui noi abbiamo creduto e crediamo, e che il nostro Governo vuole contribuire a costruire giorno per giorno: l’Europa dei Popoli, delle Nazioni, delle Regioni, delle Città.
Di tutti richiamo l’attenzione, a tutti chiedo un sostegno politico, a tutti, dalla mia martoriata e laboriosa Città che vuole rialzarsi, un saluto affettuoso in attesa di una risposta certa alla mia proposta.
“Chissà, nel patto del Nazareno sottoscritto da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi c’era anche scritto anche che il Comune dell’Aquila doveva essere portato all’esasperazione, per far tornare il centrodestra al potere o per farlo commissariare”.
Parole pesanti come pietre quelle rilasciate ad AbruzzoWeb dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, rivolte al governo, nel giorno in cui si diffondono rumors che vedrebbero il prossimo sottosegretario all’Economia, al posto dell’abruzzese Giovanni Legnini, diventare Vasco Errani l’ex presidente della Regione Emilia Romagna, e non, come caldeggiato qui all’Aquila, la senatrice Stefania Pezzopane. Mentre della visita di Renzi a L’Aquila annunciata in pompa magna entro 15 ottobre non si sa ancora nulla.
E ancora dopo che il capo della Protezione civile Franco Gabrielli ha risposto picche alla richiesta del sindaco di farsi carico della situazione al progetto C.a.s.e. e delle tante criticità emerse dopo il crollo di un balcone di legno, per difetti di costruzione e materiale scadente, nel quartiere post-sismico di Preturo.
Tutti segnali che Cialente a questo punto interpreta come manifestazioni di indifferenza, o addirittura di ostilità, Da cui il retropensiero complottista.
“La verità è che a Roma non abbiamo più contatti, il telefono risponde a vuoto, non c’è nessuno che si siede a tavolino. Sono 15 giorni che si attende ad esempio la nomina di un sostituto di Paolo Aielli all’Ufficio speciale della Ricostruzione – sbotta il sindaco – Non si sa più nulla della legge della ricostruzione, e nessuno discute con noi le importanti modifiche che affinamenti da inserire nel testo da approvare. O non hanno tempo, o non hanno voglia, o a questo punto si è indotti a pensare che ci sia un disegno sotto”.
E per quanto riguarda la visita di Renzi, Cialente conferma di “non sapere e ancora nulla” della visita data per imminente. E tiene e a precisare che “è stato il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ad assicurarci che Renzi sarebbe venuto entro il 15 ottobre”.
Data che poi è stata data per buona dal Partito democratico aquilano che l’ha resa nota dedicandoci una conferenza stampa.
Preoccupa anche la notizia dell’endorsement di Renzi a Errani sottosegretario. “L’ho letto dai giornali, non sapevo nulla – commenta Cialente – certo è che se si fa questa scelta, andrebbe fatto un ragionamento preventivo con Errani, che comunque è un amico”.
Infine un’altra stilettata alla Protezione civile.
“Sono un mese che ho mandato proposte per la manutenzione del progetto Case, e Gabrielli risponde che non è di loro competenza, ma io la Protezione civile non l’ho tirata in ballo per far fronte a un’emergenza, ma perché è stata lei il soggetto attuatore del progetto C.a.s.e.; chi altri dovrei tirare il ballo se mi vendono una casa presentata come ben costruita, ma che dopo un po’ cade a pezzi? Quello che sta accandendo con il progetto C.a.s.e. è uno scadalo nazionale, di cui nessuno ora si vuole assumere le responsabilità”. Filippo Tronca



