L’AQUILA – Il Comune dell’Aquila “ha le idee chiare sulla ricostruzione e sullo sviluppo della città”, ma rifiuta “il ruolo di sportello obbligato a rilasciare autorizzazioni e licenze a chiunque, senza programmazioni e pianificazioni ragionate, vagliate e approvate dal Consiglio comunale”.

È la difesa del primo cittadino, Massimo Cialente (nella foto), ad alcune critiche che sono piovute sull’amministrazione da parte del vescovo ausiliare dell’Aquila, Giovanni D’Ercole, in un servizio uscito sulla Repubblica a firma di Antonello Caporale.

“Sulla questione della proprietà delle aree a suo tempo occupate per la realizzazione dei complessi antisismici e che non sono state utilizzate – spiega Cialente – ci sarà un incontro a Roma il 1° luglio, alla presenza anche del commissario per la ricostruzione. Una volta definita la vicenda del passaggio di proprietà al Comune, si decideranno gli interventi già previsti per i terreni eventualmente da destinare a opere edilizie di carattere sociale e quelli da restituire ai proprietari”.

“Quanto alle aree di proprietà della Chiesa – aggiunge il sindaco – siamo pienamente convinti di perfezionare le intese con la Curia per un loro migliore utilizzo. Se invece ci riferiamo a terreni e ad autorizzazioni di competenza comunale, è bene che si chiarisca una volta per tutte che la riprogrammazione della città non può passare per concessioni indiscriminate”.

Cialente respinge le accuse di lentezza e troppa burocrazia. “I circa cento contributi al giorno – ricorda – rilasciati dal Comune per la riparazione delle case costituiscono una chiara risposta a chi continua a insistere sulla lentezza del nostro ente, attraverso delle osservazioni stucchevoli, retoriche e infondate”.

Secondo il sindaco, “ora, però, è venuto il momento di ridisegnare la città definitiva del dopo terremoto. E ciò – aggiunge – va fatto attraverso delle regole certe: gli avvisi comunali e della struttura tecnica di missione per la ricostruzione delle case nel centro storico, pubblicati a tempo di record, ne sono una testimonianza”. Per Cialente servono anche “una pianificazione corretta, coerente e soprattutto con il confronto con la città”.

Da ultimo il primo cittadino ribadisce che “i soldi freschi, cioè quelli immediatamente utilizzabili, non ci sono. Voglio sottolineare – conclude – che non c’è alcuna incongruenza sui miei ruoli di sindaco e vice commissario per la ricostruzione. Io sono e rimango il sindaco dell’Aquila, come hanno stabilito i cittadini. Lo sono dalla fine di maggio 2007 e ancor più dall’alba del maledetto 6 aprile. Come sindaco ho un rapporto corretto e leale con il Governo, nell’interesse dell’Aquila. Se alzo la voce per rivendicare più interesse sulla nostra tragedia, non mi pongo affatto in contrasto con lo Stato, ma agisco sempre nell’interesse dell’Aquila”.