L’AQUILA – Se nei prossimi giorni il governo Letta non troverà 1 miliardo di risorse per il 2014, L’Aquila dovrà bloccare la ricostruzione per un periodo di tempo tra i 6 e i 9 mesi.
È questo l’allarme lanciato dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, nella lettera che ha inviato al presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta.
“La scorsa settimana il Cipe, con un’azione preziosa del ministero dell’Economia e della Ragioneria dello Stato – scrive Cialente a Letta – ha anticipato oltre 500 milioni di euro. Non è stato un atto facile, e di questo gli aquilani sono certamente grati. Ma, come ho spesso spiegato, e come lo stesso ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia ha comunicato al Parlamento, grazie ai dati che bimestralmente vengono trasmessi dal Comune dell’Aquila e dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione alla Ragioneria dello Stato, questi soldi saranno sufficienti a coprire le esigenze della ricostruzione solo fino a marzo, cioè al mese prossimo”.
“Con un’eventuale, ulteriore anticipazione potremmo forse arrivare fino a giugno, sottolineando che, comunque, si tratta di soldi che vanno e che andranno a finanziare unicamente progetti per la ricostruzione già approvati nel 2013”, prosegue.
“Se nei prossimi giorni il tuo governo non riuscirà a trovare il miliardo necessario per finanziare la ricostruzione per l’intero anno 2014 – scrive ancora – per la prima volta nella storia del Paese, a fronte di una tragedia quale la nostra, dovremo bloccare la ricostruzione dell’Aquila e dei Comuni del cratere sismico per almeno 6-9 mesi. Le conseguenze politiche e sociali sarebbero drammatiche. Politiche, perché l’Italia si autodenuncerebbe al mondo come incapace o impossibilitata ad affrontare il dovere, anche morale, di ricostruire una delle sue città più importanti. Sociale, perché saremmo costretti a comunicare alle Aquilane e agli Aquilani il venir meno del rispetto del cronoprogramma, sottoscritto con il precedente governo Monti, che prevede la ricostruzione della città entro il 2020”.
Cialente ribadisce che senza quei fondi, “dovremmo di fatto affermare che il completamento della ricostruzione non avverrebbe prima del 2030. Questo comporterebbe la fine di qualsiasi speranza per i cittadini di poter tornare a una vita normale e la fine della comunità – sottolinea – poiché sarebbe ancora più marcato l’allontanamento di tanti giovani da questa martoriata realtà”.
Questo, secondo il sindaco dell’Aquila, è il nodo da sciogliere: “Bloccare la ricostruzione dell’Aquila ai primi giorni di aprile, forse ai primi di luglio, o continuarla? Purtroppo non vi sono vie di mezzo. In questi giorni – aggiunge Cialente – in seguito a un avviso di garanzia all’ex vice sindaco dell’Aquila, che, peraltro (rarissimo caso in Italia), ha immediatamente rimesso le proprie dimissioni, si è scatenato un pesantissimo attacco sulla nostra tragedia e sulla ricostruzione. Attacco che ha cercato di accreditare l’immagine di una città di ‘magna-magna’, di una ricostruzione costosissima (un grande quotidiano economico, certo non per un errore, ha sparato la cifra di 60 miliardi) e per di più paralizzata”.
Il sindaco scrive al premier che “la verità è un’altra. La ricostruzione è partita, grazie a un’ottima macchina che ritengo possa essere ormai presa a esempio – assicura – Un’organizzazione che ci permette di finanziare progetti per oltre 100 milioni di euro al mese, per il solo Comune dell’Aquila. Stessa efficienza, nelle ultime settimane, è stata raggiunta anche dai Comuni e dall’Ufficio speciale per la ricostruzione del cratere che ha sede a Fossa”.
“Colgo l’occasione – conclude Cialente – per invitare il presidente del Consiglio dei ministri a venire a vedere di persona ciò che stiamo realizzando e i progetti di rilancio economico e produttivo, per i quali aspettiamo solo il trasferimento delle risorse previste”.



